AVELLINO – Scongiurata la liquidazione di Azienda Città Servizi, la società del Comune di Avellino al centro di una complessa vertenza occupazionale. La trattativa si è conclusa con un accordo che prevede la riorganizzazione della forza lavoro attraverso la permanenza in servizio di 12 dipendenti e l’uscita volontaria di altri 10, tra accessi alla pensione e ricorso alla Naspi. Una soluzione accompagnata da misure economiche a carico dell’amministrazione comunale, con l’obiettivo di tutelare il reddito dei lavoratori coinvolti e garantire la continuità dell’azienda.
L’intesa prevede che i dipendenti interessati dalle uscite restino formalmente in servizio fino al 31 dicembre. Dal 1° gennaio scatteranno i percorsi concordati, con decorrenze differenziate per chi maturerà i requisiti pensionistici in un momento successivo. Il piano contempla anche la possibilità che altre persone, in possesso dei requisiti necessari, decidano di aderire in un secondo momento.
Al centro dell’accordo c’è la salvaguardia dei livelli occupazionali per i lavoratori che non possono accedere alla pensione nel breve periodo. «È un accordo per salvare l’azienda», è stato sottolineato da Paolo Sarno (Cisal) durante il confronto, evidenziando come la permanenza dei 12 dipendenti rappresenti un risultato importante per persone che, pur essendo ancora in età lavorativa, potrebbero incontrare difficoltà nel ricollocarsi altrove. Un sacrificio condiviso, dunque, per evitare la chiusura della società e preservare posti di lavoro.
Soddisfazione è stata espressa da Luigi Ambrosone della Filcam Cgil, che ha sottolineato la disponibilità dell’amministrazione comunale ad accogliere le richieste avanzate dai lavoratori. «Alla fine si è trovata la soluzione, anche perché l’amministrazione ha risposto positivamente a tutte le richieste. Abbiamo individuato le persone che si sono proposte per uscire dall’ACS, ognuna attraverso il proprio percorso: chi andrà in Naspi e chi in pensione».
Il rappresentante sindacale ha precisato che le dieci adesioni iniziali potrebbero aumentare, considerando che altri dipendenti avrebbero già maturato i requisiti per accedere alla pensione. L’accordo, ha spiegato, distingue tra chi usufruirà della Naspi e chi potrà andare in pensione, anche attraverso il ricongiungimento di contributi maturati in precedenti esperienze lavorative.
Sul piano economico, il Comune si farà carico della differenza tra l’indennità Naspi e il trattamento netto precedentemente percepito, prevedendo inoltre la corresponsione della tredicesima e della quattordicesima mensilità, non contemplate dalla prestazione di disoccupazione. Per i dipendenti che resteranno in azienda è previsto anche il riconoscimento del differenziale economico tra il precedente contratto e quello che sarà applicato.
«Per quanto riguarda il netto degli stipendi che percepivano, abbiamo garantito tutto fino alla fine», ha affermato Ambrosone, spiegando che l’unica perdita effettiva riguarderebbe una quota limitata di contribuzione previdenziale.
Più critico Costantino Vassiliadis dell’Ugl che ha riconosciuto il valore dell’intesa raggiunta, attribuendone il merito soprattutto alla disponibilità dei dipendenti ad accettare le condizioni proposte. «Se oggi l’ACS si è salvata, non è grazie a nessun altro, ma è grazie a questi lavoratori che hanno accettato la cosa», ha dichiarato.
Secondo Vassiliadis, tuttavia, sarebbe stato possibile individuare una soluzione diversa, mantenendo in servizio tutti i 22 dipendenti e procedendo a una riorganizzazione delle attività attraverso un nuovo piano industriale. «Se questa azienda è strategica per il Comune di Avellino, poteva rimanere con tutti i 22 dipendenti», ha osservato, ricordando che alcuni dei lavoratori destinati all’uscita avrebbero comunque raggiunto la pensione nel giro di circa un anno e mezzo.
Il rappresentante sindacale ha inoltre riferito di momenti di tensione durante la trattativa, arrivata a un passo dalla rottura, prima che i lavoratori decidessero di accettare le condizioni. «Oggi si è raggiunto il miglior accordo possibile. Però si poteva fare di più», ha concluso, ribadendo che la soluzione avrebbe potuto essere accompagnata da una diversa organizzazione del lavoro, evitando mesi di incertezza e preoccupazione per i dipendenti e le loro famiglie.
La vertenza ACS si chiude così con un’intesa che punta a bloccare la procedura di liquidazione, assicurando la continuità della società e definendo il futuro dei lavoratori coinvolti. Restano sullo sfondo il confronto sulle modalità della riorganizzazione e la possibilità di ulteriori adesioni al piano di uscita.

