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Le indagini dalle Aree interne: troppe partenze, poche restanze. Servono risposte mirate

Le sollecitazioni emerse durante l’audizione della terza commissione regionale, dall’Università al CREA alle associazioni

“Oggi, ad Avellino, la commissione speciale Aree interne del Consiglio regionale della Campania ha tenuto un’importante audizione con imprenditori agricoli, sindaci, sindacati e associazioni di settore. Abbiamo raccolto contributi utili alla stesura di una proposta di legge nazionale che migliori la governance delle aree interne, territori strategici per lo sviluppo regionale ma afflitti da problematiche ataviche. Vogliamo garantire all’Irpinia soluzioni concrete e un impegno costante. Bisogna porre le basi per una nuova politica territoriale che offra risposte tangibili alle sfide economiche, sociali e ambientali delle aree interne della Campania”.

Così il presidente della commissione Aree interne Michele Cammarano a margine dell’audizione,  che, tra assenze e presenze, ha aperto la seduta.

Se parliamo di emigrazione, le indagini di tipo rappresentativo condotte dalla docente di sociologia Stefania Leone dell’Università di Salerno mostrano come i giovani preferiscano rimanere, anche se costretti ad andare via, e con sofferenza. Una condizione che accomuna altre aree interne d’Italia, vedi realtà come il Trentino o il Nordest, dove non mancano condizioni occupazionali migliori, eppure anche lì si assiste ad una certa mobilità giovanile. Altro fenomeno, la restanza, quella descritta da Vito Teti: sono i giovani attivi, quelli che non lasciano la loro terra, e aspirano ad essere leader nei loro settori. Appare evidente che condizioni di lavoro competitive, welfare, dovrebbero accompagnare chi resta e chi vuol tornare.

Dove sono le responsabilità nel dare attuazione alle strategie nelle aree interne? Nel sistema istituzionale paese, riprende a sua volta Daniela Storti, ricercatrice CREA e direttrice Scuola giovani pastori, Rete rurale nazionale. Decresce la popolazione, decresce la superficie agricola, in Irpinia, salvo qualche eccezione, vedi Montella, Senerchia, Calabritto. Preoccupante il tasso di emigrazione, sempre troppo alto, gravissimo, ha sottolineato la ricercatrice, per paesi come Lacedonia, Calitri, Aquilonia. Ma ci sono risorse che vanno potenziate, vedi l’agricoltura, l’agroalimentare, l’allevamento, settore per il quale va fatta qualche riflessione in più. Partire dall’agricoltura, non dall’industria, per l’Alta Irpinia dove da anni si è intervenuto con la Snai, la strategia delle aree interne. Fare policy in maniera interattiva, cooperare, coprogettare sono alcuni dei termini emersi da questa ricerca molto più complessa e articolata.

“L’Irpinia è piena di aree interne e c’è tanto su cui lavorare. Stiamo spingendo per la realizzazione di invasi per trattenere l’acqua piovana e renderla disponibile durante i periodi di siccità. Bisogna affrontare inoltre il tema dello spopolamento: servono strategie politiche che rendano le nostre aree più attrattive, ha dichiarato Maria Tortoriello, direttore provinciale Coldiretti Avellino.
“L’agricoltura italiana, regionale e irpina ha vissuto due anni durissimi, dovuti ai cambiamenti climatici e ad un atteggiamento leonino da parte di alcuni soggetti nell’acquisto delle materie prime agricole. Servono dunque soluzioni rapide per supportare il mondo agricolo”, ha aggiunto Stefano Di Marzo, presidente provinciale CIA, che ha richiamato anche sull’emergenza ungulati, autentico flagello.
“Questo territorio ha bisogno di una nuova politica che non sia legata esclusivamente ai contributi PSR o alla nuova Pac. Serve una struttura imprenditoriale che metta insieme agricoltura, artigianato e commercio. Solo una grande filiera di piccoli imprenditori può risolvere le questioni delle aree interne”, ha detto Antonio Caputo, direttore provinciale Confagricoltura Avellino e sindaco di Aquilonia.

Più volte è emerso un altro aspetto, quello della necessità di digitalizzare il mondo agricolo, oltre a quello dei servizi, delle infrastrutture, della burocrazia che uccide la possibilità di fare impresa, come ha ricordato Giovanbattista Capozzi in rappresentanza del comune di Ariano e dei periti agrari di Avellino. Aspetti sottolineati dal vicepresidente della Comunità montana Alta Irpinia e vicesindaco di Calitri, Antonio Campana, che ha ricordato come il comparto cerealicolo, non solo vinicolo o castanicolo, sia anch’esso alla base dell’economia agricola in Irpinia.

Lo spopolamento delle aree interne è argomento affrontato da anni dall’associazione Svimar, che opera in tutte le regioni del Mezzogiorno. Il suo presidente Giacomo Rosa ha richiamato l’urgenza di affrontare i temi reali di queste terre, che hanno bisogno, appunto, di strutture e infrastrutture, e di quella legge nazionale a cui punta Cammarano, che aiuti gli agricoltori a produrre. Non solo. Il presidente Svimar ha ricordato come sia altrettanto necessaria la tutela di quei prodotti, attraverso una legislazione che semplifichi, pensando anche allo strumento della deroga. Il progetto su cui è impegnata l’associazione, la bretella Eboli-Calitri, va anch’esso nella direzione di fornire servizi a terre altrimenti lasciate a se stesse.

Altro argomento di cui si è discusso a più riprese, la paradossale crisi idrica che in questi mesi ha paralizzato l’Irpinia, emersa anche nel corso del G7 a Mirabella Eclano. Il direttore del Corriere dell’Irpinia, Gianni Festa, ha ricordato come la Regione Campania abbia rinunciato a difendere l’acqua irpina, e come, al tavolo decis

Gianni Festa

ionale tra le regioni interessate alla nostra acqua, la massima istituzione regionale fosse assente. Invitando al dialogo, al confronto, Gianni Festa ha chiuso con un’altra omissione sul campo: i fondi europei che giacciono nei cassetti di Bruxelles, o che vengono restituiti al mittente.

La commissione ha recepito tutte le indicazioni emerse. Alla prossima tappa di questo percorso. Sapendo che alle porte ci sono le elezioni regionali, e che, se più o meno ufficialmente, i giochi sono già cominciati.

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