Questo pomeriggio al Carcere Borbonico di Avellino si è parlato del futuro della Dogana di Avellino: un momento di confronto tra addetti ai lavori organizzato dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Avellino con il patrocinio della Provincia di Avellino e del Comune di Avellino dal titolo “Ricostruire l’antico, posizioni e questioni aperte. La Dogana dei grani di Avellino: un modello di pensiero, un laboratorio di lavoro”.
Al centro del dibattito il progetto di recupero dello storico edificio avellinese: “Il restauro della Dogana è tecnicamente concluso – ha confermato il presidente dell’Ordine degli Architetti, Vincenzo De Maio -, mancano solo piccoli dettagli, ma nel suo complesso è meritevole. Ora è il momento di restituire questo bene alla città”. Tra questi dettagli sembra ci sia anche la messa in funzione dell’impianto di risalita, condizione imprescindibile per garantire la piena accessibilità al piano superiore e alla terrazza panoramica; e senza l’eliminazione delle barriere architettoniche, la struttura non può aprire i battenti al pubblico. Su questo punto si è espresso anche il commissario straordinario del Comune di Avellino Giuliana Perrotta: “Dobbiamo capire quando potranno terminare tutte le attività necessarie per la messa in funzione dell’ascensore, perché senza l’abbattimento delle barriere architettoniche una struttura non può essere aperta. Per questa ragione non avrebbe avuto senso un’inaugurazione seguita da una chiusura”. Niente di definito, per la commissaria, anche sul fronte della destinazione d’uso: “Avevamo pensato di affidare la gestione alle associazioni del territorio, ma purtroppo i tempi si sono molto accorciati. Abbiamo registrato diverse sollecitazioni a rinviare questa scelta alle amministrazioni ordinarie, per cui ci siamo fermati”. Palla al prossimo sindaco, quindi.
Perrotta ha infine parlato del ritorno al proprio posto delle statue originarie che si trovavano sulla facciata della Dogana: “Bisogna avviare un’attività di restauro con l’ausilio della Soprintendenza e soprattutto reperire le risorse necessarie. Le risorse sono previste in un finanziamento già individuato, ma che deve ancora essere concretamente attivato”.
Al convegno era presente anche Giovanni Multari, curatore del progetto di restauro insieme allo studio Corvino+Multari: per lui la Dogana è “una naturale sponda laica della città: una grande aula destinata alla liturgia civile, con Piazza Amendola come sagrato. Non vedo l’ora che sia occupata, vissuta, che diventi un patrimonio vero e concreto degli avellinesi”.
L’architetto Nicola Di Battista, direttore emerito della rivista Domus, ha parlato di “piccolo miracolo. Di solito un edificio ridotto nelle condizioni in cui si trovava questo sarebbe stato demolito in un attimo. Il fatto che sia stato recuperato e sia tornato a vivere è qualcosa di straordinario. Nessuno potrebbe immaginare, prima di entrare, che all’interno si apra quasi una sorta di piccola cattedrale, uno spazio che sembra non finire mai. Una meraviglia che l’architettura sa ancora regalare quando si mette al servizio della città e non di sé stessa”. L’unico neo è “non sapere ancora con certezza quale sarà la sua destinazione d’uso mi crea qualche pensiero”. Su questo punto il presidente De Maio ha auspicato una vocazione polifunzionale: eventi, mostre, manifestazioni, momenti di intrattenimento sulla terrazza, “pur con la necessaria prudenza; le scelte vanno ponderate con la città. Al momento non mi sento di suggerire nulla di particolare”.


