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Tecce, la letteratura come ritorno all’essenza. Tappa a Sturno

Rosa Bianco

Esistono luoghi che vivono al margine del tempo, lontani dai clamori del mondo, eppure custodiscono un senso profondo, un’anima che resiste al logorio dell’oblio. L’Irpinia è uno di questi spazi silenziosi, dove la memoria della terra si intreccia con il respiro degli uomini e il sogno degli elementi. È a questa Irpinia nascosta e sospesa, tra radici contadine e visioni oniriche, che Giuseppe Tecce dedica Racconti dall’Irpinia (Graus Edizioni), una raccolta di dodici storie che trasforma la memoria in letteratura, il ricordo in poesia, e la nostalgia in esperienza metafisica.

 

Ogni presentazione letteraria di Tecce  è un cammino attraverso luoghi che diventano simboli: borghi, strade, angoli di provincia che sono al contempo paesaggi interiori.

La prossima sarà il 7 settembre 2025, ore 18:30, a Sturno, sulle Scalette Palazzo Ciampo, in Piazza Michele Aufiero.

Come negli appuntamenti precedenti, lettori e curiosi saranno guidati dalla voce dello scrittore in un viaggio sensoriale tra legna bruciata, vino robusto e fiabe antiche, risvegliando la percezione del tempo come dimensione elastica e profonda.

In “Racconti dall’Irpinia”, la tradizione orale si fa filosofia della vita: ogni storia è un ponte tra il passato e l’eterno, tra la concretezza della vita contadina e l’astrazione del sogno. Il tempo non scorre lineare; si cristallizza come il ghiaccio dell’alba sugli Appennini, sospeso in un eterno presente. I personaggi — contadini e spiriti, figure reali e creature fantastiche — testimoniano la capacità della provincia di resistere all’oblio e di reinventarsi come luogo di esperienza universale, dove ogni dettaglio quotidiano si carica di significato metaforico.

Questo incontro non sarà soltanto un momento con un libro, ma un atto di resistenza: un invito a riscoprire il valore dell’ascolto, a confrontarsi con il silenzio della terra e con la profondità della memoria. Tecce ci ricorda che la provincia interiore d’Italia è viva, fertile e capace di offrire storie che, pur nascendo in una valle appartata dell’Appennino campano, raggiungono l’universalità dell’esperienza umana.

Incontrare Giuseppe Tecce significa non leggere soltanto racconti, ma abitarli, respirarne l’essenza, riconoscersi in un altrove che rimane dentro di noi anche al risveglio. L’Irpinia che emerge dalle sue parole non è mai solo geografia: è uno stato dell’anima, un orizzonte di senso, dove il reale e l’immaginario si fondono e dove la letteratura diventa strumento di contemplazione e rinascita.

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