di Antonio Polidoro
Un “campus” e’ un complesso attrezzato di edifici, giardini, impianti sportivi, strutture ricettive, destinato alle attività didattiche.
E un “campus”, sul modello che fedelmente ricalcava le linee di una struttura universitaria degli “states” era il generoso contributo di affetto e vicinanza che gli americani avevano destinato ad Avellino e al suo Conservatorio colpiti dal devastante terremoto dell’ottanta.
Uno stanziamento decisamente “importante” che avrebbe dotato la città e la provincia di una struttura preziosa e funzionale.
“I vecchi sono come pergamene e filastrocche/ che suonano e raccontano storie e musiche”…così Gaia Pellecchia, allieva di una scuola romana, in una poesia premiata nel contesto del premio letterario “Viva gli Anziani” , promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.
I vecchi allora hanno il dovere di “raccontare” ?
Detta così la cosa assume i contorni di un esercizio di retorica a buon mercato ma è pur vero che dalla “memoria orale” nasce ,talvolta, la voglia di approfondimento che si traduce nella ricerca delle fonti documentarie.
Allora ,da vecchio neppure in buono stato di…conservazione, raccontero’ le vicende di un Campus …mai nato.
Quando si manifesto’ l’intenzione degli americani di provvedere alla costruzione di un Conservatorio nell’ Irpinia devastata dal terremoto si manifestarono due “scuole di pensiero “, entrambi valide e meditate, sull’ubicazione della nuova struttura.
La vecchia sede, storicamente e architettonicamente preziosa, il Palazzo De Conciliis di Piazza Duomo , oggi che il Cimarosa ha opportunamente allargato il suo campo d’azione che si concretizza in una offerta formativa che percorre i nuovi “itinerari”della musica, non avrebbe contenuto neppure un dipartimento…
Il problema della ricerca di una sede meno angusta c’era e si sarebbe presentato con maggiore drammaticità: una decina di aule e un auditorium ricavato , peraltro con brillanti soluzioni architettoniche, in un vano terraneo della illustre struttura.
Tutto qui!
L’offerta degli americani era, pertanto, la soluzione di un problema avvertito sin dalla fondazione.
Ma occorre partire da lontano.
Quando il ministro Riccardo Misasi decise di arricchire l’Italia di nuovi Conservatori i vari esponenti politici locali pensarono saggiamente di dirottarne qualcuno nei loro collegio elettorali : cosa buona e giusta.
Lo stesso ministro penso’ a Cosenza, Colombo a Potenza e Matera, Remo Gaspari, padre protettore di Abruzzo e Molise, a L’Aquila e Campobasso, Andreotti a Frosinone e Latina, Gerardo Bianco e Ciriaco De Mita ad Avellino, la grande Tina Anselmi alla sua Castelfranco Veneto e ad Adria, la Toscana, rea di prediligere troppo “il rosso” in politica, fu incredibilmente ,e anche in questo campo particolare tagliata fuori e rimase con la sola Firenze e i suoi Pareggiati di Lucca, Livorno e Siena.
Una pioggia di Istituzioni Musicali che, finalmente, affiancavano gli storici Conservatori di Napoli, Milano, Palermo, Pesaro. Roma, Venezia….
Avellino ebbe il suo Conservatorio.
Che nacque col piede giusto perché affidato a Vincenzo Vitale e alla grande intelligenza organizzativa ,suffragata da autentica passione, di Ettore Maggio che affrontò a piu’ riprese emergenze particolarmente impegnative.
Si trattava di pensare ad una sede e la scelta felicemente cadde sulla sede della Camera di Commercio, istituzione che poteva ormai contare sulla nuova sede di via Cassitto.
Ettore Maggio dette anima e corpo in questa impresa, improba e complessa, di trasformare una semplice “sede di uffici” in un Conservatorio da dotare, peraltro, di strumenti musicali “all’altezza”.
Ebbe per fortuna nella prima fase dell’operazione, un interlocutore intelligente e disponibile nel preside Matarazzo, all’epoca attivissimo Assessore al ramo.
Alla direzione si avvicendarono i grandi nomi della produzione musicale del novecento napoletano, in primis Aladino Di Martino, compositore di freschissima quanto originale vena e Bruno Mazzotta, mostro sacro della didattica della Composizione.
Quando il sisma del novembre 80 rese la sede inagibile al timone c’era Filippo Zigante, colto e intelligente maestro del Teatro San Carlo ma tutti si giovavano del prezioso sostegno dell’infaticabile maestro Piero Carella.
Sulle spalle forti dello storico presidente Maggio il pressoché esclusivo compito di provvedere a mantenere viva l’azione didattica del Cimarosa.
Un compito ingrato in un desolante panorama di strutture inagibili.
Il Conservatorio vagava dalla Ferrovia a Rione Parco e l’offerta americana si rivelò in tutta la sua fisionomia di “soluzione del problema” di un Conservatorio che cresceva nella qualità dell’offerta formativa e nel prestigio dei docenti ma che, essenzialmente, non aveva mai avuto una sede.
Si trattava di canalizzare negli ardui rivoli della realizzazione di una struttura complessa l’intervento americano.
E qui va sottolineato un aspetto di quella vicenda del post terremoto che ormai nessuno più conosce e ricorda: chi poteva raccontarlo non c’è più e a chi scrive resta il compito, quale fortunato superstite, di narrare quanto ancora ricorda.
In realtà gli americani avevano intenzione di fare le cose in grande: proponevano un campus che ricalcava una struttura universitaria di una città americana: qualche ettaro di superficie tra nucleo didattico, sale da concerto, unità abitative dotate di tutti i servizi per gli studenti, una sala mensa con una mastodontica cucina e un complesso sportivo che comprendeva una piscina olimpionica coperta …
C’era certamente dell’altro.
Maggio si entusiasmo’ all’idea e si diede alla ricerca di un’area adatta ma la superficie era tanta…e occorreva decentrare.
Il sindaco dell’epoca, Nacchettino Auriggemna vedeva la cosa in modo diametralmente opposto: il Conservatorio, istituzione Culturale, doveva rimanere ne Centro Storico.
Ettore Maggio teneva i contatti con le autorità diplomatiche di Roma che avevano delegato il Consolato di Napoli.
Il tempo passava e il Console incalzava.
Erano due posizioni oneste e comprensibili.
Oggi l’avrebbe spuntata il Presidente Maggio.
Tutti i campi universitari sono decentrati ad iniziare da quello, gigantesco e funzionale, dell’Università della Calabria sulle rive del Crati, in territorio di Rende, come , del resto, lo stesso campus di Fisciano.
Maggio si batte’ come un leone ma alla fine il Comune ebbe la meglio.
Non fu semplice ricavare l’angusta area dell’attuale struttura che, comunque, presenta caratteristiche di indiscutibile funzionalità.
L’aspetto assolutamente negativo della vicenda fu che fu speso un quarto delle risorse che gli americani avrebbero messo a disposizione.
Il Conservatorio è rimasto nel centro storico, è cresciuto , è diventato una Istituzione viva e aperta ai nuovi orizzonti.
Oggi la direttrice Della Sala passa il testimone al maestro Massimo Testa, impegnato nella direzione d’orchestra, un musicista di scuola mazzottiana che porterà certamente avanti l’ondata di rinnovamento che i direttori Carmine Santaniello e Maria Gabriella Della Sala hanno saputo operare.
Si apre un nuovo capitolo ma la festa del quarantennale si sarebbe potuta celebrare sulla collina di Picarelli.
Magari con un ricco buffet a bordo piscina…

