“La democrazia è un cristallo delicatissimo che può essere distrutto in qualsiasi momento, Ecco perchè bisogna averne cura, coltivarla ogni giorno, vigilare e non smettere mai di ragionare con la propria testa. Non possiamo dimenticare che il fascismo riuscì ad affermarsi soprattutto grazie alla connivenza delle istituzioni”. A ribadirlo il professore Luca Castagna, docente di storia contemporanea all’Università di Salerno, nel corso del confronto, moderato da Floriana Guerriero, promosso dall’Anpi al Circolo della stampa nell’81esimo anniversario del 25 aprile. Un incontro inserito in un fitto programma di iniziative capaci di riunire le associazioni del territorio tra mostre, cortei, presentazioni e pranzi solidali. Castagna sottolinea l’importanza della presenza in sala di tanti giovani, spiega di aver toccato con mano “la rarefazione della partecipazione studentesca nel mondo universitario, tra i segnali più preoccupanti delle difficoltà che vive la nostra democrazia”. Ricorda come “a 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza, la società americana debba fare i conti una grave crisi identitaria. E la democrazia italiana, che è molto più giovane, non è da meno. Un sistema, quello democratico, che appare oggi residuale nel mondo, largamente minoritario, poichè non appare più indispensabile al funzionamento del sistema economico e sociale”. Ricorda come “Il processo che condurrà alla stesura della Costituzione non comincia il 25 aprile del ’45 ma nel luglio ’43 con la rimozione del primo ministro, il paese si sveglia dal torpore e comprende di essere stato fino ad allora strangolato da una feroce dittatura. Comincia, dunque, un percorso nel corso del quale vengono poste le fondamenta della democrazia, a partire dalla Costituzione, nata dal contributo di molteplici forze e culture, da quella liberale a quella socialista, accomunate dall’antifascismo. Una Costituzione che ancora oggi non siamo riusciti ad attuare in tutto e per tutto ma che ha rappresentato la radice intorno alla quale costruire la democrazia. Poichè, a differenza dello Statuto Albertino che caratterizzava il Regno d’Italia, era il frutto della partecipazione dal basso”. Spiega come “alla base della democrazia ci sono la tolleranza reciproca che non è cancellazione delle differenze e la temperanza istituzionale. Al tempo stesso abbiamo l’obbligo di mantenere viva la memoria e il senso civico”. Chiarisce che “non è possibile parlare di libertà universale, non si possono paragonare i morti della Resistenza ai caduti della Repubblica Sociale, il cui unico scopo era garantire il controllo dei nazisti sul territorio nazionale”. Pone l’accento sul ruolo centrale delle scuole nell’educazione ai principi della Costituzione e chiarisce l’importanza di non fare confusione tra termini e concetti “La Repubblica non necessariamente coincide con la democrazia, il Regno Unito è una monarchia ma non possiamo affermare che non sia una democrazia. Allo stesso modo non basta che un paese sia una Repubblica per poter parlare di un governo democratico”. E ricorda come “in Italia il fascismo è andato al potere non con un colpo di stato ma attraverso le elezioni, proprio come accaduto con il nazismo in Germania. Ecco perchè dobbiamo mantenere alta l’attenzione”.
Mimmo Limongiello, vicepresidente provinciale Anpi, sottolinea come “La Costituzione ha rappresentato un progetto ideale, frutto del lavoro della Costituente, a prendere forma è stato un autentico laboratorio di valori in cui centrale è stata la difesa dei diritti sociali, grazie al contributo in particolare di socialisti e cattolici”. Sottolinea il contributo del Sud nella Resistenza “Non c’è un solo paese del Sud in cui non ci furono uomini e donne che pagarono con la morte la loro lotta in difesa della libertà, senza dimenticare i 600 irpini che furono partigiani nel Nord Italia. Il processo di ricostruzione del paese fu lento e doloroso ma dalle sofferenze dell’Italia fascista nacque la democrazia. Un percorso rimasto incompiuto e che rischia oggi di subire un’involuzione, poichè i principi della Costituzione continuano ad essere violati. Penso alla dignità dell’uomo, che è il fondamento della Carta Costituzionale, dignità che è strettamente legata al diritto al lavoro, un diritto troppo spesso negato. Penso ai lavoratori stranieri che svolgono un ruolo fondamentale per il funzionamento delle nostre comunità che continuano ad essere emarginati, a vivere in un limbo, dimenticando la fatica dei nostri genitori o nonni che pure furono costretti a lasciare la loro terra in cerca di un futuro migliore”. Limongiello si sofferma sulle forme di sfruttamento “che caratterizzano anche la nostra provincia con contratti che non rispettano i principi costituzionali, ricorda come anche il diritto alla salute e all’istruzione non siano garantiti se è vero che sempre più paesi non hanno un presidio scolastico e non tutti i cittadini possono permettersi di rivolgersi alla sanità privata”. Quindi pone l’accento sulla necessità di contrastare ogni forma di revisionismo per ribadire che “non si può essere partigiani a metà, o si lotta ogni giorno per i diritti o si cede a nuove forme di oppressione e repressione”. Un confronto che diventa anche l’occasione per interrogarsi sui meccanismi di neutralizzazione democratica “gli stessi meccanismi che utilizzava il fascismo” ricorda Castagna e sui tentativi del tecnocapitalismo di controllare il potere per ribadire che la vera speranza arriva dai giovani.






