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Un presente sempre più difficile

L’Italia sta attraversando la più grave crisi sanitaria ed economica dall’ultimo dopo guerra, quando, sconfitta e distrutta dai bombardamenti ed in preda ad odi feroci conseguenti ad una guerra civile senza esclusioni di colpi, in uno spirito di grande solidarietà, mise mano alla ricostruzione fisica e morale di una nuova Repubblica. Senza voler andare a inutili paragoni, la situazione italiana di oggi, presenta uno scenario altrettanto critico e difficile. Una ripresa che si sta dimostrando ardua e complessa, che avrebbe bisogno, come allora, di una concordia nazionale tra i partiti che non c’è ed una lacerazione del tessuto sociale senza precedenti. Una politica all’insegna dell’utile personale o di gruppo, praticata senza alcuna moderazione e, cosa ancora più grave, senza alcun senso del bene collettivo o di etica dello Stato. Una classe politica, arruffona, impreparata, inesperta che va avanti per slogan e per plateali bugie spacciate per verità; che pensa solo alla propaganda senza limiti, falsa e bugiarda, servendosi dei media di supporto e di social pieni di fake news.
Niente a che vedere con la classe politica del dopo guerra che, nell’interesse supremo della nazione, seppe compattarsi e perseguire gli interessi generali, mai facendo prevalere i propri e lavorando tutti insieme per superare le difficoltà e dare un futuro alla Nazione. Ne venne fuori una Costituzione fra le più belle del mondo scritta, fianco a fianco, da comunisti e democristiani, marxisti e cattolici; avversari storici che avrebbero, a crisi superata e a sviluppo delineato, ritrovato la propria libertà d’azione e sarebbero ridiventati rivali. Salvo poi, in un altro momento di grande crisi, quella del terrorismo, tornare a collaborare insieme, fino al governo della non sfiducia di Andreotti, per combattere, di nuovo uniti, il terrorismo, per superare il quale la DC pagò il contributo più amaro con la morte di Moro.
Anche in questa seconda occasione i politici si dimostrarono degni del loro ruolo e del mandato ricevuto, sacrificando interessi e ambizioni personale e lavorando senza critiche strumentali o proteste di piazza e senza porre intralcio all’azione del Governo anche quando si manifestarono (per es. sulla liberazione di Moro) idee diverse nella stessa maggioranza come quelle di Craxi e Signorile. Anche l’allora MSI di Almirante non mise i bastoni tra le ruote alla maggioranza, anzi tentò di dare una mano come si può legge nel bel libro di Antonio Padellaro. “Il gesto di Almirante e Berlinguer” nel quale si racconta di un probabile incontro segreto tra i due personaggi, storici avversari.
Sia nella crisi del dopoguerra che in quella del terrorismo le difficoltà, anche se con grandi sacrifici, furono superate grazie alla solidarietà e all’etica della classe politica. I La Malfa, i Nenni, i Fanfani, gli Zaccagnini, i Craxi, i Pertini non fecero rimpiangere i De Gasperi, i Togliatti, i Malagodi, i Terracini della fondazione della Repubblica.
Oggi è tutta un’altra musica: i politicanti (perché è arduo chiamarli politici!) non hanno alcuna somiglianza ai quelli della prima Repubblica, nessuna etica, nessun senso della solidarietà e del bene collettivo. Quelli dell’opposizione stanno inscenando la più invereconda campagna, parlamentare e di piazza, e indegne gazzarre nelle aule parlamentari, nel tentativo palese, di far cadere il Governo Salvini è l’espressione della peggiore politica sovranista, anti europea, anti euro, populista, che usa rosari e madonne, per far breccia nei cattolici, parlando sempre alla pancia della gente e mai alle loro menti. Fino ad ieri razzista ed antimeridionalista, fa rimpiangere perfino il rozzo Bossi e, quello che è più grave, prende voti nel sud d’Italia (i napoletani non puzzano più!) di numerosi provveduti nati servi per servire i potenti di turno, dai quali si aspettano miracoli, e la adesione di aspiranti politicanti che fanno politica saltando sul carro del vincitore, per continuare a mantenere o conquistare cadreghini e privilegi. Non si spiegano diversamente la conquista di 61 parlamentari su 61 di Berlusconi in Sicilia, i consensi bulgari dei 5 stelle specie in Campania, il ritorno all’ideologia fascista impersonata da una scialba e barricadera Meloni di fronte alla quale Fini era un gigante. Non parliamo dei 5 stelle, un movimento cha ha saputo intercettare la voglia di cambiamento dell’elettorato ma che non si è dimostrato all’altezza di farlo concretamente nell’azione di Governo e che esprime personalità e ministri approssimativi, digiuni di politica, inesperti e dilettanti, raffazzonati alla meno peggio, che credono di poter governare con slogan e attraverso la piattaforma Rousseau.
In questa situazione il Premier Conte, pur non essendo un politico di professione, ma un professore avvocato prestato alla politica, emerge sulla massa qualificandosi come un raffinato uomo politico costretto a barcamenarsi in una maggioranza eterogenea e rissosa che ha nel mancato statista (si fa per dire!) di Rignano, l’agitatore solitario nel vano tentati di uscire da quel misero 3% che lo condannerebbe all’emarginazione se non proprio ad uscire dal Parlamento. Il Pd fa quel che può, anch’esso titubante e timido di mettere in campo scelte coraggiose che gli facciano recuperare il terreno perduto. Solo ad esso e a Conte, se si metterà a capo di un partito di moderati e di cattolici democratici, si potrà avere una svolta nel Paese con la conquista di una ben più solida maggioranza.

di Nino Lanzetta

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