Si fa omaggio alla memoria del territorio il volume “Frigento. Popolazione, società, proprietà fondiaria. (1800-1865)” presentato all’Auditorium di Frigento l’8 agosto, nell’ambito della rassegna “Frigento, il borgo delle lettere 2026”. Un lavoro corale che intreccia ricerca storica, analisi documentaria e attenzione alla memoria della comunità frigentina. La pubblicazione su “Frigento. Popolazione, società e proprietà fondiaria (1800-1865), articolata in due tomi, offre uno sguardo ampio e rigoroso, con l’obiettivo di valorizzare fonti, archivi e materiali storici restituendoli in una forma leggibile anche a un pubblico non specialistico.
A portare i saluti istituzionali il sindaco Carmine Ciullo, l’assessore alla Cultura Antonella de Angelis, Aida della Pro Loco Figentina APS, il parroco d. Pietro Bonomo e di Maria Frecentese dell’Associazione “Frecentese Family” hanno posto in rilievo l’importanza della pubblicazione come sguardo su Frigento in un’età storica complessa, articolata e ricca di problematiche da narrare. Essa colma un vuoto documentario, portando alla luce le vicende esistenziali del tessuto cittadino che si nascondono negli elenchi dei registri di anagrafe sacramentale della parrocchia e in quello dello Stato civile.
La prof.ssa Johanna Monti dell’Istituto Orientale di Napoli ha moderato gli interventi, presentando i relatori e raccordando via via alcuni aspetti che emergevano durante le relazioni. Il prof. Giuseppe Acocella, rettore dell’Università “Giustino Fortunato” di Benevento e presidente della Società Salernitana di Storia Patria, ha posto in rilievo il rigore metodologico dell’opera e ha inquadrato l’opera all’interno del dibattito storico-culturale relativo al decennio francese e alla Restaurazione, ponendo in risalto la vicenda dell’eversione dei beni feudali, che, avviata in epoca murattiana è mantenuta anche durante il ritorno dei Borboni, come segno di un modello utile e difficilmente superabile. Lo stesso accade con l’istituzione dello Stato civile, mantenuto dai sovrani del Regno. Ha evidenziato l’importanza del raccordo tra macro storia e micro storia o storia locale.
Il prof. Michele Sisto dell’Unisannio ha sottolineato l’importanza di rispettare alcuni criteri nel metodo della ricerca, sarà il rispetto di questi criteri a determinare se l’opera è riuscita o meno nel suo intento. Il lavoro degli autori risponde alle esigenze di rigore nella ricerca in ottica pluridisciplinare, di approccio alle questioni tenendo conto della necessità da un lato di confermare tesi già validate e dall’altro di proporre nuovi scenari di ricerca. Infine la pubblicazione offre un reale e oggettivo progresso nell’indagine su Frigento ma pure sul territorio di riferimento.
Il contributo di Roberto Frecentese, posto in apertura ideale del percorso del volume, conferisce all’opera una chiave di lettura storica e identitaria fortemente legata alla comunità locale. La sua parte si inserisce in un impianto più ampio che non si limita a raccogliere dati o episodi, ma costruisce una narrazione di lungo periodo sulla Frigento dell’Ottocento, sulle sue relazioni sociali, sulle dinamiche familiari e sul modo in cui una comunità di provincia si rappresenta attraverso i propri documenti, i propri usi e la propria memoria condivisa. È un contributo che aiuta a leggere il libro come un vero progetto di restituzione civile e culturale, non soltanto come un insieme di saggi specialistici.
Il secondo contributo di Antonio Pascucci è dedicato alla linguistica computazionale applicata all’analisi dei registri storici di Frigento tra 1800 e 1865. Il saggio mostra come i testi d’archivio, spesso ricchi di formule narrative, varianti ortografiche, abbreviazioni e informazioni disperse, possano essere trasformati in dataset interrogabili attraverso tecniche di Natural Language Processing, estrazione di entità nominate e verifica umana dei risultati. Ne emerge un metodo di lavoro che unisce innovazione tecnologica e cura filologica: da un lato la possibilità di analizzare grandi quantità di dati in modo sistematico, dall’altro il rispetto della complessità della fonte storica, che resta sempre al centro dell’interpretazione. Questo approccio rende possibile non solo una lettura più ampia dei registri, ma anche nuove prospettive per genealogisti, studiosi del territorio e associazioni impegnate nella tutela della memoria locale.
Il terzo contributo, affidato a Ermanno Battista, affronta invece il tema della proprietà fondiaria e del fisco in una realtà meridionale. Qui il baricentro si sposta sul rapporto tra terra, ricchezza, obblighi fiscali e strutture sociali, in un quadro che aiuta a comprendere meglio le gerarchie economiche e i meccanismi di controllo che hanno inciso sulla vita quotidiana delle comunità del Mezzogiorno. Il saggio non si limita a descrivere un sistema economico, ma lo collega alla storia sociale, agli assetti di potere e alle trasformazioni di lungo periodo che hanno interessato il territorio.
In questo modo il libro riesce a tenere insieme microstoria locale e lettura strutturale, offrendo una base solida per ulteriori approfondimenti giornalistici e storici. Gli autori hanno brevemente sottolineato le finalità del libro, augurandosi di poter contribuire a far conoscere il periodo 1649 (data del primo atto d’archivio conosciuto per Frigento)-1799 con un nuovo contributo con lo stesso impegno pluridisciplinare, al fine di mettere a disposizioni degli studiosi e non solo un affresco di Frigento tra metà del XVIII e metà del XIX secolo.




