Fonderie Pisano, dopo il no del Tar di Salerno scatta la protesta dei lavoratori. Ad accendere la miccia la decisione del Tribunale Amministrativo che ha respinto il ricorso presentato dalla proprietà contro la decisone della Regione Campania di negare il rilascio dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), fondamentale per lo svolgimento delle attività nel sito salernitano. I lavoratori hanno cosi deciso di costituire un presidio permanente: una mobilitazione che andrà avanti almeno fino a lunedì prossimo, quando a Roma ci sarà un nuovo incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il decreto della Regione dello scorso 26 Marzo, motivato da ragioni ambientali e di salute, aveva causato la sospensione delle attività produttive. Un blocco, alla luce della decisione del Tar, destinato a perdurare. La settimana scorsa il sindacato aveva avuto un confronto con alcuni assessori regionali, durante il quale si era sottolineata la necessità di individuare una soluzione in grado di trovare il giusto equilibrio tra gli interessi produttivi e quelli di salvaguardia del territorio. La decisione del Tar, come facilmente intuibile, è destinata a complicare ulteriormente la vertenza.
La vertenza Fonderie Pisano si intreccia, come noto, con l’operazione rilancio che interessa lo stabilimento ex ArcelorMittal di Luogosano, per il quale il gruppo salernitano ha sottoscritto un preliminare di acquisto. Un’operazione osteggiata da buona parte del territorio per l’impatto ambientale che l’investimento potrebbe avere in un’area dedita all’agricoltura e alle produzioni di eccellenza. L’Asi di Avellino è infatti impegnata, in sinergia con il Consorzio di Salerno, nella ricerca di un sito alternativo che potrebbe sbloccare le proposte già in campo per il rilancio dello stabilimento irpino: quella della sannita Idroambiente, della TMM di Rocca San Felice e di EKD (Engineering, Know-how, Design) Project con sede a Flumeri e stabilimento proprio nell’area industriale di San Mango sul Calore.


