di Virgilio Iandiorio
Quando si parla di patrimonio culturale dei nostri paesi si pensa in genere ai monumenti più significativi che vi si trovano (chiese, palazzi, piazze, giardini ecc.); difficilmente pensiamo alle persone che custodiscono una quantità di ricordi tratti dalla quotidiana esperienza e dalle relazioni che si stabiliscono tra la gente dello stesso paese o di quelli vicini. E può sembrare un paradosso: oggi trascuriamo quello che tra qualche decennio andremo ricercando tra le pieghe di un libro o di una fotografia.
Con l’amico Fausto Baldassarre qualche giorno fa siamo andati a ritroso nel tempo, quando la domenica a Montefalcione, suo paese natale, ci fermavamo a chiacchierare con tanti amici. E ogni volta era una sorta di “amarcord” (fortunata parola che rievoca non solo il famoso film di Fellini con lo stesso titolo, ma è qualcosa tra la nostalgia-il ricordo-il rimpianto). Anni fa, incontravamo spesso nella piazza di Montefalcione un suo compaesano, Nuccio, che per la simpatia superava tutti. Poiché da qualche tempo era molto raro vederlo passeggiare in piazza, andammo a trovarlo a casa sua. Forse sentivamo che ci avrebbe lasciato. Morì, infatti, non molto tempo dopo la nostra visita.
Carmine Noviello, conosciuto da tutti in paese col nome di Nuccio, era un affabulatore. Le sue parole si accompagnavano ai gesti delle sue mani, ragion per cui bisognava ascoltarlo e osservarlo. Come tanti della sua generazione aveva fatto nella vita diversi mestieri, ultimo quello di portalettere. A lui piaceva parlare soprattutto della sua esperienza musicale nella banda di Montefalcione, ma anche di quella nelle bande di altre cittadine.
Lo ascoltammo con molta attenzione e curiosità. Il suo racconto toccava vari aspetti della vita del paese, e dei suoi personaggi. La trascrizione della sua chiacchierata ha subito qualche ritocco per una più agevole lettura, mettendo da parte quei modi bizzarri di trascrivere il nostro dialetto che alla fine finisce con l’essere incomprensibile e illeggibile anche per chi ha fatto la trascrizione. Qui riportiamo alcuni dei suoi racconti, tutti piacevoli ed “educativi”
“No cristiano di San Mango si fece un paio di scarpe nove e quanno se mittio, o iuorno ra festa, disse “San Teodò [S.Teodoro patrono di San Mango sul Calore], se ste scarpe me fai rurà n’anno, l’anno che vene ti porto no mezzetto di grano”. Che vuole, sto povero disgraziato roppo quatto cinco iuorni dalla festa cario malato. Stio sette otto misi malato; ste scarpe mbietto o muro appese, le scarpe bone, ( prima la puntina gnovata e scarpe appese, se no la gente co i zuoccoli, scarpe a zuoccoli e compagnia bella). Passao st’anno, il voto lo teneva, si mette il mezzetto di grano ncoppa le spalle e va rinto a chiesa. “Tiè, San Teodò, te ne puozzi verè bene di sto grano come io m’aggio visto bene di ste scarpe”.
Sibbione era no povero cristiano, no pover’ uomo, era rimasto solo; non teneva nisciuno e pensao: “Oggi è Pasqua”. Quannno fu Sabato Santo si fece una sarcena di spine e nzippao rint’ a forca, un forcone, attaccao co i salici e sa mittio nguollo [addosso] e ivo [andò] a Lapio. Nanzi a chiesa esceva a messa, la chiesa del Carmino. “Che belle spine” faceva una signora “le mittimo vicino a quillo varo (apertura)”. “Ma come facimo -riceva o marito-. Oggi è festa come le portamo”. Fece mizziuorno e tutti quanti se ne ierono. Sibbione si scaffao le spine nguollo e se ne ivo [se ne ritornò a casa]. Arrivato a una parte, si stancao, le menao [gettò] sotta no lemmete. “Sibbiò, come ha passato sta Pasqua?” chiedevano i suoi paesani; “Riuno e senza messa” risse [rispose].
Una signora di famiglia nobile di Montefalcione, dalla quale tutti i sabati andavano i poveretti e lei ci dava un soldo ciascuno. Ora questa signora che fa; trovao rinto a l’uorto no doppio soldo. S’era un poco arrugginito rinto a terra; allora pigliao e ncoppa a rena lo pulizzao no poco. Lo diede al povero e disse “Ci vediamo oggi a quindici” ,”Signò, trovativi o pezzente, pecché non ci vengo più” disse. La signora pensava che avendo dato non uno ma due soldi, il sabato successivo non avrebbe dato il soldo”.



