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Sparò prima alla sua ex e poi ai Carabinieri: ridotta la pena per Crisci a 13 anni e 6 mesi

Una condanna di 13 anni e 3 mesi quella inflitta dai  giudici della I Sezione della Corte di Appello di Napoli a Pellegrino Crisci, condannato a 17 anni di reclusione,  accusato di un triplice tentato omicidio per aver sparato contro la sua ex compagna e contro i Carabinieri.

La Procura Generale aveva chiesto la conferma integrale della sentenza di primo grado, ma la Corte ha optato per una revisione parziale, riconoscendo una riduzione di un quarto della pena. Crisci è stato condannato, in primo grado  il 4 giugno scorso,  a 17 anni di reclusione,   dal Gup del tribunale di Avellino, Giulio Argenio, dopo che il pm Luigi Iglio aveva chiesto 18 anni di reclusione  per  duplice  tentato omicidio e per aver sparato ai carabinieri intervenuti per fermarlo.

Le condotte contestate a Crisci sono state documentate attraverso le indagini coordinate dalla Compagnia dei Carabinieri di Baiano e dal Nucleo Investigativo dell’Arma di Avellino. L’inchiesta iniziata  da un primo episodio, ritenuto un tentato omicidio, ai danni dell’ex compagna Michela Prencipe , già vittima di   minacce  e percosa ferita nel territorio di Avella.

Il secondo tentato omicidio si riferisce a quanto accaduto a Giuseppe Miele, colpito da diversi proiettili in via Malta il 19 giugno 2023. Secondo la ricostruzione, Crisci avrebbe arrestato la propria auto, effettuato una retromarcia e colpito  la vittima al ginocchio e nella zona inguinale della gamba.l’ultimo episodio riguarda l’aggressione armata ai danni dei  carabinieri  intervenuti per fermarlo. Dopo essere stato intercettato, Crisci avrebbe proferito minacce di morte, aprendo il fuoco contro di loro.

Crisci era già sottoposto agli arresti domiciliari per maltrattamenti nei confronti della sua ex compagna Michela Principe. L’ imprenditore del settore automobilistico di Sirignano,  a  dicembre del 2021, aveva aggredito la sua ex compagna, con un coltello, dopo averle rotto il naso.   L’uomo, in passato,  fu ristretto nel carcere di Poggioreale nell’ambito di un’inchiesta della DDA di Napoli, insieme  a Bernando Cava. I due  erano accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un imprenditore del Mandamento. Misura poi, in seguito  annullata dal tribunale del Riesame.

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