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Ingroia: “Con la separazione delle carriere una magistratura troppo condizionata dalla politica”

Ha lavorato a stretto contatto con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel pool antimafia di Palermo. Quando in Sicilia rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, venivano uccisi dalla mafia dei Corleonesi. Nel 1992 è stato sostituto procuratore a Palermo, con Borsellino procuratore aggiunto, prima della strage di via D’Amelio. Oggi, Antonio Ingroia è avvocato, da dieci anni non fa più indagini, come ha detto durante la discussione del suo libro “Le trattative”, nella sala consiliare della cittadina ufitana, e scrive, come editorialista, per “Il Fatto Quotidiano”.

Ingroia, come è cambiata l’Italia dai tempi del pool di Palermo ad oggi?

“In alcune cose in meglio, perché la mafia è meno aggressiva, non compie più delitti e stragi. Però è cambiata anche in peggio, in quanto oggi c’è quella finanziaria, che si infiltra nella politica. La mafia finanziaria è, di gran lunga, meno attenzionata”.

La magistratura che cosa dovrebbe fare?

“Dovrebbe essere intransigente, come quella di maestri quali Falcone e Borsellino. La politica è invece molto permeabile. I modelli virtuosi che quei magistrati ammazzati ci hanno lasciato si sono un po’ persi”.

I giovani che manifestano contro la mafia sono la speranza di questo Paese?

“Ci credono ancora alla lotta alla mafia, ma la classe dirigente è lontana da quei modelli”.

Lo Stato ha vinto contro la mafia?

“È difficile sradicarla, ancora oggi, ma non sarebbe impossibile. La mafia militare, sicuramente, è stata ridimensionata, per questo non ci sono più omicidi e stragi. Ma resiste quella dei colletti bianchi, degli insospettabili legata al business dei rifiuti, dei casinò, dei giochi online, del traffico di esseri umani. Per la mafia, qualsiasi settore diventa appettibile e non c’è grande sensibilità per comprendere che costituisce, tutt’ora, uno dei problemi più grossi del Paese”.

Cosa ricorda di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?

“Ne ho tanti, e soprattutto credo che avremmo bisogno di loro come modello di intransigenza. L’Italia di oggi è accomodante nei riguardi della corruzione, della mafia e dei politici corrotti. Che sono stati condannati per fatti di mafia e sono tornati a fare politica. In Sicilia, ad esempio, sono stati determinanti per l’elezione del presidente della Regione e del sindaco di Palermo. Significa che la mafia è tornata ad essere forte e manca, come dicevo, l’intransigenza che avevano i miei maestri”.

Cosa pensa della riforma della giustizia?

“È catastrofica, tende a ridimensionare il ruolo della magistratura stessa che oggi non è quella di Falcone e Borsellino ma comunque va difesa, in particolare nella sua autonomia ed indipendenza. E non lo si fa, certamente, con la separazione delle carriere. Un modo, questo, per assoggettare i pubblici ministeri al potere politico”.

 

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