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“Tribunale che vai, protocollo che trovi”

Ad inizio marzo – con il primo decreto legge di marzo (nr. 11 dell’8 marzo) – sono state rinviate d’ufficio tutte le udienze dal 9 marzo al 12 maggio 2020 (esclusi alcuni – pochissimi – procedimenti). Dopo circa 2 mesi e mezzo (dal 9 marzo scorso al prossimo 12 maggio, prorogato di fatto al 18 maggio) di blocco forzato della giurisdizione a causa dell’epidemia da Covid-19, la macchina della giustizia si rimette in moto, anche se lentamente.

Si ripartirà dal 12 maggio ma di fatto, stando ai protocolli licenziati dalla stragrande maggioranza dei Tribunali e distretti di Corte di Appello, la ripartenza dovrebbe avvenire non prima di martedì 19 maggio, in quanto tutti i protocolli prevedono un rinvio d’ufficio di quasi tutte le udienze fissate tra il 12 ed il 18 maggio. Il blocco forzato ha determinato il rinvio di migliaia di procedimenti (civili e penali) che, inevitabilmente, andranno a cumularsi alle udienze future, causando un ulteriore ed inevitabile sovraccarico del sistema giustizia, già fortemente provato.   A tutto ciò si aggiunga che – stando a quanto si legge nei vari protocolli d’udienza – non si tratta di una vera e propria ripartenza; l’unica certezza è che la maggior parte dei procedimenti continueranno ad essere rinviati (almeno fino al 31 luglio) e che i futuri ruoli d’udienza non saranno più “carichi” come i vecchi.

Quello che si prospetta è facile intuirlo: Tribunali congestionati e tempi ancor più lunghi per i processi, con fisiologica ripercussione sulla fonte di sostentamento vitale di una larga fascia della categoria forense, soprattutto quella più debole, non supportata da sussidi dignitosi, peraltro non ricevuti nei tempi essenziali.

Pur apprezzando lo sforzo posto in essere dalla Magistratura, in uno alle Rappresentanze Istituzionali dell’Avvocatura, di far ripartire le udienze – tutelando la salute di tutti gli operatori della giustizia (magistrati, avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari etc.) – si deve necessariamente prendere atto che tutti i decreti susseguitisi in questi 2 mesi – al netto del primo che determinava la sospensione – non hanno in alcun modo tenuto in considerazione il sistema giustizia.

La politica – fintamente timorosa di ledere l’autonomia della funzione giurisdizionale – lo ha completamente abbandonato a se stesso, delegando ai singoli Capi degli Uffici Giudiziari (140 Tribunali e 26 Distretti di Corte d’Appello) la regolamentazione dello svolgimento delle udienze nella cosiddetta fase 2, ovviamente il tutto senza “nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

Il risultato è rappresentato da centinaia di linee guida e protocolli di udienze diversificati per ogni Tribunale (e distretto di Corte di Appello), nonché dalla inevitabile confusione generata negli operatori della giustizia. Tutto questo, purtroppo, equivale a giustizia disattesa per migliaia di cittadini.

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