“La musica mi ha salvato, è stata ed è ancora la mia luce, l’unica cura possibile”. A spiegarlo Fabio Romito, in arte Zeta, 18 anni, studente quinta del liceo linguistico De Caprariis di Atripalda, tra i giovani protagonista del panorama musicale irpino. “La mia passione per la musica è nata – spiega Zeta – nell’estate 2024, quando ho scoperto che mi piaceva scrivere e raccontarmi attraverso le strofe di una canzone, era come se il mio mondo prendesse forma attraverso versi e musica”. Non solo una forma di riscatto da una società in cui non è facile riconoscersi ma un modo per sentirsi vivo e costruire la propria identità “Il mio nome deriva dall’ultima lettera dell’alfabeto, mi sono sempre sentito ultimo, escluso, messo da parte dagli altri, di qui la scelta di Zeta, mi piaceva che fosse quello il punto di partenza del mio percorso. In ogni mio pezzo racconto esperienze vissute sulla mia pelle, dolori e sogni di un giovane di Avellino che non vuole rassegnarsi alle brutture del mondo”. Una ricerca musicale, quella di Zeta, che esplora le sonorità trap, linguaggio privilegiato per esprimere sè stessi, attraverso canzoni che diventano autentici flussi di coscienza, modi per scavare dentro sè stessi tanto da arrivare a chiedersi perchè “Più cresco e più mi sento fragile”, “Il pezzo a cui tengo di più è ‘Soffocare” omaggio ai miei nonni, alla forza che mi hanno saputo trasmettere. Un brano nato alla vigilia della morte del nonno, non riuscivo ad accettare che fosse in un letto d’ospedale. Il 9 gennaio è uscito il mio nuovo singolo’’ BARATRO’’ in collaborazione con Raud( Riccardo ), racconta il dolore scaturito da un relazione d’amore finita male, dall’incapacità di comprendersi, per scoprire quanto l’amore possa diventare anche un sentimento distruttivo. Il video che accompagna il brano è stato girato ad Avellino, che fa da cornice a tutte le mie canzoni”. Confessa di voler continuare lungo questa strada “La musica mia fa stare bene, ecco perchè ho voglia di continuare a scrivere, mi sembra l’unico linguaggio attraverso cui riesco a comunicare con gli altri e con il mondo, senza finzioni e ipocrisie”.






