Nel 2026 ricorrono i cento anni dal conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda, prima donna italiana a ottenere l’ambito riconoscimento. Un anniversario che offre l’occasione per riscoprire la vita e l’opera di una delle più importanti voci della letteratura italiana, capace di raccontare la Sardegna, le sue tradizioni e la condizione femminile con uno sguardo originale e profondo.
Nata a Nuoro il 28 settembre 1871, in una famiglia economicamente agiata e numerosa, Grazia Deledda era la quinta di diversi fratelli e sorelle. La madre, donna di casa metodica e rigorosa, si occupò con fermezza della sua educazione, mentre il padre, appassionato di poesia, rappresentò per lei una significativa fonte d’ispirazione.
Dopo aver frequentato la scuola fino alla quarta elementare, proseguì gli studi privatamente con il professor Pietro Ganga, poliglotta e docente di letteratura italiana, greco e latino. Continuò poi la propria formazione da autodidatta, in un’epoca in cui alle ragazze era precluso l’accesso alle scuole superiori.
La scrittura arrivò molto presto nella sua vita, alimentata dalla curiosità e dal desiderio di conoscere un mondo più ampio di quello che la società del tempo sembrava riservarle. Idealismo, immaginazione e sensibilità spirituale sono alcuni dei tratti distintivi della sua produzione letteraria, nella quale trovano spazio la condizione femminile nell’Italia postunitaria, il banditismo, gli avvenimenti storici, le vicende amorose e, soprattutto, la vita del popolo sardo, narrata attraverso usanze, tradizioni e consuetudini.
La Sardegna non è soltanto lo sfondo dei suoi romanzi, ma una presenza viva, che si esprime anche attraverso i paesaggi, i lavori agricoli, l’allevamento e la cultura materiale. In questo universo trovano posto anche i sapori della tradizione, legati alla quotidianità della famiglia e alle abitudini alimentari dell’isola.
Grazia Deledda, infatti, era anche un’abile cuoca e amava lavorare direttamente gli ingredienti. Un aneddoto particolarmente significativo racconta che, nel novembre del 1927, quando il messaggero dell’ambasciata svedese le comunicò il conferimento del Nobel, le sue mani profumavano ancora di cipolla: aveva appena terminato di preparare il soffritto per il sugo. Un episodio che restituisce un’immagine intima e quotidiana della scrittrice, capace di unire la dimensione domestica alla grandezza della sua opera.
Pane carasau, maialino, formaggi, piatti a base di carne ovina, frutta conservata per l’inverno, dolci alle mandorle, liquore al mirto e seadas sono alcuni degli elementi della tradizione gastronomica sarda che accompagnano il racconto della sua terra. Cibo e vino diventano così parte di un patrimonio culturale che si intreccia con la letteratura, evocando atmosfere, memorie e identità. Perché, proprio come gli ingredienti di una ricetta, anche le parole di Grazia Deledda sapevano comporre un universo ricco di profumi, immagini ed emozioni.
A questa dimensione è dedicato l’appuntamento in programma sabato 17 ottobre, alle ore 18, presso la Sala delle Arti, in via Provinciale 89, a Manocalzati. Gennaro Iannarone terrà un recital dedicato ai cento anni dal Nobel di Grazia Deledda, accompagnato dalle esecuzioni pianistiche di musiche di Brahms e Schumann a cura di Elda Ciampi. La rubrica “A tavola con Grazia” sarà invece affidata ad Annamaria Iannaccone, per un percorso che intreccia letteratura, musica e cultura gastronomica.
L’iniziativa è organizzata dall’Associazione e dalla Biblioteca Igor Stravinsky, sotto la direzione artistica della pianista Nadia Testa, con l’obiettivo di rendere omaggio a una scrittrice che ha saputo trasformare la propria terra in una materia narrativa universale.

