Martedì, 25 Agosto 2026
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Di questo ha discusso Sinistra Italiana a Calitri, con Giuseppe Carillo, Rita Labruna, Antonio Placido, Gano Gataldo, Michele Di Maio, Anna De Luca e Tonino Scala. In uno dei comuni più significativi e suggestivi dell’ “Irpinia d’Oriente” e del Mezzogiorno più interno. Di fronte ad un Paese complessivamente ancora alla prese con grandi difficoltà strutturali, i dati continuano a raccontare di un Mezzogiorno che ha avvertito con maggiore durezza gli effetti della crisi del 2007. Nel 2015, secondo la Cgia di Mestre, il 46,4% della popolazione del Mezzogiorno era a rischio povertà, quattro punti percentuali in più rispetto ai livelli pre-crisi: molto inferiore il dato del Nord, dove la soglia di povertà, seppur in aumento, si aggira comunque intorno al 17,4%. In termini di Pil pro-capite, il Nord distanzia il Sud di quasi 14.905 euro: 32.889 euro contro 17.984. Prima della crisi il differenziale era di 14.255 euro. Le Regioni più svantaggiate sono la Campania(- 5,6%), il Molise (-11,2%) e la Sicilia (-4,4%); migliori performance invece si sono riscontrate in Puglia (+0,9%) e in Basilicata(+ 0,6%) .Analoghe dinamiche si sono registrate rispetto al mercato del lavoro. La divaricazione relativa al tasso di disoccupazione è di 12 punti percentuali, contro i 7,5 del 2007. Negli anni di crisi la disoccupazione è aumentata in tutt’ Italia, ma in modo più significativo in Calabria (+12%), in Campania e in Sicilia (entrambe con un +9,2%). Questi alcuni dati, che fotografano una realtà visibile ad occhio nudo. Quella raccontata da tanti dei relatori, di un Mezzogiorno che si desertifica, che si impoverisce, non solo economicamente, ma anche della sua risorsa più preziosa, del suo “capitale umano”, delle migliaia di “migranti economici” che ogni anno lasciano le proprie comunità. Di fronte a tutto questo ci si chiede se non sia urgente rimettere in campo l’idea di un piano di investimenti pubblici che abbia il carattere di uno “shock”positivo” sull’economia, come da qualche tempo suggerisce anche il Presidente Svimez Adriano Giannola, un piano che tenga dentro politiche industriali avanzate, investimenti sul risanamento ambientale, sulla cura del territorio e sulle infrastrutture di base con politiche di sostegno al reddito e di contrasto alle povertà. Consapevoli del fatto che la spesa europea in questi anni è stata troppe volte sostitutiva rispetto a quella nazionale, e che quasi mai è stata inserita dentro un disegno di rilancio e propulsione di un sistema economico e produttivo, ma dispersa in mille rivoli e funzionale alla costruzione del consenso per chi la gestiva. La discussione è stata tuttavia segnata da una generale consapevolezza: nessuna strategia economica potrà essere efficace senza una battaglia politica che riparta dalla emancipazione del Mezzogiorno, dalla liberazione dal clientelismo, dalla svalutazione del lavoro, dall’affermazione di processi di partecipazione democratica che vedano protagonisti i movimenti che in questi anni si sono mobilitati in difesa dell’ambiente e dei territori, nel contrasto alla criminalità organizzata, in tutte quelle esperienze di cittadinanza attiva che rappresentano presidi democratici fondamentali. E sembra drammaticamente asfittico, nella nostra provincia, un dibattito avvitato su strumenti come “Area vasta” o “Il Progetto pilota” che appaiono ancora tutti dentro limiti e vizi già osservati e sperimentati negli scorsi anni e decenni. Del tutto inadeguati alla enormità delle urgenze che sono davanti a questa terra, e al Mezzogiorno del Paese. Un Mezzogiorno, e una Campania in particolare, alle prese in questi giorni con una devastazione senza precedenti del proprio patrimonio boschivo, delle proprie montagne, con intere comunità colpite dai roghi e dagli incendi, che ci racconta quanto sia fragile il nostro tessuto, e ci mette di fronte ad una vicenda nella quale si intrecciano un’ azione criminale dalla proporzioni enormi, scelte sbagliate della politica (a partire dallo smembramento del Corpo Forestale), assenza di cura del territorio, di prevenzione, assenza di adeguati investimenti. Tutto questo ci conferma quanto sia urgente che il Mezzogiorno, che i destini delle nostre comunità, dei nostri paesi, tornino ad essere frontiera di lotta politica. Quanto sia urgente che la vicenda del Sud del Paese, la “questione”, per dirla con Gramsci, sia il terreno non solo di una analisi, di uno studio, di una elaborazione, ma di mobilitazione di energie, di forze di cambiamento e passione civile. La sinistra non può che ripartire da qui.

edito dal Quotidiano del Sud

di Roberto Montefusco Coordinatore Esecutivo provinciale Sinistra Italiana

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