“Albino Carbone non accettò mai di combattere al fianco dei tedeschi, malgrado la promessa di poter tornare in Italia, malgrado la sofferenza causata dalla lontananza dalla propria famiglia, malgrado la fame e il freddo. Fu la sua una vera forma di Resistenza anche se non armata”. Spiega così il magistrato Matteo Zarrella la lezione di coraggio che arriva dalla storia dello zio Albino, partito da Lapio per arruolarsi nell’esercito, ricostruita in un prezioso romanzo “Albino”, edito da Delta 3, al centro del primo appuntamento di Avellino letteraria, alla sua sesta edizione, al via ieri a Villa Amendola. E’ il direttore artistico Annamaria Picillo a sottolineare l’importanza di dare continuità alla rassegna “Partiamo nel segno di parole come sintonia e orizzonti nella consapevolezza della necessità di restare uniti per raggiungere obiettivi importanti, coinvolgendo innanzitutto i giovani. E’ fondamentale per rassegne come la nostra unire le forze e riuscire a diventare un appuntamento fisso sul territorio”. Al giornalista Alfredo Picariello il compito di sottolineare la forza di un libro che ricostruisce una pagina dolorosa della memoria, a partire dalla durissima condizione dei soldati italiani prigionieri nei lager. E’, quindi, Zarrella a ripercorrere la storia di un giovane che credeva nel valore della patria per scoprire l’orrore della guerra e toccare con mano la retorica del regime e della sua propaganda, che aveva conquistato tanti e nascondeva accuratamente gli orrori già compiuti, come lo sterminio delle popolazioni d’Etiopia dissolte nel gas e l’ingiustizia delle disumane leggi razziali.
Un percorso che parte dall’arrivo a Tirana nella primavera del 1943, trasferito presso la Direzione di Commissariato dell’Intendenza IX Armata, incaricata di mantenere il controllo del territorio contro i ribelli e i partigiani. Poi, la notizia dell’armistizio che ha il sapore dell’inganno. L’unico riferimento è il proclama di Badoglio: cessare le ostilità con gli anglo-americani, reagire agli attacchi di qualsiasi provenienza mentre si diffonde la notizia della fuga del re. Zarrella si sofferma a lungo sulla condizione di incertezza in cui si ritrovano i soldati italiani, costretti a decidere da soli da che parte stare. Ufficiali della Wehrmacht vorrebbero convincerli a rimanere fedeli all’Alleanza, a continuare a combattere al fianco dei tedeschi per “cancellare l’onta che Casa Savoia aveva inflitto all’Italia”, “Ma Albino – spiega Zarrella – come la maggior parte degli italiani, rifiuterà di unirsi alla SS e sarà condannato alla deportazione nei campi, stipato in un carro di bestiame. Si ritroverà a Biala Podlask e qui si confronterà con soldati di ogni nazionalità, le baracche si trasformeranno in un laboratorio di umanità, si parlerà di filosofia, poesia, politica, unico modo per sopravvivere. Bruno Betta incanta i prigionieri con le letture di “Dante”, tratte da un libricino hoepli – l’hoeplino – conservato gelosamente in un taschino mentre Lazzati, detto il professore, passa tra le camerate per dare sostegno ai depressi, sciogliere dubbi agli incerti e organizza gruppi di studio per le sue conferenze. Si legge Ungaretti, Saba Cardarelli, si studia filosofia mentre la radio clandestina Caterina contribuisce a dare speranza.”. Ma Zarrella non dimentica la fame, il freddo la fatica del lavoro e le sofferenze degli Internati Militari Italiani a cui non era riconosciuto nemmeno lo status di prigioniero di guerra, che garantiva la tutela della Convenzione di Ginevra “Albino viene identificato solo da un numero 58710, stampato a fuoco, due volte, in un piastrino di zinco da portare al collo, appeso ad un cordoncino. Un piastrino diviso in due parti uguali perché in caso di morte una parte gli verrà legata al collo, l’altra verrà spedita alla famiglia, come annuncio di morte. Da prigioniero di guerra diventa Internato Militare. L’obiettivo è chiaro, mantenere i militari italiani, non dichiaratisi fedeli all’alleanza, nello stato di prigionieri di guerra, avrebbe comportato, invece, il riconoscimento del Regno del Sud e la negazione della Repubblica di Mussolini. Al tempo stesso, in questo modo diventa possibile sottrarli alla protezione prevista dalla Convenzione di Ginevra e all’assistenza della Croce Rossa Internazionale, così da autorizzare qualsiasi umiliazione e violenza nei loro confronti. Tuttavia, sarà nello Stalag VI C di Bathorom Emsland che Albino Carbone il 23 ottobre 1943 scoprirà l’orrore dei lager con le sentinelle pronte a sparare ai prigionieri che oltrepassino il filo spinato o che abbandonino le baracche durante la notte” .
Ad emergere dal volume il tentativo di convincere i soldati a passare dalla parte dei tedeschi, a combattere con Mussolini, come ripetono i Cappellani di Biala Podlaska. Zarrella spiega come “Tutto era ridotto a commercio in quelle baracche. Con enorme sofferenza alcuni si privavano di catenine e di anelli d’oro, di orologi, da svendere per pane e sigarette. Lo stesso Albino cercava di rassicurare la famiglia, pur sofferendo la fame. Dovrà rassegnarsi a non ricevere pacchi, cedendo il modulo per le lettere, in cambio di un po’ di pane. C era differenza tra i prigionieri del Sud e del Nord, poiché i primi più difficilmente ricevevano. pacchi. cominciava allora un vero baratto a partire dai pacchi ricevuti”. Trasportato su un treno ospedale, a causa di una grava malattia sarà dichiarato morto l’8 settembre 1945, per paralisi cardiaca. A ricordarlo a Lapio è una stele marmorea con l’elenco dei caduti ma la sua memoria è diventata un patrimonio da custodire per tutta la comunità. Ma Picariello sottolinea come “sarebbe bello che a rendergli omaggio fosse una pietra d’inciampo a lui dedicata. Un progetto che rilanciamo all’attenzione del Comune di Lapio”. Di grande intensità le letture dei passi affidate ad Arcangelo Zarrella e la musica di Patrizia Tozza. A introdurre l’incontro i saluti di Carlo Santoli, direttore di Sinestesie, Edgardo Pesiri, presidente dell’APS Carlo Gesualdo, e Massimo Testa, vice direttore del Conservatorio “Domenico Cimarosa”. A coordinare l’incontro la giornalista Daniela Apuzza.




