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Sviluppo, ma più “umano”

 

L’impugnazione da parte del Consiglio dei Ministri della legge regionale campana contenente la moratoria contro l’eolico e la giornata a Bruxelles del presidente della provincia Gambacorta quale membro del Comitato delle Regioni per le problematiche energetiche ed ambientali, ripropone la necessità di un Piano Energetico Ambientale Regionale, coerente con gli indirizzi del Cop 21 di Parigi del dicembre 2015 che ha prodotto un accordo mondiale sul clima firmato da 175 Paesi. L’obiettivo di fondo dell’accordo raggiunto è quello di una crescita globale usando energia pulita, ossia rinnovabile. Nella nostra realtà provinciale il dibattito sulla complessa materia registra una nota di protesta di Rifondazione Comunista, contro la impugnazione del Governo Renzi e l’accusa al partito democratico di non aver sostenuto adeguatamente la legge regionale dello scorso aprile e la connessa moratoria contro l’eolico selvaggio. L’accusa comprende le odiose trivellazioni e l’espropriazione di potere decisionale delle comunità locali con il conseguente aumento di potere nelle mani delle multinazionali petrolifere. Mentre infuria la polemica a livello locale, si corre il rischio di non cogliere le linee di tendenza globale sul boom delle rinnovabili che, secondo autorevoli osservatori, costituisce la più grande opportunità di investimento del secolo. Altresì si corre il rischio di essere frastornati dalla stessa terminologia scientifica che i mezzi di comunicazione propinano alla pubblica opinione. All’interno di questo orizzonte vastissimo, frattanto, va sottolineato che la voce "efficienza energetica" è entrata da questo anno, nell’autorevole enciclopedia italiana Treccani, come lo strumento attualmente più conveniente per ridurre i costi energetici delle famiglie e del sistema produttivo e migliorare la qualità dell’ambiente. La situazione italiana sulle rinnovabili è fotografata dal recentissimo rapporto in materia del dipartimento Attività produttive della Camera che, per il 2015, cita la quota di rinnovabili pari a 21,1 milioni equivalenti di petrolio (mtep) con un peso del 17,3% dei consumi lordi nazionali, valore superiore – una volta tanto – a quello del 17% assegnatoci dalla Commissione europea per il 2020. Secondo Vincenzo Balzani, professore emerito dell’università di Bologna e consulente scientifico del WWF, si può fare di più, specialmente con il fotovoltaico, da realizzare non sui campi, ma sui tanti tetti e capannoni industriali disponibili nel nostro Paese. L’autorevole chimico, convinto assentore della lenta riconversione dell’industria estrattiva nazionale e sostenitore dei "No Triv" sottolinea il basso investimento di capitali e l’alto impiego di lavoro per la realizzazione di progetti fotovoltaici: è la soluzione più conveniente per il contesto italiano povero di capitali e bisognoso di occupazione. Lo stesso Balzani invita tutti a leggere l’enciclica di Papa Francesco, la Laudato sì, in cui il pontefice sollecita l’abbandono dell’energia fossile per iniziare un urgente processo di riconversione industriale. Sul futuro delle rinnovabili è chiaro Gianluca Ruggieri, ricercatore di Fisica teorica e ambientale dell’Università del’Insubria di Varese e presidente di una cooperativa di 980 soci che realizza impianti a basso impatto nelle rinnovabili con vendita di energia ad un’altra cooperativa, la "E’ nostra". In Italia – sostiene Ruggieri – non c’è stato l’aumento dei consumi energetici che tutti si aspettavano all’inizio degli anno 2000, tanto da determinare il fenomeno delle centrali smontate e delocalizzate al punto che, attualmente, abbiamo circa la metà delle centrali spente perché non c’è domanda. In particolare, durante i giorni estivi – continua Ruggeri – "gli impianti di energia rinnovabile hanno coperto l’intero fabbisogno. In realtà se in Italia calano i consumi di energia ciò è dovuto solo in parte per la crisi. I consumi calano perché dalle auto alle abitazioni, l’efficientamento, sta facendo passi da gigante. E siamo solo all’inizio di una rivoluzione. I responsabili istituzionali locali, regionali e nazionali, promotori delle politiche ambientali e dello sviluppo del territorio, dovrebbero abbandonare decisamente la tentazione di provvedimenti demagogici per imboccare la via maestra delle conoscenze scientifiche che vanno coniugate con la dimensione umana e sociale delle nostre comunità: e il monito di Papa Francesco con il suo nuovo, straordinario e concreto umanesimo.
edito dal Quotidiano del Sud

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