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Scomparsa di Mimì Manzo, il giudice rimette gli atti alla Procura per contestare l’omicidio aggravato

Colpo di scena nel caso di Mimì Manzo: va riformulato il capo d’imputazione. Lo ha deciso il gup del tribunale di Avellino Antonio Sicuranza al termine dell’udienza celebrata questa mattina sulla scomparsa dell’ex muratore di Prata Principato Ultra

Colpo di scena nel caso di Mimì Manzo: rimessi gli atti alla Procura per la riformulazione del capo d’imputazione . E’ quanto deciso dal gup del tribunale di Avellino Antonio Sicuranza al termine dell’udienza celebrata, questa mattina, sulla scomparsa dell’ ex muratore di Prata Principato Ultra, di cui sono perse le tracce, la sera dell’8 gennaio 2021. Il giudice ha accolto l’istanza dell’avvocato Felice Nicodemo, legale di Lucia Manzo — sorella della vittima — e ha rimesso gli atti alla Procura con l’indicazione di modificare il capo di imputazione da sequestro di persona a omicidio aggravato da abietti e futili motivi motivi e distruzione di cadavere per Loredana Scannelli e Alfonso Russo.

Capo di imputazione invariato (favoreggiamento) per la figlia di Mimì, presente in aula Romina Manzo difesa dall’avvocato Federica Renna. Presente in aula anche Loredana Scannelli difesa da Rolando Iorio che non ha voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa prima dell’avvio dell’udienza preliminare in cui risultava imputata per sequestro di persona. Assente Alfonso Russo, ex di Scannelli imputato anch’egli per sequestro di persona. Ora potrebbero rispondere tutti di omicidio, così come richiesto dalla parte civile.

Nel corso delle questioni preliminari affrontate in aula, davanti al gup Antonio Sicuranza, è stata accolta l’opposizione alla costituzione di parte civile di Emilio Manzo contro Romina. Poi l’avvocato Rolando Iorio ha chiesto l’estromissione della parte civile di Romina Manzo (rappresentata come parte civile e difesa dagli avvocati Ennio Napolillo e Federica Renna) contro gli altri due imputati, la sua assistita Loredana Scannelli e Alfonso Russo difeso dagli avvocati Dario Cierzo e Palmira Nigro. Ma dovranno essere rifatte alla luce della richiesta del nuovo capo di imputazione.

Ma nel corso della discussione l’avvocato Nicodemo Gentile, difensore delle sorelle di Mimì Manzo, ha chiesto la modifica del capo di imputazione. Al termine della camera di consiglio ha letto l’ordinanza di sedici pagine con la quale ha rispedito gli atti al pubblico ministero contestando l’omicidio aggravato da motivi futili

I difensori dei tre imputati hanno accolto la notizia con cauta fermezza. L’avvocato Dario Cierzo, legale di Alfonso Russo, ha precisato che in udienza il sostituto procuratore Del Mauro aveva confermato il capo di imputazione per sequestro di persona. «Attendiamo le decisioni e vediamo se verrà modificato o meno il capo di imputazione», ha dichiarato. «Riteniamo che non ci siano elementi per contestare né il sequestro di persona né tantomeno l’omicidio. Sarebbe un processo basato solo su deduzioni e supposizioni non confermate. Anche le parti civili hanno specificato che, dagli accertamenti sulle auto, non è emersa alcuna traccia riconducibile alla scomparsa di Domenico Manzo».

Posizione diametralmente opposta quella dell’avvocato Federica Renna, difensore di Romina Manzo. «Oggi è un giorno davvero importante», ha dichiarato. «Abbiamo combattuto fin dal primo momento per far emergere una circostanza molto chiara: Mimì non si era allontanato volontariamente e non si poteva parlare di sequestro.» L’avvocato ha sottolineato come il provvedimento del giudice abbia finalmente offerto, a suo dire, «una ricostruzione molto realistica», aggiungendo che «le uniche contestazioni riguardano circostanze non riferite immediatamente o alcuni orari leggermente posticipati, nulla che possa far pensare ad altro». Per Renna, gli elementi ricostruiti dal giudice «conducono in un’unica direzione: Mimì è morto nei minuti immediatamente successivi all’allontanamento da casa, per mano di altre persone».

L’avvocato Felice Nicodemo, rappresentante di Lucia Manzo, ha espresso soddisfazione tecnica per l’esito dell’udienza. «Per cinque anni non era mai stato contestato l’omicidio, che invece era l’ipotesi più evidente, grave e complessa», ha detto. «Finalmente un giudice ha fatto quello che purtroppo gli inquirenti non hanno fatto. Il capo di imputazione, se confermato, prevede l’ergastolo. Ed è giusto che chi ha commesso questo fatto risponda per ciò che è realmente accaduto». Lucia Manzo, sorella di Mimì, ha affidato a poche parole la propria posizione. «Mio fratello non c’è più. Non abbiamo mai accusato nessuno: vogliamo solo sapere la verità. L’ho capito dal primo giorno che era stato ucciso, perché non aveva alcun motivo per allontanarsi.» Ha poi ringraziato il giudice per aver «letto davvero la storia di mio fratello, le carte per quello che sono». Ora si attenderà che la Procura di Avellino si pronunci sulla modifica del capo di imputazione. Se l’accusa venisse riformulata in omicidio aggravato da abietti e futili motivi, gli imputati si troverebbero a rispondere di un reato che nel nostro ordinamento prevede la pena massima e cioè l’ergastolo.

Soddisfatta Federica Renna, difensore di Romina: “oggi è una giornata importante perchè finalmente è stata compresa una circostanza importante che era chiara fin dall’inizio. Mimì non si era allontanato volontariamente, non si poteva parlare di sequestro e c’erano degli elementi che facevano parlare di omicidio. Abbiamo sofferto in questi anni perchè abbiamo provato ad indurre l’attività investigativa, ma non sempre trovavamo riscontro. Nelle sedici pagine di ordinanza abbiamo ritrovato una ricostruzione realistica, che sta dando luce a gridare la verità”. In merito alle contestazioni che riguardano Romina, l’avvocato Renna precisa “abbiamo delle argomentazioni e spiegazioni convincenti”.

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