– di Egidio Leonardo Caruso–
Spesso si parla di aree interne come luoghi prossimi “a morire”, piccoli centri che scontano la mancanza di quei servizi cosiddetti essenziali: sanità, scuola, trasporti, reti idriche e infrastrutture per le telecomunicazioni efficienti, eppure c’è chi ha deciso di non arrendersi ad un destino che molti considerano già scritto, ma anzi ha scelto di impegnarsi in prima persona per provare a scrivere un finale diverso, con l’Associazione Give Back- Giovani Aree Interne APS.
Abbiamo discusso con il Presidente Roberto Sullo.
Partiamo proprio dal nome, qual è l’idea da cui è partita Give Back?
“Il nome scelto per la nostra Associazione <<Give Back>> indica la volontà di restituire per costruire, vogliamo andare oltre i concetti di restanza e tornanza spesso associati al tema delle aree interne, per sottolineare la necessità di condividere competenze, esperienze, attività con la comunità di appartenenza, non dimenticando mai da dove si viene, creando un ponte fra chi sceglie di restare e chi invece va via, ma non taglia i legami con le proprie radici”.
In questi giorni presso la Dogana Aragonese a Flumeri è stato presentato il libro: BariNapoli, un nuovo asse di sviluppo per l’economia italiana? Eppure c’è un nodo infrastrutture la Lioni-Grottaminarda su tutte, che dopo decenni di abbandono e miliardi spesi rischia seriamente di restare incompiuta. In un tale contesto quale sviluppo è possibile?
“Nel dibattito svoltosi cui erano presenti anche diversi sindaci del territorio, è emerso come le infrastrutture rappresentano una condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo delle aree interne, grandi opere come l’AC/AV Napoli-Bari da sole rischiano paradossalmente di accentuare le disuguaglianze esistenti favorendo la creazione di un “effetto tunnel”, ovvero la concentrazione ulteriore delle risorse nei poli principali, quindi in territori già forti.
Credo che questo rischio si possa prevenire attraverso l’implementazione e lo sviluppo delle arterie di collegamento come la Lioni-Grottaminarda, garantendo una migliore mobilità e una maggiore efficienza del trasporto pubblico locale, penso ai taxi a chiamata, al car sharing, maggiori investimenti per far sì che la Stazione Hirpinia possa configurarsi come generatore di domanda locale da parte di coloro che accedono alla stazione, altrimenti il rischio è quello di vedere solo passare i treni senza fermarsi. La Napoli-Bari non è solo un collegamento tra due poli, non attraversa il vuoto, ma lungo il percorso ci sono delle comunità, con dei bisogni a cui rispondere, dei cittadini da coinvolgere nei processi di sviluppo, sia sul piano lavorativo e delle competenze, delle esperienze, che su quello dell’apertura e integrazione dei mercati”.
In concreto come Associazione, quali azioni ritenete indispensabili mettere in campo per il rilancio delle aree interne?
“Anzitutto investire fortemente sulle risorse e il capitale umano presente nelle aree interne che è la nostra mission principale, a cominciare da una mappatura di coloro che accedono alle Università del territorio e di coloro che vanno via, gli atenei rappresentano un primo ponte verso l’esterno, una sorta di indicatore della fuoriuscita dal proprio territorio e quindi dello spopolamento, ma al tempo stesso anche un argine per quanti scelgono di restare, sottolineiamo la necessità assoluta di non disperdere le intelligenze, le competenze provenienti dai nostri territori, purtroppo spesso finiamo per formare professionisti e classe dirigente che vanno ad operare al Nord, oppure all’estero. Per questo riteniamo indispensabile creare le condizioni per coniugare la competitività e le peculiarità del territorio, con l’innovazione tecnica-tecnologica e le legittime aspirazioni professionali dei suoi abitanti. Bisogna lavorare per aumentare e rendere sempre più efficienti i servizi alle persone, la cosiddetta Silver Economy sappiamo bene che la popolazione anziana cresce sempre più a fronte di una forte denatalità, parliamo di un fenomeno su larga scala a cui le nostre aree interne non sono certo immuni, per dare risposte concrete occorre pensare a nuove forme di welfare, anche sfruttando l’opportunità offerta dall’AI per lo sviluppo del territorio”.
Secondo quella che è la vostra esperienza fin qui, quali obiettivi nel medio-lungo periodo ritenete di poter raggiungere?
“Sicuramente a lungo termine l’obiettivo come Associazione, è quello di creare dei centri di competenza quindi dei luoghi fisici in cui dar vita ad una contaminazione di idee e competenze diverse da applicare sul territorio, ovviamente tutto ciò richiede in una visione più ampia, una riforma della Pubblica Amministrazione, mediate la nascita di poli di supporto alla progettazione, alla creazione di attività d’impresa, ai Comuni, alle Amministrazioni.
Nel medio periodo abbiamo già avviato un percorso per esportare la nostra realtà associativa al di fuori dei confini irpini, nella nostra ormai consueta Summer School abbiamo deciso di coinvolgere anche Regioni limitrofe: Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo, con un duplice obiettivo, creare una rete territoriale estesa e al contempo, andare a conoscere altre realtà e nuove pratiche, sia sul territorio nazionale che europeo.
Riteniamo che quanto fatto nei Comun di: Biccari (FG), Castel del Giudice (IS), Vietri di Potenza (PZ), rappresenti un modello da seguire, hanno investito anzitutto sul tessuto sociale, il sentimento di comunità, la tutela del territorio”.
Cosa chiedete alla classe dirigente nazionale e locale per scongiurare l’abbandono e l’oblio definitivo delle aree interne?
“Bisogna conoscere cosa sono le aree interne, spesso si parla di questi territori dalle città con un approccio di parte “utilitaristico” oppure, in maniera più idilliaca, nostalgica, una sorta di “capitalismo bucolico”, alla politica chiediamo anzitutto un modo diverso di parlare e rapportarsi ai territori, occorre partire dalle persone e dai loro bisogni, garantendo i diritti fondamentali di cittadinanza per una degna vivibilità.
Serve avere la consapevolezza di trovarsi dinanzi ad un problema diffuso, ragionando in un’ottica di area vasta, sentirsi parte di un contesto, senza avere la presunzione di risolvere i problemi da soli”.

