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Tony Lucido: Gargani e l’eredità dei magnifici Sette

di Tony Lucido

Il tempo custodisce la storia degli uomini! Quando scompare qualcuno in politica, da un lato si fa riferimento alla cultura e sensibilità della “pietas cristiana” per esprimere giudizi, a volte sommatori giudizi percepiti come un buonismo, a volte di maniera. Mentre dall’altro lato, c’è chi si impegna a tesserne le lodi ricostruendo la storia personale del personaggio scomparso.
In tanti dimenticano le strumentali polemiche e avversioni spesso preconcette. La scomparsa di Giuseppe Gargani, avvocato e parlamentare, giurista insigne, dovrebbe esulare dal commettere errori di ovvietà, ancora di più coincidendo con il quarto anniversario della scomparsa di Ciriaco De Mita, che proprio Peppino nella mattinata di ieri avrebbe dovuto commemorare. Parlamentare nazionale ed europeo, anima moderata ed equilibrata del popolarismo cattolico italiano, con cultura e sensibilità nella lettura delle dinamiche politiche propria della sinistra di Base, della Democrazia Cristiana. La storia politica e culturale approssimativa degli ultimi tempi, aveva liquidato al rango di ricordi la storia di uomini come la classe dirigente cresciuta intorno a De Mita.
Cosa ancora più unica che rara, questo metodo o comportamento di marginalizzare a ruolo secondario l’intelligenza, la sensibilità di persone come Gargani, De Mita, Bianco, Salverino De Vito, Nicola Mancino, Ortensio Zecchino, anche il tenace Clemente Mastella, quasi ad esorcizzare un passato proprio dietro l’angolo, veniva messo in campo da tanti innovatori di oggi, nati e fortificati proprio grazie a questi che poi volevano porre nel dimenticatoio.

Certo, i cambi di classe dirigente non avvengono mai in modo sereno, ma in modo cruento, chi c’è vuole restare, chi vuole entrare a farne parte, sgomita e rinnega la propria identità ed appartenenza, spesso rinnega l’amicizia.
Ma non si può non riconoscere a al team tessuto ed organizzato da De Mita, con Gargani, Bianco, De Vito ed altri, di aver teorizzato prima ed avviato poi la condizione per un colossale cambio di paradigma per modificare le condizioni economiche dell’Irpinia insieme con la confinante provincia di Benevento. Era necessario introdurre nel reddito delle famiglie contadine di quegli anni, nuove forme di componenti, di entrate; elementi di reddito industriale, primario, terziario e di servizi. Ma per avere forza di interdizione e poter persuadere la politica, la cultura e l’economia, ad invertire la rotta, per costruire veramente l’Italia era necessario, con la riconversione industriale di quegli anni, stimolare, incentivare l’apertura di aziende, industrie al sud, ancora di più nelle zone interne. Avevano colto quanto oggi sta drammaticamente accadendo, la desertificazione delle zone interne e la perdita d’identità ed il senso di appartenenza. Per invertire questa dinamica, pensarono e si adoperarono per portare il lavoro e l’occupazione, a partire dalla Fiat a Pianodardine e poi in Valle Ufita. Mentre oggi si vive di opere ed in gran parte di progetti effimeri, che non creano lavoro, ma forse mance ed a volte prebende. Pensavano che fosse necessario costruire una rete di strade di penetrazione delle zone interne, per rompere l’isolamento, presentarono anche il famoso Progetto 21, che avrebbe dovuto collegare Caianello, Grottaminarda e Contursi, cosi da far evitare il traffico intorno a Napoli. Oggi, dopo oltre 50 anni, forse ci vorranno ancora altri 4/5 anni per completare una strada che quando sarà inaugurata, sarà insufficiente ed inadeguata, ad una sola corsia. Così il Treno veloce impiegherà meno tempo per arrivare da Grottaminarda a Napoli di una autovettura per raggiungere dall’Alta Irpinia – Grottaminarda.

In questi anni bisognava costruire strade vere ed anche quelle telematiche, si anche per partire, ma soprattutto per tornare. C’erano però polemiche continue, accuse di farsi la strada per tornare a casa. Si diceva che che il potere era tutto basato sul clientelismo, ma fu proprio Bassolino a smontare queste accuse, in Direzione Nazionale del PCI, quando rappresentò al suo partito che il consenso intorno alla DC e a De Mita, Gargani, Bianco, De Vito, ecc.ecc. era maturato per convinzione, per diffusa cultura del solidarismo cattolico.
Con il terremoto del 23 novembre 1980, grazie al loro protagonismo e per sensibilità nazionale, venne licenziata la Legge 219, che, nonostante le pur limitate legittime critiche, resta la migliore legge per la ricostruzione di territori terremotati, insieme alle case era da portare anche il lavoro, le aree industriali. Eppure per dinamiche di potere la classe dirigente con De Mita, Gargani ed altri, con la popolazione martoriata dal sisma, dovettero subire attacchi, mortificazioni. Addirittura commissioni d’inchiesta, si dovette registrare pur qualche errore o piccolo spreco, ma la maggiore spesa fu dovuto all’ampliamento della zona dei benefici del terremoto alla provincia di Napoli e Caserta, zone con problemi veri, ma in gran parte non dovuti al terremoto.

