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Terremoto 1980, la testimonianza dell’ex poliziotto Vottariello: i cadaveri per strada e un trattore pieno di bambini arrivato nella notte dall’Alta Irpinia

Nel giorno del 44esimo anniversario del terremoto del 1980 raccogliamo la testimonianza di chi quella sera si ritrovò in prima linea a soccorrere i feriti e a contare i morti: ce ne parla Giovanni Vottariello, Cavaliere Ufficiale al Merito, ispettore superiore di polizia, che all’epoca aveva 25 anni

E’ il 23 novembre del 1980. Il 25enne di Forino Giovanni Vottariello è una guardia di pubblica sicurezza, un agente scelto della polizia di Avellino. Con i suoi colleghi sta svolgendo il servizio di sicurezza allo stadio Partenio. I Lupi giocano contro l’Ascoli. Vincono. Il deflusso dei tifosi dallo stadio si svolge in maniera regolare e verso le 18 Giovanni e i suoi colleghi tornano in ufficio, ma non immaginano che il turno di lavoro non finirà in modo altrettanto regolare: di lì a poco, e per tutta la notte, saranno testimoni oculari del giorno più brutto nella storia irpina. Palazzi crollati, decine e decine di cadaveri lungo le strade, e un trattore arrivato dall’Ofantina con un carico di bambini da portare in ospedale. “Momenti tragici che non potrò mai dimenticare” ci dice oggi Vottariello, andato in pensione con il grado di ispettore superiore e insignito del titolo di Cavaliere Ufficiale al Merito.

UN’APOCALISSE

“Nel 1979 ero rientrato ad Avellino dopo cinque anni alle Volanti di Roma – ci racconta con ancora negli occhi l’emozione provocata dal ricordo –. Gli uffici della squadra mobile si trovavano in uno scantinato di via Zigarelli, mentre la sede centrale della questura era a pochi metri, su Corso Europa. Io e gli altri avevamo fatto il servizio dalle 14 alle 20 allo stadio per Avellino-Ascoli. Era un bellissima giornata, soleggiata. Per fortuna l’Avellino vince e alle 18 torniamo negli uffici di via Zigarelli. I miei colleghi si mettono a giocare a carte, mentre io mi leggo qualche fascicolo. Tutto tranquillo fino alle 19:30. Poi sentiamo il boato. La luce se ne va. Usciamo fuori e la prima cosa che vediamo è una grondaia della questura caduta a terra. Tra via Zigarelli e Corso Europa vedevamo dappertutto macerie e palazzi crollati. Lo stesso in via Malta, vicino la Chiesa del Rosario, un’apocalisse”.

IL SINDACO PIONATI

“Ci siamo messi tutti nelle macchine di servizio, anche i nostri colleghi della sala operativa, e siamo corsi in via Annarumma, dove c’era il nostro ‘raggruppamento-gruppo’ e la sede della polizia stradale. Lì ci ha raggiunti poco dopo il dirigente della Mobile Mario Di Vito e verso le 22 abbiamo formato un equipaggio: io ero l’autista e con me c’era il dottore Gerardo Cerruti, dirigente della polizia amministrativa, siamo andati a prendere presso la sua abitazione il sindaco di Avellino Giovanni Pionati. Insieme facemmo subito una prima ricognizione in giro per la città. Il sindaco voleva farsi un’idea dei danni prodotti da quella improvvisa e violenta scossa di terremoto. Da piazza Libertà prendemmo la strada verso il Duomo e via Francesco Saverio, dove c’è la Chiesa di Santa Rita: scene strazianti. C’erano decine e decine di cadaveri, persone che erano state evidentemente colte alla sprovvista e cercando riparo avevano trovato la morte”.

ALLE 2 DI NOTTE ARRIVA UN TRATTORE DALL’ALTA IRPINIA 

“Decine e decine di corpi riversi a terra. Momenti terribili. Verso le 2 di notte ero ancora in auto. Ricordo che stavo scendendo lungo via Circumvallazione quando vedemmo venirci incontro un trattore non cabinato, che si trascinava un carrello coperto da un telone militare. Lo sollevammo e sotto c’erano quattro o cinque bambini e una coppia di anziani, impauriti e intirizziti dal freddo. ‘Sto venendo dall’Alta Irpinia. Lì non c’è più niente. Devo portare questi bambini in ospedale. Aiutateci’. A guardarli così mi è venuta una stretta al cuore. Erano riusciti a partire da quelle zone disastrate dal sisma intorno alle 21 e avevano viaggiato per cinque ore lungo la vecchia Ofantina per cercare un aiuto e un riparo. ‘Potete aiutarci a trovare l’ospedale?’. Dovevamo arrivare al ponte della Ferriera, all’ospedale Capone: con l’auto mi sono messo avanti al trattore e gli ho fatto strada passando per via Bellabona e piazza Libertà”.

VIA DUE PRINCIPATI BLOCCATA DAI CADAVERI

“Arrivati in via Due Principati, all’altezza del Banco di Napoli, ci siamo dovuti fermare. Era tutto bloccato. Dai cadaveri delle persone rimaste schiacciate dalle mura dei palazzi crollati. Era stato tutto raso al suolo. Siamo dovuti scendere dall’auto e abbiamo iniziato a spostare tutti quei coreiche riempivano la strada. Li abbiamo appoggiati sui marciapiedi, ma ce n’erano tanti, troppi. Molte vittime si sono registrate nella zona vecchia della città, anche a causa dei materiali poveri con i quali erano state costruite le case. Dopo aver spostato decine e decine di cadaveri siamo riusciti a passare e abbiamo finalmente portato in salvo quei bambini e la coppia di anziani. Li abbiamo consegnati nelle mani dei medici dell’ospedale Capone che nel frattempo erano rientrati in servizio per l’emergenza”.

IL PRESIDENTE SANDRO PERTINI E LA FOTO INGIALLITA

“Quella notte non la dimenticherò mai. E’ stata la più straziante della mia vita. Mi viene da piangere mentre la racconto. Quel terremoto del 1980 è stata una durissima prova per l’Irpinia. Il giorno seguente tutti gli agenti della questura vennero smistati soprattutto in Alta Irpinia, che era stata la zona più colpita dal sisma. Io venni mandato tra Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi. E’ lì che vidi arrivare anche il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Con lui, come si vede in questa vecchia foto ingiallita dal tempo (Giovanni è il primo sulla destra, ndr.), si vedono anche alcuni parlamentari irpini dell’epoca, Gerardo Bianco, Ortensio Zecchino. Rivedo quei momenti nella mia memoria e continuo ancora oggi a pensare che siano stati i più brutti e difficili, anche se poi negli anni ho fatto molti arresti e mi sono dovuto confrontare con persone pericolose, ma quel 23 novembre del 1980 sembrava di essere in un film apocalittico”.

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