“Siamo partiti dall’idea di coinvolgere le persone, non da quella di fondare un nuovo partito”. Così Ernesto Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e fondatore di Più uno, racconta a Repubblica il percorso che ha portato alla nascita del movimento.
“Siamo nati con comitati in tutta Italia, poi ci è stata manifestata l’esigenza di fare un passo in più. Fondare un partito significa dare una forma alla partecipazione politica, come ricorda la Costituzione”, spiega Ruffini. Il primo appuntamento sarà il 10 ottobre, quando verrà presentato il manifesto di Più uno: “Non per aggiungere una sigla, ma per allargare il consenso nel centrosinistra”.
Al centro della proposta ci sono crescita economica, imprese e funzionamento dello Stato, temi che, secondo Ruffini, possono parlare “agli elettori di centrosinistra distanti, ma anche a tanti elettori moderati, disorientati dalla deriva estremista di Vannacci”.
Sulle eventuali primarie del centrosinistra, Ruffini conferma la propria disponibilità a candidarsi e a confrontarsi con Elly Schlein e Giuseppe Conte. “Ho dato la mia disponibilità. Ma devono essere aperte agli elettori e a chi vuole dare un contributo, con regole e una minima piattaforma condivisa”, afferma.
Per Ruffini, il centrosinistra non ha bisogno soltanto di trovare un equilibrio tra i propri leader: “Ha bisogno di qualcosa che tenga insieme i suoi elettori. Le primarie servono a questo. Abbiamo idee e le mettiamo a disposizione”.
L’obiettivo dichiarato, dunque, non è la costruzione di una nuova forza centrista autonoma. “Il 10 ottobre facciamo un passaggio necessario non per costruire una lista di centro, ma per contribuire a una coalizione di centrosinistra capace di vincere e di governare”, sottolinea Ruffini.
Il dialogo, aggiunge, è aperto “con tutti quelli che hanno a cuore la costruzione di un governo diverso dall’attuale”. L’obiettivo è “un’alternativa credibile”, ma un’alleanza, secondo Ruffini, non può nascere soltanto da esigenze elettorali: “Deve nascere da un progetto condiviso. Se c’è un’intesa seria su Europa, crescita, uguaglianza, scuola, sanità e lavoro, si può fare un percorso comune. Le alleanze si costruiscono sulle cose da fare, non sulle regole da superare”.
Sul fronte economico, Più uno sostiene che l’Italia non abbia bisogno di un aumento della pressione fiscale, ma di una migliore gestione delle risorse esistenti. “I soldi che abbiamo già sono più che sufficienti per un Paese con meno disuguaglianza e più crescita”, afferma Ruffini. “Ogni euro pubblico che non produce un risultato è un euro tolto alla scuola, alla sanità, alle forze dell’ordine e alle imprese”.
Proprio alle imprese saranno dedicate, conclude, le prime proposte del movimento.

