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“Un libro al mese”, a Cesinali Cirillo racconta “Arsura”: così la poesia diventa strumento per raccontare il mio mondo

“Liberarsi delle proprie maschere, mettere a nudo la propria anima, rivelare il suo io più profondo”. Spiega così Maria Consiglia Alvino il senso della raccolta “Arsura” di Emilia Cirillo, edita da Terebinto, presentata ieri presso la sala consiliare del Comune di Cesinali, nel corso di un incontro promosso dall’associazione “Equilibri”, nell’ambito della rassegna “Un libro al mese”. E’ Lisa Buonavita, alla guida dell’associazione, a sottolineare come l’obiettivo dell’iniziativa sia quello di promuovere la lettura, dando voce agli autori del territorio, perché siano loro stessi a raccontare le loro opere. Un impegno ribadito anche dal sindaco Dario Fiore che pone l’accento sul ruolo centrale svolto dall’associazione nella gestione della Biblioteca di Cesinali, fiore all’occhiello della comunità, “simbolo dell’attenzione che rivolgiamo alla promozione della cultura, in un tempo dominato dai social e dal culto dell’immagine”.
A introdurre i temi della raccolta la giornalista Floriana Guerriero che sottolinea come Arsura riveli una sfaccettatura diversa dell’universo dell’autrice, romanziera raffinata, autrice di romanzi come ‘Azzurro Amianto’, che si cimenta per la prima volta con la poesia. Guerriero evidenzia la capacità dell’autrice di raccontarsi attraverso la forza dei versi, interrogandosi sulla propria esistenza, a partite dalle sue ferite, tra luci e ombre, alla ricerca di un balsamo per la propria sofferenza “A prendere forma il viaggio di un anima ridotta in frammenti, che vorrebbe abbandonarsi al flusso dei ricordi e appare quasi incapace di immaginare il futuro. Centrale il tema della mancanza, della nostalgia di chi abbiamo amato e non c’è più, come il marito Tonino, continuamente evocato nei versi o l’amica Franca Troisi. A dominare è la dimensione del tempo sospeso, dell’attesa, dell’immobilità, è la stessa autrice a confessare “Mi sono ritirata dalla vita/non ho preso i voti/né ho scelto un buon ritiro/mi sono messa da parte come un vestito che si cerca/come un amore che si crede vivo/ma non si trova più”. Una immobilità che si contrappone ai ritmi frenetici della giovinezza, un attendere che è ‘angoscia sottile velata di colore” e il crepuscolo “è l’ora più crudele/perchè chiede conto del giorno”. Gli stessi paesaggi, gli squarci di cielo e di mare che Emilia evoca sono sì espressione di bellezza e armonia ma richiamano una pienezza della vita che non può tornare”. Eppure, sottolinea Guerriero, non viene mai meno la speranza nei versi di Emilia “E’ una speranza che deriva dalla consapevolezza del valore della condivisione e dell’incontro con l’altro, che salva sempre, dal riconoscere le proprie fragilità e quelle altrui, che insegna a maneggiarle con cura. E’ una speranza evidente nella forza con cui l’autrice ci ricorda che non può fermarsi, anche se ogni giorno si trasforma in sera, anche se la propria barca si è arenata, bisogna continuare a remare”.

Maria Consiglia Alvino pone l’accento sulla  pluralità di significati della parola ‘Arsura’ che dà il titolo alla raccolta, richiamo alla sofferenza ma anche desiderio di acqua e in fondo di luce “C’è in questa raccolta un sentimento profondo della vita, che ci ricorda come l’arte vera deriva dalla contemplazione delle ferite, dalla capacità di plasmarla e trasformarla in bellezza. I versi di Emilia non sono mai uno sfogo intimistico ma uno spazio in cui ci si può sempre riconoscere, di qui il carattere universale della sua poesia. E non è un caso che questi versi siano sempre costruiti come un dialogo rivolto a un tu, che può essere ora la persona amata che non c’è più o lo stesso lettore”. Una poesia che colpisce, ci ricorda Alvino, anche per il linguaggio “colto ma comprensibile a tutti, capace di sorprendere per la ricchezza di dettagli legati alla vita quotidiana, dettagli che acquistano una grande forza simbolica e che fanno sì che tutti possano riconoscersi in quell’esperienza. E’ in questo la potenza della sua poesia”.

E’ quindi Emilia Cirillo a spiegare come l’esigenza di scrivere poesia sia nata quasi per caso “Non avevo mai scritto poesie prima di questa raccolta. Le parole sono salite a galla quasi all’improvviso in un’estate di quelle infuocate che non ti danno tregua, dal desiderio di rigenerarsi con l’acqua, dopo un grande dolore”. Si sofferma sulla immagine scelta per la copertina che racchiude l’essenza dell’opera “Una piccola barca bloccata nel gretto di un fiume, una barca che non si muove, che non conduce in nessun luogo, in un paesaggio arido, tra pietre spaccate, mentre sullo sfondo appare la luce, simbolo di speranza”. Sottolinea come sia sempre stata lettrice di poesie, “Tra i miei prediletti Seamus Heaney e Wallace Stephens, padre dei poeti americani ma anche Emily Dickinson e Antonella Anedda, anche lei capace di evocare atmosfere partendo dalla descrizione degli oggetti”. Sul potere  della poesia spiega “Non so dire se sia terapeutica. Certamente, la scrittura come l’arte o la musica è uno strumento per raccontare il proprio mondo. E’ quello che ho tentato di fare, attraverso la poesia, costruendo un mondo parallelo, cercando il silenzio nel caos delle contraddizioni, partendo dai ricordi per trovare la forza di guardare avanti”. Bellissime anche le poesie inedite, di cui una dedicata alla madre, consegnate nel corso dell’incontro, a sottolineare la volontà di continuare lungo questa strada. A impreziosire l’incontro le esibizioni musicali degli studenti dell’Istituto Comprensivo di Aiello del Sabato-Cesinali e le letture di Emiliano Iandolo. Ed è infine Cirillo a sottolineare il valore di rassegne come quella portata avanti dall’associazione Equilibri “E’ bello che in un comune alle porte di Avellino la cultura sia tenuta in grande considerazione”. E ricorda come in un tempo come quello che oggi viviamo in cui tutti scrivono “a fare la differenza è la qualità”.

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