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Di Gianni Festa

Fedeli alla linea dettata da Guido Dorso, cento anni fa con la nascita del Corriere dell’Irpinia, e con l’obiettivo di mantenere desta l’attenzione sulla difesa degli interessi del Mezzogiorno in una Italia unita, siamo chiamati in queste ore a gridare forte contro il tentativo arrogante di spaccare il Paese, usando lo strumento legislativo dell’Autonomia regionale differenziata. In pratica Nord contro Sud. Quel settentrione che ha succhiato dal meridione forza lavoro ed energie intellettuali, diventando ricco a danno di quel “popolo di formiche” citato da Salvemini mentre recensiva l’opera di Tommaso Fiore, spunto di una sua profonda analisi sulle condizioni del Sud Italia. La mobilitazione del “no pasaran” che si va registrando tra le parti più illuminate e operose del Mezzogiorno contro la “secessione dei ricchi” analizzata da Gianfranco Viesti e sposata da chi ha a cuore l’unità d’Italia è un segnale straordinario contro un governo patrigno di destra che adottando un metodo dal sapore di strisciante fascismo – e con la complicità di una classe dirigente meridionale asservita al potere, trasformista e clientelare – vuole imporre un golpe contro l’Italia della Resistenza, nata dall’antifascismo con una Costituzione a guardia dei valori della libertà e della democrazia nella unità del Paese. Questa mobilitazione è un bene per il Sud che trova finalmente la strada maestra per quel riscatto necessario auspicato proprio da Dorso nella corrispondenza con il torinese Piero Gobetti, auspicio sintetizzato nella frase “la Rivoluzione o sarà meridionale o non sarà”. Ecco allora che quel popolo di formiche si arma stavolta di grande volontà per correggere la storia negativa di un insopportabile vassallaggio che ha alimentato spopolamento e povertà, facendo pagare un alto prezzo alle zone fragili delle aree interne. Si muovono oggi contro la legge dell’Autonomia differenziata una, dieci, cento associazioni locali del Sud, con le loro sigle agguerrite e pronte a dire: “L’italia è una e non si tocca”. Svimez, Svimar, costituzionalisti di chiara fama, sindacati, operai, intellettuali diventano costruttori di legalità rendendo forte il pensiero e l’azione contro ogni tentativo arrogante di chi vuole una legge che intende riportare indietro le lancette dell’orologio. Non è solo questo tentativo di penalizzare il Mezzogiorno. C’è la promessa della premier Meloni di dare attuazione al cosidetto “Piano Mattei” per lo sviluppo delle risorse energetiche nel Sud che è diventato un fantasma o la Zes unica le cui decisioni sono prese da una cabina di regia centralizzata presso palazzo Chigi. Se questo è, l’altra faccia della medaglia ci parla di un sud tradito anche dal suo interno da governi, e non solo quello attuale, eufemisticamente almeno latitanti. Il tema della criminalità organizzata che agisce da antistato nel Mezzogiorno e che nelle sue pieghe occulte narra di una complicità tra istituzioni e potere criminale (il recente caso che ha visto Nicola Oddati arrestato per il caso della ricostruzione del Rione Terra di Pozzuoli) è elemento discriminante per coloro che raccontano di un Mezzogiorno sporco, brutto e cattivo. E ancora. I ritardi, reali ma molte altre volte presunti, nella capacità di spesa degli amministratori locali meridionali sono un’altra freccia nell’arco di chi accusa la classe dirigente del Sud; questi accusatori, però, sono anche i promotori di una velocizzazione della costruzione del Ponte sullo Stretto che rappresenta un grande richiamo per la criminalità attratta dai grandi capitali. Questo è un ulteriore elemento di contraddizione di chi alimenta la disunità tra nord e sud. E fa specie che anche autorevoli esponenti del Mezzogiorno, come il giurista Sabino Cassese, irpino di nascita, in questa vicenda dell’autonomia differenziata regionale sembrano barcamenarsi, laddove, da meridionalisti convinti qual sono, dovrebbero assumere un atteggiamento contrario a un provvedimento che si traduce nella penalizzazione del Mezzogiorno. Chi vuole la crescita del Sud deve marciare con quel popolo di formiche che vuole l’Italia unita nell’Europa, con lo sguardo costruttivo rivolto verso i paesi del Mediterraneo che oggi appaiono l’ultima spiaggia dell’umanità.

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