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Un cippo terminale a Frigento 

In Ager Compsinus, nella località “Pagliara” di Frigento, giaceva davanti ad un fienile una colonna terminale, senza dubbio di età graccana, con la seguente scritta: P F CAV (AV in monogramma.) Tuttavia, nonostante le poche lettere incise, il reperto è di notevole interesse storico inerente alla legge di riforma agraria dei fratelli Tiberio e Caio Gracco. A tal proposito si deve rilevare che i cippi graccani conosciuti già dal Mommsen in Irpinia sono tre, tutti riportati nel C.I.L. IX (CORPVS ISCRIPTIONUM LATINARUM), rispettivamente con i nn. 1024, 1025, 1026; quelli relativi ai nn. 1024, 1025, da alcuni anni per interessamento del sottoscritto, quale direttore del Museo Irpino, furono immessi nell’Istituto testè citato come deposito permanente della famiglia Lombardi di Parolise, erede di V. Maria Santoli che ne fu lo scopritore; di quello con il n. 1026, invece, che reca la scritta F P VET (VE in monogramma) si sono perdute le tracce. In un primo momento, alla notizia della giacenza di un reperto a forma cilindrica, con iscrizione, nella contrada “Pagliara” di Frigento, avevo pensato alla riscoperta del terzo cippo n. 1026, nel C.I.L. IX; ma alla sua vista, però, dovetti constatare che la scritta sul piano del reperto stesso, pur essendo eguale nelle prime due lettere F P, si differenziava nell’ultima parola con quella del cippo edito dal Mommsen. Infatti , l’ultima parola del reperto di contrada “Pagliara” è CAV, mentre quella del testo riportato dal Mommsen è VET. Pertanto, i cippi graccani, testimonianza in Irpinia della Lex Sempronia che mirava a strappare i vasti tratti di terre pubbliche ai loro possessores, ciascuno dei quali, tuttavia, poteva conservare 500 iugera, più altri 250 per ciascun figlio, se ne aveva almeno due. (Lo iugero -latino iugerumera l’unità di misura di superficie usata nell’antica Roma equivalente a circa 2500 metri quadrati). Nel complesso la legge graccana è documentata ora non più da 11, bensì da 12 cippi; di essi, due furono trovati in Campania, sei in Lucania, tre in Apulia dove, con quest’ultimo di contrada “Pagliara”, salgono a quattro; l’Apulia comprendeva allora anche una parte del territorio dell’Alta Irpinia. Inoltre, ai predetti reperti graccani, occorre aggiungerne altri quattro, egualmente rinvenuti in Ager Compsinus , di cui tre in periodi quasi vicino al nostro tempo, mentre del quarto la scoperta risale a più di un secolo addietro. Il primo, infatti, fu scoperto in territorio di Nusco nel 1986 dallo studioso prof. Gennaro Passaro e pubblicato dal prof. Angelo Colantuoni in “Civiltà Alta Irpinia”, n. 2, fasc. II, 1992. Il secondo, egualmente fu scoperto da Passaro in territorio di Villamaina nel 2008. Per questo, l’epigrafista, prof. universitario, Camodeca, su invito dello stesso Passaro, effettuò un’accurata autopsia al cippo, confermandone l’autenticità con il suo intrinseco valore storico. Il terzo fu rinvenuto a Lioni, località Civita, dal compianto prof. Nicola Fierro e dal Generale Nicola Di Guglielmo nel 1986 e pubblicato egualmente dal Colantuoni nello stesso numero ed anno della già citata Rivista. Il quarto, infine, venne rinvenuto in territorio di Montella e pubblicato dallo storico Scandone nel 1° volume, “Alta Valle del Calore”, 1910. Allo stato, la consistenza dei cippi graccani, complessivamente ammonta a 16 unità, evidenziando, cosi, la realizzazione della riforma agraria in tre Regioni meridionali della Penisola: Campania, Puglia, Lucania. Ritornando, quindi, al cippo di contrada “Pagliara” che è stato l’argomento iniziale di questa mia nota, è doveroso riportare in questo contesto quanto hanno scritto Maika Kajva e Heikki Solin, professori presso l’Università di Helsinki. I due epigrafisti finlandesi, infatti, nel 1988 effettuarono l’autopsia al cippo in questione, nel Museo Irpino, pubblicandone il contenuto in “Epigraphica”, Periodico Internazionale di Epigrafia, vol. LIX, pag 321, Faenza, 1997. Ecco, quindi, quanto riferiscono sulla scritta F P CAV: “Si sarebbe tentati di intendere f(ines) p(opuli) Cau(diorum), confrontando casi come Eph. Epigr., VIII, 76 F P A= f(ines) p(opuli) A(lbensis) (?). Vedi pure F P VET nel termine graccano CIL, IX, 1026 e 1024 nella lettura brunniana. Ma resta per il nostro documento, il problema che Frigento dista molto da Caudium, e sembra difficile ammettere che ancora nel II sec. a. C., cui sembra vada attribuito il documento, il territorio dei Caudini abbia potuto estendersi fino a Frigento, anche se non conosciamo bene i confini del loro territorio prima della loro decadenza. Neanche quel poco che sappiamo della centuriazione dell’agro caudino nel II sec. a.C. milita in favore di tale estensione. Ciò indipendentemente dal fatto che di Aeclanum, del cui territorio Frigento poi nell’età classica faceva parte, mancano notizie come città autonoma nel II sec. a. C. In genere si può dire che dalla metà del III secolo in poi i Caudini sono solo di rado menzionati con il loro nome tribale; evidentemente i Romani volevano estirpare sia il vecchio stato dei Caudini sia il loro senso di solidarietà tribale con i loro vicini. Dobbiamo quindi concludere che se l’iscrizione proviene, come sembrerebbe a giudicare dalle circostanze di ritrovamento, da Frigento, va trovata un’altra soluzione per sciogliere l’abbreviazione.” Comunque, indipendentemente dalla mancata soluzione dell’abbreviazione CAV, i cippi terminali sono una prova certa del lavoro dei triunviri agris iudicandis adsignandis, di cui i primi creati nell’anno 133 a. C., furono Tiberio Gracco e Appio Claudio Pulcro. Nello stesso anno, ucciso Tiberio Gracco, fu sostituito da P. Licinio Crasso. Presidente della Commissione nel 133 fu Appio Claudio, l’anno successivo P. Licinio e, nel 131, Caio Gracco. Successivamente, morti Ap. Claudio e P. Licinio, furono integrati da M. Fulvio Flacco e da C. Paperio Carbone; il primo fu presidente negli anni 129, 126, 123 a. C. Uccisi nel 121 M. Fulvio e C. Gracco, vennero sostituiti da C. Sulpicio Galba e da L. Calpurnio Bestia. Cfr. Epigrafia latina di Calabi Limentani, p. 291 e ss. Concludendo, sarebbe veramente interessante risolvere il problema interpretativo della scritta del cippo frigentino; le prime due lettere F P hanno il significato di Fines Populi; resta il problema della parola abbreviata CAV.

Di Consalvo Grella pubblicato il 15/09/2014 sul Quotidiano del Sud

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