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Il 28 maggio: vengo anch’io

 

Finalmente il Governo ha deciso la data per lo svolgimento dei Referendum. Il 28 maggio potremo votare a favore dei due Referendum promossi dalla Cgil per ridare diritti e dignità a chi lavora, eliminando i voucher e reintroducendo la responsabilità solidale delle imprese negli appalti. Come Comitati per la Costituzione abbiamo chiesto con forza la fissazione della data dei due referendum. Ora occorre contrastare due manovre che vogliono toglierci il diritto di votare e di partecipare. La prima è rappresentata dal tentativo di modificare la legge in vigore sui voucher, che sono diventati il principale canale per estendere lavoro nero e precarietà, con l’obiettivo di fare solo ritocchi parziali della legge, senza intaccarne la sostanza, al solo scopo di togliere forza alla campagna referendaria. D’altronde, se si volesse fare una scelta coerente con la richiesta di modifica contenuta nel quesito, basterebbe soddisfare ciò che ha più volte ribadito la Cgil, che ha promosso i referendum, vale a dire che “i voucher debbono essere utilizzati solo dalle famiglie per retribuire la prestazione occasionale ed accessoria di disoccupati di lunga durata, studenti e pensionati”. Va respinto il tentativo del Governo e di una parte della maggioranza di confondere i termini della discussione su un tema decisivo per combattere la precarietà e la cui soluzione è l’abrogazione dei voucher per via referendaria, se prima non lo farà il Parlamento. La seconda riguarda la tentazione del Governo di tenere disgiunte le date del Referendum e delle elezioni amministrative, la cui unica giustificazione è di impedire che possa essere raggiunto il quorum (almeno il 50% + 1 dei partecipanti al voto) che rende valido il responso del voto. Questo comportamento non solo contrasta il principio democratico che rende doveroso favorire, in ogni occasione, l’espressione del voto del popolo sovrano, ma comporterebbe un aggravio di costi, valutato in centinaia di milioni, che è ingiustificabile in un Paese ogni giorno assillato da esigenze di bilancio. In realtà la manovra di far saltare il referendum puntando sul mancato raggiungimento del quorum è destinata a fallire. I risultati del voto del 4 dicembre sono troppo freschi per essere ignorati. Il malessere sociale sfociato nel No, questa volta si può riproporre e sfociare nel Sì. Il referendum costituzionale ha messo in moto energie popolari e voglia di partecipazione che non possono essere sopite. Anche i risultati del voto olandese, che ha visto una straordinaria partecipazione dei cittadini (hanno votato l’82% degli aventi diritto), dimostrano che le mediocri classi dirigenti europee non possono più sperare nel sono delle masse. Il 28 maggio ci siamo anche noi, il popolo della costituzione. Parafrasando Iannacci possiamo cantare: vengo anch’io.
edito dal Quotidiano del Sud

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