Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avellino ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini, gravemente indiziati di estorsione, anche tentata, e usura aggravate dal metodo mafioso e dall’agevolazione del clan Pagnozzi, storico sodalizio camorristico della Valle Caudina.
La misura è stata adottata oggi, 5 agosto, dopo il fermo eseguito il giorno precedente dai carabinieri del Nucleo investigativo dei Comandi provinciali di Avellino e Benevento, con il supporto delle Compagnie di Avellino e Montesarchio, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.
Il gip Fabrizio Ciccone non ha convalidato il fermo, ritenendo insussistente il pericolo di fuga che ne aveva motivato l’adozione. Ha però ravvisato la sussistenza delle esigenze cautelari indicate dal pubblico ministero della Dda di Napoli, Vincenzo Toscano, disponendo la custodia in carcere per Mario De Paola, 33 anni, di San Martino Valle Caudina, e Giovanni Sepe, 39 anni, di Cervinara. Successivamente il giudice ha trasmesso gli atti, per competenza, all’autorità giudiziaria di Napoli.
Secondo l’ipotesi investigativa, gli indagati sarebbero coinvolti in due distinti episodi. Il primo riguarda un ventisettenne della provincia di Avellino che, dopo aver ricevuto un prestito di 500 euro, avrebbe restituito nell’arco di una settimana 1.350 euro, continuando comunque a subire richieste di denaro accompagnate da minacce e violenze.
Il secondo episodio avrebbe avuto come vittima un ventottenne originario della provincia di Napoli e residente nell’Avellinese, dipendente di una nota catena di supermercati. In base alle indagini, sarebbe stato costretto, attraverso ripetute intimidazioni, danneggiamenti e tentativi di incendio nei pressi della propria abitazione, a consegnare somme di denaro per favorire l’assunzione di persone provenienti dalla Valle Caudina, a far assumere un pregiudicato indicato dagli indagati e a versare ulteriori somme a titolo estorsivo.
L’attività investigativa si è sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamento, acquisizione e analisi di immagini di videosorveglianza, attività istruttoria e riconoscimenti fotografici. Gli elementi raccolti, secondo gli inquirenti, hanno delineato un quadro indiziario ritenuto grave e hanno evidenziato l’urgenza di intervenire anche in considerazione della presunta disponibilità di armi da parte degli indagati.
Nel corso dell’udienza di convalida, celebrata in videoconferenza dal carcere di Avellino, i due indagati , assistiti dagli avvocati Fabio Russo e Vito Pacca, hanno respinto le contestazioni rendendo dichiarazioni spontanee.



