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Nella chiesa di San Francesco i nuovi arredi sacri di De Conciliis: valorizzare questo luogo partendo dalla semplicità della pietra irpina. Così il murale parla ancora al nostro tempo

Il parroco don Michele Ciccarelli: può diventare strumento di rilancio del quartiere. Pronto a partire l’intervento di restauro

“Questa chiesa può diventare un unicum tra le chiese del Mezzogiorno e offrire un contributo decisivo al rilancio dell’intero quartiere della Ferrovia”. Lo sottolinea con orgoglio don Michele Ciccarelli, parroco della chiesa di San Francesco nel presentare i nuovi arredi sacri disegnati dal Maestro Ettore De Conciliis, già autore del Murale della Pace “Volevamo che la chiesa fosse contraddistinta da uno stile unitario – prosegue Ciccarelli – e siamo convinti di esserci riusciti. Vogliamo realizzare una vera cittadella conciliando spiritualità e cultura, nel segno di un rinnovamento nella continuità, senza rinunciare a ciò che è stato realizzato fino ad ora, attraverso un dialogo tra tradizione e modernità. Stiamo lavorando a una progettualità ben precisa, coordinata dal Maestro Ettore De Conciliis, che comincia a dare i suoi frutti. Una progettualità che proseguirà con il ciclo di opere dedicato a San Francesco e l’intervento di restauro del Murale della pace”.

A sottolineare la valenza di cui si caricano i nuovi arredi sacri del presbiterio il Maestro Ettore De Conciliis “Abbiamo voluto che fossero realizzati nella pietra irpina, già usata sia nella pavimentazione che nell’altare. Dal fonte battesimale all’ambone, dal tabernacolo ai sedili in pietra e in legno, volevamo che dialogassero con il Murale della pace. Abbiamo scelto di partire dalla semplicità francescana, dal materiale alle forme stilizzate capaci di richiamare la simbologia cristiana, basti pensare al taglio sull’ambone che si fa riferimento alla ferita nel costato del Cristo ma anche allo stelo della pianta d’ulivo, alle foglie incastonate nella pietra simbolo delle fiammelle dello Spirito Santo o ancora all’ascensione del Cristo dalle pietre del sepolcro tombale. Sono orgoglioso, inoltre, che questi interventi nascano dalla sinergia tra forze differenti, la Chiesa di Avellino, la Sovrintendenza, il Comune di Avellino con la collaborazione di artisti irpini come l’architetto Alessandro Di Blasi e lo scultore Egidio Iovanna proprio come accadde quando io e Rocco Falciano, con il sostegno di don Ferdinando Renzulli, realizzammo il murale. Un percorso che dovrebbe completarsi con la realizzazione del ciclo di opere pittoriche dedicate a San Francesco sulle pareti della chiesa”. E a chi gli chiede come si possa valorizzare questa chiesa spiega come “sia necessario continuare ad arredarla nel rispetto della sobrietà e dello spirito che la contraddistingue, senza mai cercare la sontuosità”

Ribadisce la forza di cui si carica il Murale della pace “a distanza di oltre 50 anni, il suo messaggio di dialogo tra fedi e ideologie differenti è ancora forte e parla ai potenti della Terra, in un momento in cui ci sono ancora guerre che imperversano. Lo dimostrano le tesi di laurea discusse all’Università La Sapienza e alla Gregoriana di Roma.  Si tratta dell’unica opera di arte contemporanea presente in Campania. E’ la conferma che la Chiesa ha bisogno di un’arte sacra contemporanea che vada al di là del puro decorativismo e pietismo dell’iconografia tradizionale”. E spiega come presto “partirà l’intervento di restauro del Murale costretto a fare i conti con la minaccia dell’umidità. Un intervento esterno di coibentazione è stato reso possibile dal sostegno del Comune, voluto dal precedente sindaco Gianluca Festa. A questi lavori dovrebbe affiancarsi anche un secondo intervento all’interno. Speriamo di poter contare sul sostegno della diocesi”. E colpisce proprio la presenza dell’ex primo cittadino Festa che ha voluto essere presente all’incontro. Don Luigi Di Blasi, per anni alla guida della chiesa di San Francesco si dice contento di avere condiviso un pezzo di storia della chiesa, sottolineando come l’arte sacra “diventi strumento di evangelizzazione e come questi arredi sacri si facciano simbolo di una comunità costruita su pietra”. E’, poi, Paolo Apuzza in rappresentanza della Sovrintendenza a sottolineare l’importanza del dialogo tra gli enti per garantire la salvaguardia delle opere d’arte e la sobrietà degli arredi che sembrano farsi parte integrante del murale. Mentre Alessandro Di Blasi ricorda come Ettore de Conciliis abbia segnato come pochi il modo di fare arte, per poi soffermarsi sugli interventi di consolidamento e isolamento che partiranno all’interno della chiesa. A chiudere l’incontro la santa messa officiata dal vescovo Arturo Aiello

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