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Sedici milioni al Comune per il disavanzo: se non si vuole tagliare sul Ferragosto, sarebbe l’ora di una sforbiciata alle imposte

I 16 milioni di euro destinati dal governo al Comune di Avellino, secondo la nuova sindaca Laura Nargi, consentiranno di realizzare l’obiettivo storico del ripianamento finanziario del disavanzo.
Dal fondo di dotazione annua a beneficio delle amministrazioni comunale che hanno siglato il cosiddetto Patto con la presidenza del Consiglio dei ministri, il capoluogo irpino otterrà per la precisione 16,210 milioni di euro per i prossimi 8 anni, vale a dire circa 2 milioni all’anno, dal 2024 al 2033. Bene. Comunque otto anni di sacrifici.

Ma il problema dei conti in rosso, non è colpa della passata amministrazione del sindaco Gianluca Festa, però ora forse va affrontato in modo serio, guardando in prospettiva, con una azione strutturale.
Non tagliando sugli eventi, Ferragosto è una tradizione e va celebrata. Bene gli spettacoli, senza esagerare con le spese, senza sprechi, qualcosa di sobrio guardando al risparmio considerata la condizione non felice delle casse di Palazzo di città.
Perché i cittadini vogliono divertirsi e il commercio deve girare, ma le tasse pure devono scendere altrimenti l’economia non cresce e il benessere non c’è.
Il problema è che ad Avellino si paga tanto, cifre vertiginose negli ultimi anni se paragonate anche a città come Roma e Milano.

Se è vero che la città ambisce a essere grande, ma forse la scelta di partire dalla tasse in questa sua non velata ambizione non sembra delle più azzeccate. A ciò si affianca un dato, fatto rilevare nelle scorse settimane dal candidato sindaco Vittorio Boccieri la percentuale bassissima di riscossione. C’è chi paga e chi aspetta. Sta al Comune battere i pugni sul tavolo e pretendere il rispetto della legge.

Poiché è evidente che se in tanti continuano a non pagare le tasse comunali, le percentuali dell’Imu e della Tari cresceranno sempre di più e stavolta senza neppure la giustificazione di dover risanare le tasse comunali.

Basti pensare che l’aliquota Imu per Avellino è 10,70, per Roma è 10,6, considerando che il costo degli affitti qui ad Avellino è piuttosto basso o comunque non paragonabile a quello di Roma così come la qualità dei servizi.

Diverso sarebbe il discorso se Avellino fosse città caratterizzata da un’elevata qualità della vita e una incontestabile efficienza dei servizi, in questo caso si potrebbe persino accettare un’aliquota così alta. Ma si dà il caso che così non è. Mettiamo il caso di una persona con due case, oltre a quella di proprietà, si è ritrovata a pagare quest’anno un primo acconto Imu di 750 euro,  a cui seguirà a novembre una seconda rata. Mentre lo scorso anno un nucleo familiare di due persone ha pagato una Tari di 221 euro.

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