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Le prossime settimane ci diranno se il governo, superati gli ostacoli che si è trovato di fronte in questo inizio del 2020, potrà proseguire il suo cammino in cerca di quel rilancio programmatico di cui ci sarebbe estremo bisogno ma che per il momento non si vede all’orizzonte. Intanto, alla vigilia delle elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria, già si può rilevare che uno degli obiettivi indicati per giustificare la nascita del Conte II con relativo clamoroso cambio di maggioranza, non è stato raggiunto. Il ridimensionamento di Matteo Salvini non si è verificato, la Lega resta ancora il primo partito nelle intenzioni di voto e riesce anche dall’opposizione ad incidere sugli sviluppi della politica nazionale. Se la Corte costituzionale fra pochi giorni desse il via libera al referendum sulla riforma elettorale proposto da Calderoli, che prevede l’eliminazione della quota proporzionale dal sistema elettorale, l’ipoteca leghista sulla legislatura andrebbe rapidamente all’incasso, con esiti devastanti: “Una bomba che fa esplodere il palazzo” l’ha definita il suo ideatore. In una futura elezione ipermaggioritaria, infatti, un partito dotato del 30-32% dei consensi – un terzo in più dei democratici e il doppio dei grillini – saldamente insediato in vaste aree del Centro e del Mezzogiorno oltre che al Nord, farebbe man bassa dei collegi, lasciando agli altri le briciole. Ma anche se il referendum non venisse ammesso, consentendo a Pd e Cinque Stelle di portare all’esame del Parlamento la loro proposta di legge proporzionale con sbarramento al 5%, la forza del partito già nordista resterebbe intatta, e il centrodestra nel suo complesso avrebbe serie probabilità di vincere in una competizione ravvicinata. Se un rimescolamento di carte c’è stato in quell’area infatti, ciò è avvenuto a vantaggio dì Fratelli d’Italia, che hanno sottratto consensi a Di Maio e a Berlusconi. Comunque vadano a finire, le elezioni in Emilia Romagna alle quali viene attribuita una valenza politica generale, non modificheranno questa realtà.

Ecco dunque che, a cento giorni dalla sua costituzione il Conte II e gli strateghi che lo hanno ideato e gli hanno consentito di nascere (rispettivamente Matteo Renzi e l’accoppiata Zingaretti-Di Maio, che inizialmente erano tutt’altro che entusiasti dell’idea) sono costretti a riconsiderare vantaggi e svantaggi dell’operazione varata fra agosto e settembre. Ma a quel punto si imporrebbe anche un’altra valutazione, non meno urgente e preoccupata. Si era detto in estate che, dopo l’apertura della crisi di governo per iniziativa di Salvini, bisognasse dar vita ad un nuovo esecutivo per impedire al Capitano di raggiungere il suo secondo obiettivo: lo scioglimento delle Camere, le elezioni anticipate, i “pieni poteri”. All’epoca, Renzi fu esplicito: la legislatura deve andare avanti in modo che siano queste Camere ad eleggere il successore di Mattarella all’inizio del 2022. L’idea era che un accordo politico saldo fra Pd e Cinque Stelle garantisse una successione ordinata al Colle, respingendo l’assalto sovranista della destra. Ma fra due anni sarà ancora così? Intanto c’è da notare che, almeno finora, una vera e propria coalizione di governo non si è consolidata, anzi le intese su singoli punti programmatici sono sempre più faticose e a volte precarie; e poi comincia a pesare l’incognita del destino di quegli oltre 300 grandi elettori che compongono il bacino parlamentare grillino, tanto consistente quanto sempre meno governabile. Finora se ne sono andati o sono stati espulsi una ventina, altri 30-40 potrebbero seguirli in quanto a rischio sanzioni perché non in regola con i pagamenti o le “restituzioni”, come dicono loro; c’è una fronda che monta soprattutto al Senato dove, a questo punto, la maggioranza è in bilico. In breve, nell’ipotesi non peregrina di uno sfaldamento del gruppo grillino e della ingovernabilità delle schegge fuoriuscite, chi potrebbe garantire un comportamento responsabile nei passaggi più delicati della vita istituzionale del Paese? Sarebbe il caso di preoccuparsene per tempo.

di Guido Bossa

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