Si è tenuto nella Prefettura di Milano l’incontro – anticipato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini rispetto alla data del 27 ottobre inizialmente prevista – con le associazioni nazionali dell’autotrasporto merci e, nel pomeriggio, con i comitati spontanei alla guida della mobilitazione.
In una nota congiunta, le associazioni di categoria hanno giudicato positivi gli impegni presi dal Ministero, specificando i punti chiave emersi dal tavolo: crediti d’imposta che prevedono lo sblocco immediato dei pagamenti relativi al consumo di gasolio con aumenti di risorse per garantire il rimborso integrale sull’incremento del prezzo del carburante, coprendo così il mancato rimborso delle accise. Il Ministero ha promesso di erogare già in settimana 430 milioni di euro precedentemente stanziati, aggiungendone ulteriori.
E ancora l’adeguamento automatico, inserimento in un prossimo decreto legge di una norma specifica per rendere automatico l’adeguamento del costo del gasolio, rafforzando l’esigibilità della clausola già prevista.
Le associazioni hanno sottolineato che, pur accogliendo favorevolmente i risultati, mantengono alta la guardia: “Gli impegni assunti sono positivi, ma proseguiamo nella vigilanza affinché si trasformino immediatamente in provvedimenti concreti. La prima verifica avverrà nell’incontro già fissato al ministero per il 27 ottobre”. Nel frattempo, il ministro Salvini — che ha chiesto “buon senso e rispetto”, evidenziando come alcuni blocchi stiano danneggiando il lavoro di altri colleghi — si attiverà per chiedere l’immediata rimozione dei presidi. Tuttavia, da parte dei promotori sul territorio e in particolare dal Comitato trasportatori siciliano resta il fermo: “Un semplice comunicato o una dichiarazione d’intenti non possono bastare“; senza impegni firmati e risposte concrete, nell’isola il blocco potrebbe proseguire fino al 27 ottobre.
La protesta di camionisti e agricoltori si protrae ormai da più di una settimana. Nata domenica 11 ottobre in provincia di Foggia, l’agitazione si è rapidamente estesa a Calabria, Sicilia, Basilicata e Campania, raggiungendo poi Molise, Abruzzo e infine il Lazio.
A far scattare la mobilitazione è stata la scadenza, il 6 ottobre, dello sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio. Quel giorno, secondo i dati dell’osservatorio del ministero delle Imprese, il diesel al self-service costava mediamente 2,244 euro al litro, valore ulteriormente aumentato nei giorni successivi. Per gli autotrasportatori — e in primis per i piccoli padroncini del Sud — il carburante costituisce la prima voce di spesa, già fortemente gravata dagli rincari seguiti all’inizio della guerra in Medio Oriente. Un precedente fermo nazionale, indetto ad aprile, era stato sospeso a causa della tragedia di Luigi Nappo, camionista investito sull’A1 nei pressi di Caserta mentre allestiva un presidio. In questa nuova fase sono scesi in piazza anche gli agricoltori, colpiti dai rincari del carburante agricolo e, in Puglia, da un pesante calo del prezzo dell’olio.
Nel corso dei giorni i manifestanti hanno bloccato caselli autostradali, snodi marittimi e arterie statali. In Puglia il primo grande presidio si è formato al casello di Poggio Imperiale sulla A14. A Cerignola, dove dal 12 ottobre i blocchi coinvolgono ampia parte della cittadinanza, l’agricoltore e autotrasportatore Vincenzo Pianelli ha dichiarato: “Abbiamo deciso di non lavorare più e di spegnere l’intera città”. A Taranto gli operai dell’ex Ilva, in sciopero contro la chiusura dello stabilimento, si sono uniti bloccando gli accessi alla raffineria ENI: secondo l’azienda, metà delle 300 stazioni Enilive pugliesi è rimasta priva di carburante.
In Calabria dal 16 ottobre la Federazione regionale della logistica ha allestito diciassette presidi distribuiti tra il porto di Gioia Tauro, l’aeroporto di Lamezia Terme e vari svincoli dell’autostrada A2.
In Sicilia il Comitato trasportatori siciliano ha decretato il fermo totale dei mezzi di trasporto.
In Campania sono stati chiusi a più riprese diversi tratti delle autostrade A1 e A30 ed è stato bloccato un varco d’accesso al porto di Napoli. Tra domenica e lunedì i tir sono giunti fino ai caselli laziali di Frosinone e Ferentino. Conftrasporto, definendo le proteste come spontanee, aveva del resto avvertito che trasportatori di altre regioni si stavano organizzando per replicare i blocchi.
Gli effetti dei blocchi e del fermo merci si fanno sentire drasticamente in tutto il Paese.
Il pastificio Rummo di Benevento, privo di mulini propri, ha dovuto sospendere completamente la produzione per mancanza di semola; La Molisana sta rallentando i ritmi attingendo alle scorte residue. L’associazione dei mugnai Italmopa ha dichiarato lo stato di “assoluta emergenza” per l’intera filiera del grano. In Abruzzo, lo stabilimento Stellantis di Atessa ha fermato le linee per il mancato arrivo dei componenti. Sono inoltre a forte rischio i raccolti stagionali, tra cui l’oliva Bella di Cerignola e il pomodoro di Pachino.
Secondo Confcommercio Sicilia, in soli cinque giorni la grande distribuzione e il settore dei prodotti freschi dell’isola hanno subito perdite tra i 40 e i 50 milioni di euro. Il presidente Gianluca Manenti ha evidenziato come la situazione sia “estremamente preoccupante e conferma ancora una volta quanto la Sicilia sia vulnerabile sul piano logistico”.
Nei supermercati scarseggiano i beni freschi e le stazioni di servizio continuano a rimanere prive di carburante. Nel Messinese la raccolta porta a porta dei rifiuti è bloccata in almeno quindici comuni; nell’isola le società di trasporto pubblico locale prospettano tagli alle corse degli autobus, mentre a Cerignola il sindaco si è visto costretto ad attivare il centro operativo della Protezione Civile.
Nonostante l’ampiezza e le conseguenze della mobilitazione, per diversi giorni la vicenda ha trovato uno spazio ridotto nei telegiornali e sulla stampa nazionale. Domenica la scarsa copertura è stata sollevata da Fiorello durante un intervento al Tg1: “La luce deve essere accesa anche al Sud”, ha ricordato il conduttore, sottolineando che i manifestanti “stanno protestando senza spaccare niente”. A sua volta, il giornalista calabrese Lino Polimeni, in collegamento dal presidio di Lamezia Terme su La7, ha affermato: “Se tu non ci dai voce, lo Stato in pratica silenzia la piazza”.

