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Dopo lo sbarco dei minori è ancora in corso l’assurda vicenda dei profughi trattenuti sulla nave Diciotti della Guardia costiera, ai quali il Ministro dell’ “Inferno” impedisce lo sbarco. Molte voci si sono levate per chiedere lo sblocco di questa situazione e per deprecare l’inqualificabile comportamento di un organo di governo.

Occorre chiarire perché questa situazione è intollerabile. Il trattenimento ormai da oltre una settimana dei profughi recuperati in mare in un’operazione di salvataggio è un atto arbitrario che viola la Costituzione italiana, la disciplina giuridica dell’immigrazione e le Convenzioni internazionali.

Innanzitutto occorre premettere che questa persone si trovano in Italia e sono soggette alla protezione della Costituzione e delle leggi italiane, ciò perché le navi militari sono “territorio italiano” anche in acque internazionali, e, per di più, nel caso in questione, la nave si trova in acque nazionali, attraccata al porto di Catania.

In base alle Convenzioni internazionali le persone salvate in mare devono essere sbarcate in un posto sicuro, dove i loro diritti fondamentali non siano messi a rischio, altrimenti si verificherebbe un’omissione di soccorso (art. 593, 2° comma del codice penale). Le navi della Guardia Costiera svolgono un servizio pubblico essenziale per la protezione delle coste e la salvaguardia della vita umana in mare ed è inconcepibile che la loro missione venga ostacolata da un organo governativo.

L’art. 13 della Costituzione italiana prevede che la libertà personale è inviolabile e si applica anche ai migranti a bordo della nave Diciotti, come si applica nei loro confronti la disciplina giuridica dell’immigrazione vigente in Italia perché non possono esistere nel nostro ordinamento zone franche dal diritto. Il Ministro dell’Interno non ha alcun potere sulla vita e la libertà delle persone recuperate in mare, alle quali non può impedire lo sbarco e l’esercizio dei loro diritti, sia il diritto di chiedere l’asilo, sia il diritto alla protezione dei minori. Per di più è inammissibile la minaccia di riportarli in Libia, condotta che integrerebbe gravi illeciti penali, mettendo in pericolo la vita stessa dei migranti.

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha già condannato una volta l’Italia (Khlaifia, Grande camera, sentenza 15.12.2016), in un caso in cui i migranti vennero ospitati su alcune navi della Moby Line, senza vedere un giudice e senza molte altre garanzie e per tempi superiori alle 48 ore.

I diritti e le libertà previsti dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo non possono essere sospesi. La condotta del Ministro dell’Interno infligge un gravissimo vulnus alla Costituzione italiana creando un buco nero, una sorta di Guantanamo italiana, nella quale non vige il diritto ma la legge della giungla.

C’è, però, un aspetto ancora più preoccupante: se si impedisce lo sbarco dei profughi salvati in mare, non solo alle navi delle ONG ma persino alle proprie navi militari, in realtà si impedisce il salvataggio, si applica una direttiva politica che sostanzialmente vieta il soccorso dei naufraghi ed obbliga le navi in transito ad abbandonarli al loro destino. Per questo un testimone privilegiato dei drammi dell’immigrazione, quale Orlando Amodeo, fino a qualche mese fa primo dirigente medico della Polizia di Stato, ha dichiarato: “Salvini specula da criminale sulla tragedia, costruisce la sua fortuna sulla morte” (l’Espresso 19/08/2018).

Come si fa a rendere popolare una politica così disumana? È semplice, basta escludere dalla famiglia umana il popolo dei migranti: uomini o topi?

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

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