“La politica è Parlamento, dice Raffaele” è il titolo del saggio che Sinistra italiana ha voluto dedicare, a due anni dalla scomparsa, a Raffaele Aurisicchio, storico esponente del Pci (poi Pds, Ds, Sd, Sel e Si), deputato e anima della sinistra irpina per quasi mezzo secolo. Il libro, presentato questa mattina al Circolo della Stampa, raccoglie contributi di esponenti del mondo della politica, della cultura e non solo.
“Il titolo vuole naturalmente esprimere la peculiarità del linguaggio di Raffaele: un dirigente autorevole che ha attraversato un pezzo di storia politica della nostra provincia e della nostra regione, avendo sempre fortemente dentro di sé la convinzione che la sinistra dovesse avere un linguaggio popolare, in grado di arrivare alle persone che intendeva rappresentare”, spiega Montefusco, coordinatore provinciale di Si, tra i curatori dell’opera.
Aurisicchio aveva “un legame profondo con il suo territorio, conosceva e amava la sua provincia, ma nello stesso tempo aveva una forte tensione a vivere questo rapporto sempre in connessione con ciò che accadeva nel mondo”.
“Grande costruttore di gruppi dirigenti e di comunità politica. È stato un uomo generoso, sempre a disposizione della sua comunità, anche dopo aver ricoperto incarichi istituzionali”, dice Montefusco. “Oggi – aggiunge – questa è una merce assolutamente rara, in un tempo in cui la politica molto spesso è associata alle ambizioni personali. Raffaele ci ha insegnato che cosa significa la gratuità dell’impegno politico”.
Secondo Montefusco, queste sono le ragioni per cui tante compagne e tanti compagni che con lui hanno condiviso un percorso hanno voluto ricordarlo.
L’appuntamento, intanto, è per il 2 ottobre insieme a Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Si, e al deputato Pd Arturo Scotto, “due personalità della sinistra italiana che con Raffaele hanno condiviso lunghi percorsi di militanza e di impegno, di prossimità umana e politica”, ricorda Montefusco.
“Aurisicchio – continua Montefusco – è stato un costruttore di classi dirigenti e, quando possibile, qui in Irpinia, un fautore dei rapporti tra partiti e forze politiche. Era uno che credeva nel centrosinistra. Non sempre, però, in Irpinia è stato possibile costruire il centrosinistra tradizionale”.
“La stella polare del suo pensiero” è sempre stata comunque “l’autonomia della sinistra, una sinistra popolare, una sinistra che abbia un proprio punto di vista sul mondo”. Questa “la bussola del suo impegno politico in provincia di Avellino. È stato, ad esempio, candidato presidente della Provincia alla guida di una coalizione di sinistra alternativa al Partito Popolare-Margherita”.
Ed è di questa autonomia che ci sarebbe bisogno a sinistra anche adesso. Soprattutto mentre si vede un campo largo a geometria variabile tra Palazzo Caracciolo e Comune di Avellino: “Quello che si è determinato in Provincia – scandisce Montefusco – io non lo chiamerei assolutamente campo largo. È un ibrido, è una palude trasformista che, dal nostro punto di vista, è la sconfessione di ciò che si è fatto al Comune di Avellino. È uno schema che ci vede convintamente all’opposizione e che si regge sulla spartizione di un po’ di prebende e di potere”, accusa Montefusco. “Noi – incalza – chiediamo al Pd di fare un po’ di chiarezza”.
Rispetto all’amministrazione Pizza, di cui Sinistra Italiana fa parte con l’assessore Giancarlo Giordano, Montefusco non si sbilancia: “Siamo ovviamente in una fase di rodaggio. È un’esperienza che è attiva da pochi mesi e vediamo come opera nella nostra città. Ci sono sicuramente degli elementi positivi che noi raccogliamo positivamente. Ad esempio, l’idea del sindaco Pizza di riunire i sindaci dei Comuni della Asl per discutere delle questioni della sanità ci consente di fuoriuscire da quella dimensione sovranista e ripiegata della città a cui Avellino era stata costretta nella stagione Festa-Nargi. Non basta: c’è bisogno di una maggiore condivisione rispetto allo scenario politico e, soprattutto, di momenti di confronto tra le forze politiche del campo progressista, fuori e dentro i palazzi delle istituzioni della città”.
Ad intervenire è Giuseppe Moricola, altro curatore del libro: “La chiave di volta di questo libro sta tutta dentro al sottotitolo: ‘La sinistra di Raffaele Aurisicchio’. Che è una sinistra popolare e distante dalla sinistra di oggi. Da uomo e da dirigente concepiva la militanza fatta da persone in carne ed ossa. Dobbiamo tornare a riflettere in un momento in cui tra campi larghi e primarie c’è il rischio di perdere il valore di quello che la sinistra deve rappresentare per il nostro Paese.
L’unico vero modo per ricordare Raffaele è comprendere che si può essere compagni solo coniugando comunità e appartenenza politica”.
Luca Beatrice – che ha sottoscritto uno dei contributi contenuti nel saggio – evidenzia infine che la sinistra di Raffaele Aurisicchio era passione, senso dell’etica, studio: tutto quello che Raffaele diceva era frutto di una grandissima applicazione, qualcosa che forse noi non facciamo più. La sua concezione del bene comune ricorda la frase di Berlinguer: non si può essere felici se non stiamo tutti bene. Per tale ragione, la sinistra non può essere solo alternativa, ma deve proporsi per governare. Dobbiamo rilanciare le ragioni della sinistra, continuare sulla via che ci ha indicato Aurisicchio”.


