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Salvini, Conte e il futuro dell’Europa 

A tre mesi dalle elezioni e dopo un parto difficilissimo, è nato il governo giallo verde della Lega e di 5stelle con il resuscitato prof. Conte: un tecnico prestato alla politica come altri quattro o cinque che rivestono ruoli chiave. Secondo Di Maio e Salvini è il governo del cambiamento, secondo l’opposizione e la maggior parte degli opinionisti è il governo dei populisti, secondo i mercati e gli investitori è un governo da tenere sotto stretta osservazione, secondo i vertici europei un governo latentemente anti euro e anti Unione che crea non poche diffidenze e perplessità.

O è lecito pensare che nella politica italiana sia successo qualcosa di storicamente rilevante che possa far sperare in un cambio radicale del modo di fare politica, utile allo sviluppo e al miglioramento materiale degli Italiani? E’ il caso di fare qualche considerazione in attesa che le prime iniziative del Governo dissipino i molti dubbi o confermino le speranze che molti si attendono da un governo del cambiamento, a cominciare dai moltissimi elettori del Sud che hanno votato il M5S sperando nel reddito di cittadinanza e dal Nord produttivo che si attende una riduzione drastica delle tasse e il rimpatrio dei seicentomila immigrati cosiddetti irregolari.

Fino ad ora il cambiamento (e che cambiamento!) c’è stato nell’iter per la formazione del Governo, che ha conosciuto numerosi strappi alle regole ed alla prassi costituzionale che ha portato ad uno scontro istituzionale senza precedenti e la richiesta di Di Maio di impeachment per Mattarella e l’indizione di una manifestazione a Roma nel giorno della commemorazione della Repubblica e l’invito ad esporre sui tetti la bandiera italiana. Fortunatamente, come spesso succede in Italia, la cosa è finita a tarallucci e vino e Di Maio, un dilettante allo sbaraglio finito nelle mani di Salvini, si è riscattato con un colpo di coda obbligando l’alleato a fare il governo ed è passando (dopo il giuramento del nuovo governo) dall’annunciata manifestazione di piazza, direttamente ai giardini del Quirinale per festeggiare la Repubblica e rendere omaggio al suo Presidente.

Il nuovo governo dovrà dimostrare se il cambiamento annunciato ci sarà e se sarà positivo per gli italiani. Se il buon tempo si vede dal mattino nuvole foriere di pioggia si annunciano sul Governo a meno che il Presidente Conte non riesca a recuperare un grande grado di autonomia per affrancarsi dai suoi angeli custodi che sono suoi vice solo sulla carta e non si chiariscano definitivamente le ambiguità nei rapporti con L’Europa. Pensano davvero di uscire dall’euro? Dove prendono le risorse per finanziare l’aumento dell’Iva, l’abolizione della legge Fornero, l’elargizione del reddito di cittadinanza e l’istituzione della flat tax? Pensano veramente di poter fare tutto a debito obbligando il buon Mattarella a firmare leggi senza copertura finanziaria? E’ questo il governo dei populisti, di sovranisti o sciovinisti al potere? Se “possono essere definite populiste quelle formule politiche per le quali fonte precipua e di ispirazione e termine costante di riferimento è il popolo, considerato come aggregato sociale omogeneo e come depositario esclusivo di valori positivi, specifici e permanenti” (Dizionario di politica di Bobbio, Matteucci e Pasquino) e se lo sciovinismo si basa su un nazionalismo, fazioso ed esaltato che nega i valori delle unioni tra popoli che si sovrappongono, limitandole, alle autonomia nazionali e l’esaltazione dell’interesse nazionale a prescindere, in un nazionalismo chiuso e regretto che schiva i rapporti con gli altri, ebbene ci troviamo di fronte ad un governo populista, sovranista e sciovinista che mette insieme, in una miscela altamente esplosiva la Lega e 5Stelle.

Il populismo si basa sulla supremazia della volontà popolare e sulla relazione diretta tra popolo e il leader carismatico, unico interprete. Nella storia gli elementi di riferimento, nefasti, non mancano: dal peronismo, allo stalinismo, al fascismo ed al nazismo dove è sempre emersa la figura di un dittatore unico interprete (con la sua élite) della volontà e dello spirito del popolo. Con l’aggravante che i due partiti movimenti non possono neanche richiamarsi alla volontà della maggioranza degli elettori che non raggiungono il 50+1% e solo per effetto di una legge elettorale disastrosa hanno una maggioranza parlamentare pur risicata. Altro che richiamarsi alla democrazia diretta come fanno attribuendo questa funzione ad un ministro. Siamo di fronte ad un governo del quale non tutto il copione è stato già scritto e, se la politica è diventata, ormai, uno spettacolo, è bene accomodarsi nelle poltrone perché il nuovo spettacolo sta per cominciare ed i colpi di scena si annunciano numerosi!

di Nino Lanzetta edito dal Quotidiano del Sud

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