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La marcia dei centomila che, con in testa il sindaco Sala, politici e amministratori locali, hanno sfilato la settimana scorsa a Milano in favore dell’accoglienza degli immigrati, le recenti dichiarazioni del procuratore di Catania su presunti legami tra le navi Ong e gli scafisti, gli arresti di Capo Rizzuto, tra i quali un sacerdote e uomini della Caritas, gli immondi profitti sull’accoglienza, sui quali sono piombate le cosche mafiose e associazioni di dubbio volontariato, hanno riacceso la polemica politica di questi giorni. Ulteriori riflessioni, pertanto non sono inutili anche se della questione si parla da anni continuando a fare poco o nulla per avviarla a soluzione o regolamentarne gli effetti più perversi Perché e come si è arrivati a questo punto? Innanzitutto perché l’immigrazione dalle nazioni dove si soffre la fame o sono preda dell’Isis è un fenomeno epocale, massiccio ed irreversibile e, poi, perché ci si è dimostrati impreparati, in Europa e in Italia, a frenarlo, gestirlo o regolamentarne gli effetti sulla sicurezza e sulla povertà. E’ il frutto più avvelenato della globalizzazione, che sa perseguire l’accumulazione di enormi ricchezze ma non renderne partecipi le persone che vi concorrono e permettono ai pochi di goderne. In secondo luogo è la conseguenza dell’espansionismo degli Stati ricchi, soprattutto Stati Uniti, Francia. Inghilterra, Germania e Italia, che hanno lucrato sul petrolio impoverendo le regioni che lo producono, vendendo armi e favorendo governi pagliaccio spingendoli a guerre tribali. A questo punto è difficile venire fuori se non si cambia totalmente registro. Impresa difficile se si pensi che le politiche sono guidate o condizionate dall’alta finanza. I barconi della morte e della speranza non si fermano, favoriti oggettivamente – al di là di ogni polemica strumentale- dallo stesso sistema di accoglienza e dalle navi delle ONG che arrivano, nel nobilissimo intento di salvare vite umane, in prossimità delle acque territoriali da dove partoni i migranti a bordo di gommoni, cinesi, sempre meno affidabili e sicuri. Sostano, poi, nei paesi dove avvengono gli sbarchi (Italia, Spagna, Grecia o Turchia, per altro verso), perché gli egoismi e gli interessi dei paesi europei, fanno erigere mura protezione. L’Europa, nella quale il processo di integrazione politica procede con infinita lentezza, non si è dimostrata capace di favorire una soluzione ragionevole e compartecipata e un arginamento del processo migratorio, limitandosi a mettere sul piatto dei paesi ospitanti molti milioni di euro, pensando di salvarsi, così, la coscienza. La marea di soldi che arriva in Italia (un vero e proprio business) sobilla gli appetiti di tanti loschi individui, singoli o organizzati (come le mafie) crea, per ragioni di sistema del tutto nazionale e di legame politica- affari una corruzione incredibile e veri e prodi ladrocini, perfino in associazioni volontaristiche, finora a prova di bomba, come i recenti episodi di Capo Rizzuto hanno dimostrato. Non c’è dubbio che il fenomeno, seppur complesso e. di non facile soluzione, va condotto a razionalità con programmi e strategie a breve, medio e lungo termine con una politica comune, non potendo l’Europa tirarsene indietro. La soluzione ottimale, non perseguibile in tempi brevi, è riservare le enormi risorse che si spendono a favorire lo sviluppo e le infrastrutture dei paesi poveri dai quali fuggono i migranti, utilizzando anche mano d’opera e progettazione dei paesi europei come l’Italia e smettendola con le guerre. Per la sola accoglienza – al netto dei contributi dell’UE, nel 2015, abbiamo speso 3. 6 miliardi di euro (0,22% del PIL) e nel 2017 ne spenderemo 4,2% (lo 0, 25%). Non ce lo possiamo permettere. Che fare? Cominciare ad effettuare rimpatri e non fogli di via che restano sulla carta; integrare gli aventi diritto in occupazioni confacenti con la nostra economia e con le nostre esigenze (soprattutto agricoltura e ripopolamento di paesi che sono in via di estinzione, usando i fondi per fornirli di mezzi, case e terreni in affitto, direttamente a cura dei Sindaci dei comuni ospitanti. I richiedenti asilo politico in Italia non sono molti: 83.970 nel dicembre 2016 e 123.600 nel 2016. Gli stranieri presenti in Italia nel 2016, da statistiche ufficiali, risultano essere 5.026.153. Con questi bisogna fare i conti. Molti di loro desiderano andare in altri paesi europei, altri vanno integrati, specie quelli di più lunga permanenza. Chi non ha diritto o delinque va accompagnato alle frontiere. L’Europa dovrebbe avere da subito un ministro degli interni con delega all’emigrazione e regolare in ogni modo possibile il flusso migratorio, che non può essere interrotto. La legge Minniti/Orlando è appena un piccolo passo che non scioglie i nodi se non si dà inizio ad una vera politica di contrasto della povertà e di riscoperta del Welfare.
edito dal Quotidiano del Sud

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