“E’ il momento di scendere tutti in strada e dire basta a politiche che rischiano di privarci di ogni possibilità di futuro. Solo restando uniti possiamo continuare a lottare per la nostra dignità e fare sì che la protesta non sia vana”. Lo sottolinea Roberto Lauro del Comitato Agricoltori irpini, ribadendo l’importanza di essere in piazza insieme ai giovani, “che sono i nostri figli e rappresentano il nostro futuro. Siamo in piazza perché non debbano più andare via, perché crediamo nell’agricoltura ma non riusciamo più a coltivare i nostri terreni. Tra qualche anno arriveranno sulle nostre tavole solo prodotti dall’estero, dove minori sono i controlli sulla sicurezza degli alimenti. Ecco perché come comparto agricolo chiediamo misure straordinarie da applicare al nostro settore, perchè l’agricoltura non muoia in Italia. Solo dichiarando lo stato di crisi, sarà possibile attuare provvedimenti per sostenere gli agricoltori”.
Parole riassunte nello striscione che campeggia in piazza “Studenti e lavoratori uniti contro carovita e guerra” e rilanciate da Antonio Carbone, anche lui agricoltore, giunto in piazza con i suoi trattori, che ribadisce come non si possa prescindere dall’unità nel portare avanti la lotta “Siamo orgogliosi di essere di nuovo in piazza insieme agli studenti per salvare l’agricoltura e insieme l’economia del paese. La protesta non è finita poiché le criticità continuano ad essere forti. Noi non ci fermiamo e non ci facciamo intimorire. Stiamo lavorando a un documento con richieste precise a cui vogliamo risposte chiare. Se non dovessimo avere risposta, la protesta si allargherà a tutto il territorio nazionale, proprio come accadde nel 2024. Da allora la situazione è persino peggiorata”. E sulla scelta di interrompere i presidi ai caselli “La protesta cambia solo forma ma continua, stiamo chiamando a raccolta il popolo. Era inutile continuare a restare ai caselli, a noi interessa portare al governo centrale le nostre richieste. Si finisce solo per causare disagi che vanno anche a nostro discapito. Poiché, malgrado la protesta, stiamo continuando a lavorare nei campi, non siamo fermi perché non possiamo permettercelo. Stiamo continuando a combattere ma non possiamo smettere di lavorare e stare davanti ai caselli significa non potere portare avanti le nostre aziende”.
“Dobbiamo essere in tanti – incalza Antonio Liuzzi dei Giovani Comunisti – poiché solo uniti possiamo fare la differenza, solo un grande movimento può costringere questo governo ad adottare provvedimenti concreti. Siamo contenti di essere in piazza al fianco degli agricoltori ma il fronte della mobilitazione deve allargarsi. E chiediamo al governo di dimettersi se non è in grado di fare nulla per dare una risposta a chi scende in piazza”. Ribadisce come la benzina è sempre più cara “mentre gli stipendi sono fermi da 30 anni, gli affitti sono insostenibili, mentre le città si spopolano e le aree interne si svuotano. A pagare il prezzo più alto della crisi, gli agricoltori, soprattutto a causa delle scelte del governo di sostenere il piano di riarmo. L’economia di guerra finisce per avere gravi ripercussioni sulla vita dei lavoratori, di qui la necessità di uno stato di mobilitazione permanente”. E annuncia nuove manifestazioni nei giorni a seguire, con l’adesione allo sciopero del 30 ottobre. E spiega come “Gli studenti sono stanchi di essere strumentalizzati e accusati di essere violenti, le manifestazioni di ieri e dei giorni scorsi sono state pacifiche e la violenza, a dirla tutta, è arrivata dalle forze dell’ordine, da chi dovrebbe garantire l’ordine pubblico. Senza dimenticare che la vera violenza sono gli stipendi che non crescono, i pochi milioni destinati agli autotrasportatori in confronto ai novanta miliardi per il riarmo, i diritti negati a tanti cittadini”. Ribadisce come l’unica risposta arrivata dal governo sia quella legata all’inasprimento delle misure per garantire l’ordine pubblico “Fa sempre comodo mettere la polvere sotto il tappeto, è più facile fare un decreto sicurezza che impegnarsi a promuovere un incontro tra le parte sociali. Eppure il governo ha dimostrato che, se vuole, può intervenire per abbassare il prezzo della benzina. Invece, preferisce dividere chi protesta, distinguendo tra violenti e non violenti piuttosto che provare a lavorare concretamente. E’ la conferma che siamo di fronte al governo della propaganda”.
“Ritorniamo a essere in piazza al fianco dei lavoratori e degli autotrasportatori che in questo periodo stanno affrontando una mobilitazione fortissima – ribadisce Antonio Soldi del Collettivo Studentesco Irpino – Hanno subito una repressione molto grave da parte del governo, che ha denunciato oltre 78 tra autotrasportatori e agricoltori, mentre più di 1400 sono stati identificati. Noi siamo ancora qui solidali con la loro lotta. Siamo qui per supportarli poiché, anche come studenti, ci vediamo negato il diritto allo studio. A causa delle loro guerre imperialiste, siamo costretti a pagare il diesel e la benzina più di 2,30 €. Chiediamo quindi al nostro governo di preservare le tutele e i diritti dei lavoratori e degli studenti, di salvaguardare lo stato sociale e di fare dietrofront, erogando i fondi necessari agli autotrasportatori, abbassando i prezzi del gasolio, tagliando le accise e dichiarando lo stato di emergenza anche per gli agricoltori. Allo stesso modo chiediamo investimenti sul fronte dell’istruzione, che vengano stanziati quanti più fondi possibile per l’edilizia e per i trasporti, e che non vengano più destinati soldi a guerre genocidiarie di cui il nostro governo è complice».




