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Resistenza: Volti, storie e memorie. Si parte domani al Parco Palatucci

Saranno le “Letture sulla Resistenza. Volti, storie e memorie” ad inaugurare domani, alle 18, al parco Palatucci di Avellino, il ciclo di incontri dedicati al 25 aprile promossi dalle associazioni cittadine. In prima linea Acli, Avionica, Apple Pie,  Anpi e Arci. Il 25 aprile ci si ritroverà alle 8.30 in piazza Don Morosini “In cammino per un esercizio di resistenza”, alle 10.30, al Circolo della stampa, si presenta “Cianciulli e l’Irpinia pacifista” di Annibale Cogliano, alle 13, nella piazza di Picarelli quello che è ormai è diventato il tradizionale pranzo sociale “Fuori tutti. E’ festa d’aprile”.  Alle 18, a Palazzo Caracciolo a Forino, si presenta il libro “Lo squadrismo in Irpinia” di Cogliano.

Dall’omaggio a Cianciulli al no contro ogni forma di violenza. “La guerra è orrore, assassinio, strage perché è arresto di civiltà… perché infine è fatta sempre per il vantaggio della minoranza borghese che regge le sorti dello Stato. I giovani che si battono sui campi di battaglia, che spargono il loro sangue, che si sacrificano… muoiono per assicurare ai grandi industriali un maggior profitto, ai finanzieri e ai fornitori il triplicare delle rendite”. Così scriveva su “Il Grido” nel 1915 Ferdinando Cianciulli, pacifista socialista irpino chiamato alla leva. Originario di Montella, il dirigente socialista già nel 1911 si era schierato contro l’invasione della Libia e, riprendendo l’argomento nel 1914 al XIV Congresso del Partito Socialista Italiano, ribadì che lo strumento bellico adoperato dall’Italia contro gli Arabi, presto sarebbe stato rivolto contro il proletariato italiano. Cianciulli prefigurò persino le logiche di potenza che avrebbero contrassegnato le future relazioni internazionali: il neocolonialismo, gli interventi bellici, “umanitari” arrogantemente operati dall’Occidente per estendere il dominio geopolitico, mascherandoli da guerre umanitarie e portatrici di civiltà. Avversò gli stessi socialisti del Partito socialista riformista, compresi quelli irpini, egemonizzati dall’arianese Oreste Franza, che vagheggiavano il sogno di una conquista coloniale, terra promessa per il Riscatto del Mezzogiorno. Il rivoluzionario irpino, da fine osservatore della sua terra, sapeva bene che il riscatto del Meridione, soffocato in una dimensione arcaica, sarebbe stato possibile solo se le masse contadine e operaie fossero state in grado di spezzare le catene della miseria e dello sfruttamento, rigenerando la vita degli umili con la rivoluzione sociale. E da perfetto utopista, non smise mai di credere e lottare per la causa della liberazione umana, rendendo consapevoli della loro condizione di subalternità: braccianti, contadini, artigiani, operai. Prima con “Il Grido degli umili” (1905), poi con “Il Grido” (1910-20), l’Irpinia grazie a Cianciulli cominciò ad avere visibilità e a colorarsi di rosso: gli operai delle miniere di Tufo e Altavilla si ribellarono alle condizioni disumane delle miniere di zolfo. Lo storico Annibale Cogliano ripercorre con rigore scientifico in un saggio, Cianciulli e l’Irpinia pacifista, il pensiero pacifista e la vita del politico e intellettuale montellese, che, dopo aver ripetutamente denunciato i mandanti dell’omicidio di una maestra del suo paese natale, fu assassinato per vendetta, il 22 febbraio 1922.

Ne “Lo squadrismo in Irpinia” Cogliano ricostruisce, invece, una pagina dolorosa della storia cittadina, con il capoluogo messo a ferro e fuoco dai fascisti. L’episodio risale al 21 maggio del 1923 quando un gruppo di fascisti capeggiati da Tommaso Labia, studente della Scuola Enologica, provocano Ciro Zeccardi e Lazzaro Battista e li aggrediscono, Zeccardi viene accompagnato in questura, Battista annuncia di voler querelare gli aggressori. Poi la tragedia, Zeccardi si presenta in questura e annuncia la morte di Buttazzi, colpito, a suo dire da tre colpi di rivoltella sparati da Lazzaro. Comincia l’aggressione degli squadristi che chiedono la chiusura dei negozi per lutto, incendiano suppellettili fino a giungere al Circolo dei ferrovieri.

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