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Scontro Governo-Stellantis: cambiano i nomi delle auto, ma la produzione resta all’estero

Un’auto chiamata “Milano” non si può produrre in Polonia. Questo lo viete la legge italiana. Quindi un’auto che si chiama così deve essere prodotta in Italia“. Queste le parole molto dure del ministro del Made in Italy Aldolfo Urso nel commentare l’ultima scelta di Stellantis.

Oggetto della contesa è la nuova Alfa Romeo, battezzata appunto “Milano“, prodotta in territorio polacco. Che manda su tutte le furie il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ammonisce il biscione: nel 2003 è stata introdotta la legge cosiddetta “Italian Sounding”, che prevede una sanzione per chi utilizza nomi italiani per una produzione estera.

L’alzata di scudi da parte dell’esponente del governo meloniano ha sortito i suoi effetti. E allora Stellantis ha comunicato che la nuova auto si chiamerà “Junior” e non più come il capoluogo lombardo. Nome italiano o meno, la produzione resta in Polonia.

Una querelle che avrebbe del comico se la situazione non fosse grave. Il caso “Milano” è l’emblema di una sottaciuta politica industriale di Stellantis che punta sempre più a delocalizzare la produzione all’estero smantellando gli stabilimenti italiani.

Eppure, Urso spiega che “si sta lavorando per mettere in condizione Stellantis di produrre almeno un milione di veicoli nel nostro paese“. Ma di strategie di politiche industriali, nemmeno l’ombra.

Intanto il gruppo Exor – che controlla tra le altre anche Stellantis – in una lettera agli azionisti ha comunicato i risultati del 2023, registrando profitti da 4,19 miliardi di euro. E non è finita qui.

Nel 2023 il valore di Stellantis ha visto un incremento del 59%. Insomma, per Elkann e soci ci sono stati tempi peggiori. Dati che stonano con quanto viene messo in campo nei principali stabilimenti italiani. I continui incentivi alle uscite volontarie e al pensionamento anticipato cozzano con i fatturati in continua crescita.

Nonostante questo, l’amministratore delegato Carlos Tavares continua a definire “fake news” le notizie che vorrebbero l’ex Fca lontana dall’Italia. Il beneficio del dubbio è d’obbligo. Polonia, Serbia e Olanda ringraziano.

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