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Terremoto Avellino, Passaro: “Un errore bloccare il Sisma Bonus, serviva per le case, lo stadio e il tribunale”

“Mi dispiace doverlo dire, ma è sotto gli occhi di tutti: in questi anni molte famiglie dell’Irpinia hanno tentato, con sacrificio e speranza, di ripristinare i propri immobili ormai obsoleti usufruendo del Sisma Bonus. Una misura nata proprio in considerazione dell’alta pericolosità sismica che caratterizza il nostro territorio”: lo dice l’avvocato Massimo Passaro, portavoce de ‘I Cittadini in Movimento’. “Il patrimonio edilizio della città e della provincia di Avellino non è certo recente: è un patrimonio che andrebbe in larga parte abbattuto e ricostruito, oppure almeno adeguato alle nuove normative antisismiche, che non possono più essere quelle del 1980 o del post-terremoto, quando l’Irpinia pagò con centinaia di vite la fragilità delle sue case”.

“Da cittadini, da elettori, ci saremmo aspettati che i parlamentari della nostra terra, dai rappresentanti regionali fino ai parlamentari nazionali e ai senatori, avessero fatto quadrato per convincere il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a riconsiderare la scadenza e le limitazioni alla cessione dei crediti relative al Superbonus, e in particolare al Sisma Bonus. Perché Avellino, come altre zone d’Italia ad alto rischio sismico, non può essere trattata come un territorio qualunque. E invece, purtroppo, i parlamentari hanno preferito tacere. Hanno scelto di sostenere che la misura fosse ‘deleteria per le casse dello Stato’, dimenticando che qui non si tratta solo di economia, ma di sicurezza, di vita, di prevenzione”.

“Forse è ancora possibile intervenire: si potrebbe ripensare la norma, trovare un nuovo equilibrio con le banche per la cessione dei crediti e riattivare tutte quelle pratiche che, dal 25 novembre scorso, sono state sospese, impedendo a tanti irpini di mettere in sicurezza le proprie abitazioni. Bisogna però essere consapevoli che l’economia di oggi non è quella degli anni Ottanta. I nostri padri riuscirono a costruire le case con le proprie forze; i figli, professionisti, dipendenti pubblici, piccoli imprenditori, oggi non possono più permetterselo”.

“L’unica strada percorribile resta quella della cessione del credito, ma anche qui servono regole certe: imprese qualificate, certificate direttamente dallo Stato, e controlli pubblici sui computi metrici e sulla reale esecuzione dei lavori. E’ questo il momento in cui i parlamentari irpini, attuali ed ex, gli onorevoli Rotondi, D’Agostino, Gubitosa, Petracca, Ciampi, Alaia, Famiglietti e tanti altri, dovrebbero unire le forze e presentarsi al Governo con una voce sola”.

“Perché il Sisma Bonus non serve soltanto ai privati: serve a ricostruire le scuole, ad adeguare sismicamente le case popolari, che siano di proprietà dei Comuni o dell’Acer. I cittadini di Avellino non possono e non devono essere abbandonati ancora una volta dalla propria classe politica. Ci auguriamo che tra i candidati e i rappresentanti istituzionali prevalga finalmente il senso di responsabilità, e che si chieda ai parlamentari di riferimento di essere coesi, determinati, e capaci di portare al Governo la voce di una provincia che non può diventare la nuova Amatrice”.

“In queste ore si rincorrono le ordinanze, i comunicati stampa, il montaggio delle tende. Ed è triste dirlo: questa è la sconfitta di una comunità che il 23 novembre 1980 è stata vittima di una grande tragedia. Negli anni nessuna amministrazione è intervenuta davvero. Oggi avremmo dovuto avere già pronti locali, aree attrezzate, piani di emergenza, e invece ci ritroviamo ad allestire tutto in fretta e furia, dopo l’ennesima scossa. Si rincorrono ordinanze che chiudono le scuole per verificarne l’agibilità. Ma vorrei ricordare che le scosse registrate sono state sì di media intensità, ma di brevissima durata: se gli edifici fossero stati nuovi, costruiti secondo criteri antisismici moderni, non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di verificarli. Il controllo, quello vero, si fa prima, non dopo”.

“E, a voler essere sinceri, l’ordinanza più importante, quella di chiusura e verifica, sarebbe dovuta arrivare prima della partita al Partenio. Perché anche quello stadio, che speravamo potesse essere ricostruito o adeguato nel più breve tempo possibile, resta una struttura vecchia, insicura, dove ogni tifoso che entra rischia. Lo stesso dicasi per il Tribunale di Avellino, un edificio ormai datato e potenzialmente pericoloso, dove ogni giorno centinaia di cittadini, avvocati, giudici e operatori entrano e lavorano in spazi che non garantiscono la sicurezza che una sede di giustizia dovrebbe assicurare”.

“Avellino, dobbiamo dirlo con chiarezza, è una città che negli ultimi 45 anni è stata governata malissimo. Nessuno ha mai pensato seriamente a piani di evacuazione, a percorsi di sicurezza, a luoghi di aggregazione dove radunarsi in caso di sisma. Oggi, invece, si corre dietro all’emergenza, si improvvisano campi e tendopoli, ma sempre dopo un evento, mai prima. E questa è la vera sconfitta della politica e delle istituzioni. E’ ciò che avrebbero dovuto fare, e non hanno fatto, i parlamentari che oggi si definiscono ‘rappresentanti dell’Irpinia’. Non è una speculazione, è un dato di fatto. Parlare oggi del terremoto sarebbe stato lungimirante già allora, quando si decise di bloccare il Sisma Bonus”.

“Era quello il momento per alzare la voce, anche contro il proprio partito se necessario, per spiegare al Primo Ministro che Avellino non doveva diventare la nuova L’Aquila o la nuova Amatrice. Il Sisma Bonus non era solo una misura economica: era uno strumento per salvare vite. Avrebbe consentito di adeguare scuole, case popolari e abitazioni private, permettendo a chi non può anticipare cifre enormi di mettere comunque in sicurezza la propria casa e la propria famiglia. Oggi, invece, resta solo il silenzio. Il silenzio di chi avrebbe potuto parlare e non lo ha fatto. Il silenzio, mi si permetta la metafora, degli innocenti. Il silenzio dei parlamentari che continuano a tacere dinanzi a una terra che trema, e che continua a vivere con la paura, ogni giorno, di rivivere la tragedia del 23 novembre 1980”.

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