Di Stefano Carluccio
L’Irpinia è una terra ricca di storia, cultura e potenzialità paesaggistiche, ma da troppo tempo paga un prezzo alto sul piano delle infrastrutture. La fragilità della rete stradale e dei collegamenti, la difficoltà ad accedere ai servizi essenziali e le lacune nei trasporti pubblici non sono semplici inconvenienti: sono fattori che condizionano profondamente la vita quotidiana dei cittadini, la competitività delle imprese e il futuro delle nuove generazioni.
Le strade che attraversano la provincia di Avellino sono spesso segnate da dissesti, fondo irregolare, segnaletica insufficiente e manutenzione poco efficace.
Questa situazione non solo rallenta i tempi di percorrenza, ma aumenta anche i rischi per la sicurezza stradale e il deteriorarsi delle condizioni di vita di chi ogni giorno si sposta per lavoro, scuola o servizi. Secondo le analisi effettuate su scenari di vulnerabilità della mobilità nella nostra regione interna, anche piccoli blocchi su arterie strategiche determinano significative riduzioni dell’accessibilità: la chiusura di un tunnel sulla A16, ad esempio, può ridurre l’accessibilità media di oltre il 2%, isolando diverse comunità e penalizzando l’intero sistema locale dei trasporti. Le cause di queste criticità sono molteplici: un territorio montuoso e frammentato richiede interventi di manutenzione e rafforzamento strutturale più frequenti rispetto ad aree pianeggianti; allo stesso tempo, la carenza di risorse tecnologiche e la mancanza di una pianificazione efficace e coordinata tra enti locali, Regione e Governo centrale aggravano le condizioni di una rete già sotto pressione.
La mobilità interna all’Irpinia non è soltanto una questione di strade: riguarda anche l’efficienza dei trasporti pubblici. Sebbene il servizio su gomma garantisca in parte la mobilità tra comuni e città capoluogo, le linee ferroviarie storiche sono state dismesse o sottoutilizzate, e l’offerta di bus extraurbani spesso non soddisfa le esigenze di studenti, lavoratori o di chi non possiede un mezzo privato. Questo deficit contribuisce a un fenomeno ben noto nelle aree interne: l’isolamento sociale e la fuga dei giovani verso grandi centri urbani. Senza trasporti efficienti, aumentano i costi di accesso ai servizi (sanità, istruzione, lavoro), e molti giovani sono costretti a scegliere percorsi di vita altrove. Non è un caso se, secondo alcuni sindacati e associazioni del territorio, la mancanza di infrastrutture adeguate e di servizi di trasporto efficaci incida negativamente sulla qualità della vita e spinga alla fuga verso città più servite.
L’assenza di collegamenti adeguati non è soltanto un problema di mobilità: è un freno allo sviluppo economico di un’intera area. Le imprese locali faticano a competere se le vie di comunicazione non consentono una logistica efficiente, l’accesso ai mercati o l’arrivo di turisti e investitori. La lentezza nei trasporti può tradursi in costi più elevati per le aziende e in ritardi nelle filiere produttive. In un contesto in cui molte attività legate all’agricoltura, all’artigianato e al turismo rurale potrebbero generare sviluppo, la mancanza di infrastrutture moderne e affidabili rappresenta un ostacolo strutturale che si ripercuote anche sulla percezione esterna del territorio.
Negli ultimi anni sono arrivati segnali di attenzione istituzionale verso le strade dell’Irpinia. Ad esempio, la Regione Campania ha reso spendibili oltre 175 milioni di euro destinati a 70 progetti di riqualificazione delle strade e della viabilità locale, incluse opere strategiche come la riqualificazione di arterie urbane e provinciali. In aggiunta, nell’ambito dei bandi per le aree interne sono stati stanziati 365 milioni di euro per interventi sulle strade dei territori più remoti, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità e la sicurezza. Questi fondi, seppur significativi, evidenziano però due aspetti critici: da una parte, la lentezza con cui tali risorse vengono tradotte in cantieri reali; dall’altra, la sensazione diffusa tra i cittadini che i piani di intervento restino frammentati e spesso temporanei, anziché integrati in una strategia complessiva di sviluppo sostenibile.
Le carenze infrastrutturali non si limitano alla mobilità. Anche il comparto idrico ha vissuto momenti critici: l’Irpinia è rimasta fino ad oggi esclusa dal riparto di investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per il settore idrico a causa di una lunga crisi gestionale di Alto Calore, la principale azienda di gestione del servizio. L’assenza di potenziamenti nel sistema idrico e fognario, soprattutto in un territorio collinare soggetto a fenomeni di dissesto, mette ulteriormente in evidenza l’importanza di un approccio infrastrutturale complessivo, capace di guardare non solo alle strade ma anche ai servizi di base che influenzano la qualità della vita.
Affrontare le carenze infrastrutturali in Irpinia non significa solo asfaltare qualche chilometro di strada o installare qualche collegamento in più: significa mettere al centro del dibattito pubblico una visione che unisca mobilità, accessibilità, sviluppo economico e coesione sociale. Serve una pianificazione a lungo termine, che coinvolga istituzioni locali, Regione e Governo nazionale, ma anche i cittadini, le imprese e le comunità locali. Va considerata la modernizzazione dei trasporti pubblici, la riapertura o il potenziamento di linee ferroviarie, l’adeguamento delle infrastrutture digitali e un investimento costante nella manutenzione preventiva delle strade. Solo così sarà possibile trasformare quella che oggi è percepita come una provincia “in attesa” in un territorio connesso, competitivo e attrattivo, capace di far tornare i giovani, di sostenere le imprese e di valorizzare il proprio enorme patrimonio materiale e immateriale.



