Sul progetto di riforma della legge elettorale proposto dalla maggioranza continua a registrarsi una netta contrapposizione tra governo e opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha escluso l’esistenza di margini per un confronto con il centrodestra: “Non ci sono novità. Continuiamo a non vedere le condizioni per un dialogo sulla proposta della destra”, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa al Nazareno.
Critiche anche dal Movimento 5 Stelle. I componenti pentastellati della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Carmela Auriemma, Vittoria Baldino, Alfonso Colucci e Pasqualino Penza, sostengono che le audizioni degli esperti abbiano confermato le perplessità già emerse sulla prima versione del testo. Secondo il M5S, la riforma allontanerebbe ulteriormente gli eletti dagli elettori, alimentando la sfiducia verso le istituzioni. Nel mirino soprattutto il premio di maggioranza e il cosiddetto “listino” di 105 parlamentari che verrebbero eletti senza una scelta diretta da parte dei cittadini. A ciò si aggiungerebbe il ricorso alle liste bloccate e a collegi plurinominali di grandi dimensioni, elementi che, secondo i pentastellati, limiterebbero fortemente la rappresentatività.
Di segno opposto la posizione della ministra per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati, che difende il testo rielaborato dopo il confronto con i costituzionalisti. Intervenendo a Radio Radicale, la ministra ha spiegato che il nuovo impianto recepisce gran parte delle osservazioni formulate dagli esperti durante le audizioni parlamentari. Casellati auspica quindi che anche le opposizioni riconoscano il lavoro svolto e partecipino a un dialogo costruttivo, definendolo un passaggio positivo sia per i partiti sia per le istituzioni.
Quanto all’indicazione del candidato premier nel programma elettorale, Casellati ha ribadito che restano intatte le prerogative del Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92 della Costituzione.
Tra le voci critiche si registra anche quella dell’esponente Pd Andrea Orlando, secondo cui la maggioranza starebbe cercando di costruire regole favorevoli a sé stessa. Orlando ha contestato in particolare la previsione di una quota di parlamentari eletti attraverso il listino, sostenendo che decine di candidati potrebbero entrare in Parlamento senza una reale esposizione agli elettori e in contrasto con i principi affermati dalla Corte costituzionale sulla conoscibilità dei candidati.
A difesa della riforma è intervenuto invece il relatore di Fratelli d’Italia, Angelo Rossi, che durante le audizioni ha ricordato come la Corte costituzionale abbia già riconosciuto la legittimità del premio di maggioranza purché rispettoso dei criteri di ragionevolezza e proporzionalità. Secondo Rossi, il testo corretto dopo il confronto con gli esperti soddisferebbe pienamente tali requisiti.
Fortemente negativo anche il giudizio di Alleanza Verdi e Sinistra. Il capogruppo in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Filiberto Zaratti, ha definito la proposta una bocciatura annunciata da parte degli esperti ascoltati in Parlamento. Secondo AVS, il provvedimento mirerebbe a introdurre surrettiziamente elementi riconducibili al premierato, ridimensionando il ruolo del Presidente della Repubblica. Zaratti ha inoltre criticato il sistema dei listini bloccati e dei parlamentari “super nominati”, sostenendo che il testo debba essere completamente ripensato prima di qualsiasi confronto con le opposizioni.
(Foto: Di Vlad Lesnov, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52990589)


