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Ci mancava anche il terremoto e la neve per mettere in ginocchio un paese già in crisi per l’economia che non riparte come dovrebbe. Vittime sotto le macerie una valanga che ha distrutto un albergo, strade bloccate, corrente elettrica in tilt da settimane, la solita impreparazione di fronte all’emergenza. Ma non è tempo di polemiche e tutti ci sentiamo vicini ai parenti delle vittime ed a quei disperati che resistono con la forza della disperazione ed il desiderio di dimostrarsi utili. I volontari, gli uomini della Protezione civile, dei Vigili del fuoco sono fantastici. Ed al loro valore, alla loro competenza ed abnegazione si deve il salvataggio di molte vite umane. E’ da loro che si deve ricominciare perché in Italia le risorse ci sono e sono notevoli, anche se impastoiate da una burocrazia infinita, una disorganizzazione strutturale ed una politica pasticciona ed inefficiente. L’Italia è, tra i paesi della Comunità, quello che cresce meno, con dietro solo la Grecia. Consola almeno avere un Presidente del Consiglio che, con la sua sobrietà ed umiltà, ha cambiato stile all’azione di governo. Da qui il paese può e deve ripartire: dal territorio, saccheggiato e deturpato da una politica insensata e predatoria. Deve ripartire soprattutto dal Sud perché non si può avere uno sviluppo senza il Sud, come sostengono molti economisti ed ha ripetuto Amartya Sen, in Italia in queste settimane, per partecipare al convegno, “Lo sviluppo parte dal Mezzogiorno”, organizzato a Roma dalla “Fondazione Con il Sud” fondata da Carlo Borgomeo con l’obbiettivo di “ promuovere l’infrastruttura sociale del mezzogiorno”, facilitare concorsi di coesione sociale dando priorità all’istruzione, alla ricerca scientifica. E’ un nuovo modo di fare economia mettendo al centro la persona e attraendo giovani eccellenze dal mondo della scuola e dalle università, con la consapevolezza di un’Italia che può cambiare”. E’ però necessario abbandonare il solito fatalismo e il vittimismo di essere trascurati e di non avere finanziamenti a sufficienza. Anche perché quelli che abbiamo avuto finora sono stati, in gran parte, dilapidati in una politica clientelare e miope. La questione meridionale dovrà essere rivisitata da un’altra ottica, certamente non quella dei teorici del neo meridionalismo di oggi. “Credo che un problema del Sud sia anche quello di non fossilizzarsi in un certo fatalismo, di non dare le cose per scontate e immutabili” sottolinea Amartya Sen. Questo dovrebbe portare a reagire per cambiarle”, aggiunge. (Intervista al Corriere della sera del 12.1.17). E, nel corso del Convegno ribadisce che non v’è una ricetta per affrontare i gravi problemi sul tappeto (terrorismo, disoccupazione, immigrazione). Vanno affrontati insieme sapendo che la globalizzazione non si può fermare, ma correggerne gli effetti, ragionando insieme i vari Stati magari con un’unica governance. La ricchezza ed il profitto non sono “la misura del successo nella vita”. “Per questo è importante che le persone abbiano la concreta possibilità di ottenere un reddito: questo significa salari adeguati, ma anche poter contare su un’assistenza sanitaria degna e su un vasto sistema scolastico”. Al Sud c’è bisogno di un contesto sociale di sicurezza, di legalità, senza criminalità. Non solo maggiore sicurezza ma anche maggiore funzionalità dello Stato e migliore organizzazione della società. La Campania, per esempio, non ha bisogno di governatori sceriffi né di clientele, con offerte di “fritture di pesce” e soprattutto di nessun legame con la camorra o con l’affarismo e la corruzione. Smetterla di entrare a gamba tesa (con le nomine) nella Sanità, nelle aziende consociate o negli Enti controllati. Occorrerebbe una politica neutra lasciando libera e favorendo l’iniziativa privata senza condizionarla. Per far decollare il Sud occorrerebbe superare il metodo berlusconiano e renziano, ridurre drasticamente il numero delle leggi, sburocratizzare “spezzare le complicità con la mafia” come ripete Rosy Bindi Presidente della Commissione antimafia: “Le Amministrazioni locali spesso finiscono per essere gli strumenti principali dell’infiltrazione criminale”. Ha ragione Saviano quando dice che non si deve nascondere dietro un aumento del turismo, peraltro del mordi e fuggi, la realtà criminale di Napoli, le paranze dei ragazzini, le bambine di otto anni che confezionano e vendono le bustine della droga, i tanti politici corrotti e condannati, la politica degli affari, delle clientele e delle chiacchiere. Se il Sud vuol ripartire non si può non cominciare con il cambiare questa realtà e rompere con la mafia, il malaffare, la politica corrotta. La stampa, la Scuola, il volontariato, la società civile non possono non esserne il motore trainante.
edito dal Quotidiano del Sud

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