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Francia e Italia: quali legami?

 

Quattro giorni fa le primarie del PD, fra tre giorni il secondo turno delle elezioni francesi. Sembrano due appuntamenti distinti e distanti tra di loro ed invece sono molti i punti in comune. Il primo è il tifo che Renzi sin dall’inizio ha fatto per Macron e non per i candidati della sinistra tradizionale. Macron ha compiuto la sua operazione politica sfruttando il sistema elettorale presidenziale. Ha dunque rotto un anno fa con il partito socialista di Hollande e ha imboccato una strada personale che lo ha portato a competere per la vittoria finale. Macron è un centrista moderato che ha fatto le “scuole alte” come Sciences Po e l’Ena ed ha lavorato come banchiere d’affari presso Rothschild. Un curriculum non adatto apparentemente a farsi amare dal popolo. Eppure ha vinto al primo turno ed è in testa nei sondaggi. Il tema chiave della sua campagna elettorale è il credere nell’Europa. Un obiettivo che ha perseguito sin dall’inizio e che ha realizzato attraverso la nascita di un suo movimento En Marche rompendo dunque con la sua precedente storia politica. La somiglianza con Renzi sta proprio nelle critiche alla sinistra tradizionale ma il PD pur pagando un prezzo altissimo a queste lotte interne con la scissione, resta un partito ancorato al socialismo europeo e che fa delle primarie un elemento fondante. Nonostante probabilmente un ripensamento vada fatto. Si sono spese tante energie e nonostante una discreta partecipazione non c’è stata una grande passione come era accaduto all’inizio quando le primarie nacquero. Ed inoltre chi va a votare è nel recinto del centrosinistra. E se Macron ha conquistato voti in modo trasversale, Renzi continua ad inseguire l’obiettivo di conquistare consensi nel centro destra. Ma la vera distanza resta sull’Europa. Renzi continua a punzecchiare l’Unione che cosi com’è è troppo burocratica, troppo legata ai parametri e non alla crescita. Macron al contrario va allo scontro con Marine Le Pen puntando moltissimo sull’integrazione europea e sull’asse franco-tedesco. E questa scelta ha rotto il fronte della destra francese. Fillon e i Repubblicani (cioè la nostra Forza Italia fatte le debite proporzioni) hanno deciso di sostenere Macron al ballottaggio e non la nazionalista Le Pen. In Italia al momento le cose non stanno cosi e anzi il nostro centro destra è formato dai partiti di Berlusconi, Salvini e Meloni. Ma in Francia la sconfitta è stata sonora per i partiti tradizionali. Non solo per i Repubblicani ma anche per i socialisti. E qui torna la lezione di Macron e l’esempio che Renzi vorrebbe seguire. Macron si è inserito con sagacia e caparbietà nella porta che gli hanno spalancato i vecchi partiti adesso come ha scritto Gigi Riva “il Piccolo Principe dovrà trasformarsi in Monarca repubblicano, quale è sempre stato chi siede all’Eliseo, addirittura con maggior polso visto che lo aspetta un compito titanico, difendere l’Europa dagli assalti di Erdogan, Putin e Trump. Dovrà aspettare l’autunno e guardare a Berlino per stabilire un’alleanza con chiunque siederà alla Cancelleria, Angela Merkel o il socialdemocratico Schultz”. L’obiettivo in comune per il governo francese e quello tedesco è fermare l’avanzata dei populisti e rilanciare l’Unione Europea. In Francia sta già accadendo in Italia questo obiettivo appare più difficile. Il Movimento Cinque Stelle e il centrodestra a trazione leghista sono concorrenti agguerriti. Ed inoltre il ritorno ad un sistema elettorale proporzionale non aiuta il PD nato per competizioni maggioritarie ed isolato nelle possibili alleanze. Ci vorrà uno sforzo di fantasia e un programma convincente per far tornare Renzi protagonista. L’Europa che ha aiutato Macron peserà eccome sulla prossima campagna elettorale e il segretario del partito democratico dovrebbe seguire l’esempio del candidato centrista francese.
edito dal Quotidiano del Sud

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