E’ un invito a non rassegnarsi a quello che appare un destino già scritto, segnato da spopolamento e isolamento, ad emergere dal confronto “Il diritto di restare”, tenutosi questo pomeriggio a Villa Amendola. Un confronto che rappresenta il punto di partenza di “Officina Irpinia”, il progetto di una Scuola intergenerazionale di politica intitolata al medico Gennaro Bellizzi, con la passione per la politica, promossa dalla famiglia e dall’associazione “Controvento”. E’ Loredana Bellizzi, la figlia di Gennaro, a spiegare l’idea da cui nasce questo percorso “Nostro padre credeva che governare significasse prendersi cura della comunità, credeva nella politica come strumento al servizio delle persone, nell’idea di una sanità per tutti. Non accettava questo esodo senza fine ma credeva nella possibilità per i giovani di tornare per restituire qualcosa alla loro terra”. Ricorda come “L’Irpinia e le aree interne hanno imparato a convivere con questi abbandoni, con l’isolamento. Quello che è un fenomeno da contrastare è ridotto a poco più di una battuta, all’immagine della vita lenta o del divario insanabile col Nord. Di qui l’idea di una scuola di politica nel nome di nostro padre che fosse uno spazio di confronto libero”.
Generoso Picone parla di una Officina che vuole proporre una ipotesi di lavoro, andando al di là dello spopolamento come categoria, del richiamo al piccolo mondo antico o dei piagnistei “L’idea da cui siamo partiti è quella di una riflessione seria che immagini progettualità capaci di creare le condizioni, in termini di servizi e infrastrutture, per poter vivere, per allinearsi a una tendenza alla modernizzazione che guardi a tradizione e futuro”. Ricorda il vuoto di idee con cui troppo spesso devono fare i conti le aree interne e la minaccia rappresentata dal federalismo fiscale che rischia di indebolire ulteriormente il Sud. Un confronto che sceglie di dare voce a generazioni differenti, riunendo allo stesso tavolo Annamaria De Stefano, Francesca Fabrizio, Franco Festa, Antonio Liuzzi, Stefano Orlacchio, Claudio Petrozzelli e Paolo Ricci.
E’ l’avvocato Annamaria De Stefano a spiegare come “per far rinascere i nostri territori non basta riempire il vuoto con le infrastrutture o fare il calcolo dei flussi migratori in uscita. “L’Irpinia può diventare il laboratorio di un diverso stile di vita, sfruttando la digitalizzazione per migliorare la qualità della vita con la telemedicina o con la realizzazione di una piattaforma die bisogni. E’ chiaro che bisogna allontanarsi dalla logica dei dati, rilanciando un patto tra imprese e istituzioni. Poichè lo spopolamento non nasce solo dalla mancanza di treni e lavoro ma anche da una sfiducia nelle istituzioni che non riescono a garantire ai giovani i diritti che spettano loro. Abbiamo bisogno di colmare il vuoto etico che ci ha impedito di immaginare un futuro in queste terre”.
Francesca Fabrizio dell’Unione Giovanile di Sinistra parla di una chiara volontà politica da parte di chi governa di lasciare indietro alcuni pezzi del paese “La narrazione delle aree interne che oggi imperversa è quella legata al turismo esperienziale, alla salubrità dell’aria. Ma è chiaro che bisogna andare al di là di questo racconto, attraverso una progettualità che nasca dalla capacità di fare rete poichè tanti giovani non vogliono andare via”. Lo scrittore Franco Festa pone l’accento sulle responsabilità di una classe politica meridionale che ha dimostrato tutti i suoi limiti di fronte all’opportunità rappresentata dai fondi del Pnrr “trasformatisi nell’occasione per accedere a finanziamenti per la propria comunità, senza che ci fosse una programmazione generale, Oggi assistiamo ad una nuova questione meridionale, la morte del Sud è stata decretata dallo stesso governo in un documento sul futuro delle aree interne. Ad emergere la qualità mediocre della classe politica che non è riuscita ad andare al di là della logiche dei campanili. E’ chiaro che queste proteste che vediamo nelle piazza hanno una chiara valenza meridionale, poichè precarietà e qualità della scuola sono problemi che le popolazioni del Sud vivono in maniera più forte. Avvertiamo l’esigenza che chi è oggi nelle piazze trovi nei partiti gli spazi per far sentire la propria voce anche se oggi sembra difficile. C’è bisogno di dare risposta concrete poichè la questione meridionale è una questione politica”.