Cosi oggi, mentre le cosiddette Vele di Napoli, cadono o vengono abbattute, queste furono costruite con i soldi del terremoto, che ancora oggi viene chiamato per paradosso, il Terremoto dell”Irpinia.
Nemmeno è possibile dimenticare le azioni per il Mezzogiorno, per l’occupazione giovanile e per l’artigianato che questa classe Dirigente con il senatore Salverino De Vito realizzò copiato poi dalla Lega al nord ed in altre nazioni.
Per voli pindarici ho voluto fare memoria, molto modestamente, con umiltà di alcune importanti azioni che il gruppo di cui Peppino Gargani faceva parte ha portato avanti.
Gargani come altri componenti dei “Magnifici 7” si interessava in particolare di mantenere contatti con la Magistratura,con il Parlamento, proporre leggi, studiare le proposte altrui. Tante in questo campo le azioni e interventi di Gargani, ritenuto uno dei massimi esperti di aspetti legislativi. Questa condizione lo portò anche ad assumere un ruolo importante come sottosegretario al Ministero della Giustizia.
Da non dimenticare anche l’avvio dell’azione politica di Peppino Gargani, nome con cui egli si faceva familiarmente chiamare da tutti, come Presidente della Provincia, dove in soli due anni dalla 1970 al 72, trasformò questo vetusto ente, in struttura dinamica, efficiente e moderna. Questa sua esperienza coincise con il primo impegno pubblico dei giovani ragazzi de “il dialogo” di Sant’Angelo dei Lombardi Erio Matteo, mio fratello Vincenzo Lucido, Franco Mocella, Mario Sena, Michele Vespasiano ed altri, stimolati dal giovane parroco, anch’egli di Morra de Sanctis, Don Bruni Mariani, in una vivace stagione post conciliare. Il mio amico Erio Matteo venne eletto sindaco e divenne il primo cittadino più giovane d’Italia.

Cosa resta della storia dei cosiddetti “Magnifici 7″?
La necessità di un forte radicalmente popolare nel territorio e la consapevolezza di amare profondamente la loro terra, l’Irpinia e le zone interne. Di portare a Roma ed altrove, come diceva Papa Francesco: ” portare addosso l’odore delle pecore”. Cioè farsi carico ovunque delle sofferenze ed attese, delle speranze di questa terra.
Un dato importante, perseguito da De Mita, al contrario di Sullo che amava il protagonismo individuale, solitario, la costruzione di una rete, di una classe dirigente che mossa da un comune sentire, aveva la consapevolezza di avere forza nella coesione e nella capacità di rappresentare un territorio con un “pensiero” politico o progettuale, per intercettare dinamiche sociali, culturali ed economiche e costruire cosi le soluzioni possibili, stimolando la crescita complessiva dal territorio.
Quindi, rete, capacità di rappresentanza, pensieri ed ideali, progettualità della loro azione
Errori non sono mancati, forse hanno immaginato che la semplice presenza loro potesse essere esaustiva per l’azione politica, forse la crescita politica, con metodo della cooptazione, ha mostrato pure limiti. Troppi mercanti nel tempio della politica.
Certamente l’essersi circondati da amici e classe dirigente più per devozione che per capacità è stato un limite. Poi, proprio questa classe dirigente, spesso di parvenu, che con facilità ha dimenticato origine e fortune.
Peppino Gargani era nato a Morra De Sanctis, ma ha trascorso una parte dell’infanzia e gioventù a Sant’Angelo, in quanto suo padre qui svolgeva le funzioni di Segretario Comunale. Poi negli anni del Liceo fece ritorno a Sant’Angelo. Aveva tanti amici, compagni d’infanzia e di studi, tra questi avv.Tonino Palumbo, Franco Mocella, avv.Angelo Sepe, Vito Compierchio e Antonio Sepe. Egli abitava vicino la casa di mia Mamma, tra piazza Umberto I e via Mancini, per tutto questo si sentiva anche santangiolese, figlio della cultura e sensibilità santangiolese.
Tanto si è sempre speso nel difendere il nostro Tribunale, al suo Consiglio dell’Ordine degli Avvocati era stato iscritto per lunghi anni.

Il 27 settembre dell’anno scorso, nel corso di una bella cerimonia, la Pro Loco di Sant’Angelo dei Lombardi gli conferì il Premio Nazionale “ECCELLENZE IRPINE ” Egli rimase molto contento e soddisfatto, ma così come in questi qiorni è stato detto, aveva un pensiero senza tempo. Il giorno dopo mi telefonò per ringraziarmi e stimolare a riprendere un nuovo protagonismo della politica e di Sant’Angelo. Concluse dicendo: vai avanti, andate avanti, riprendiamo il cammino, io ci sarò! Caro Peppino, noi continueremo, saremo sempre animati da rigore, onestà intellettuale e morale, dalla stessa passione civile e politica di sempre, che ha animato anche il tuo impegno politico e civile, la tua testimonianza

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