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Famiglietti: “Non un terzo polo, ma una Margherita 3.0. A Renzi e Calenda dico: l’obiettivo è battere la destra”

L’ex parlamentare oggi riferimento di Progetto Civico di Onorato e Manfredi: “Contiamo più di 10 mila iscritti e oltre 800 comitati”. “Aree interne, servizi per essere attrattive e sinergia con le realtà metropolitane. Piattaforma logistica? Grave ciò che è successo: servono riferimenti istituzionali vigili”

La scorsa settimana a Napoli c’è stata la presentazione della segreteria regionale di Progetto Civico Italia, il movimento politico fondato e coordinato a livello nazionale da Alessandro Onorato e guidato in Campania da Carlo Puca, assessore all’immagine del Comune di Napoli.

Luigi Famiglietti, ex parlamentare dem, riferimento oggi di Progetto Civico in Irpinia, anche nella nostra provincia si registrano numerose adesioni.

Sì, Progetto Civico, come era nelle intenzioni iniziali, si sta progressivamente radicando sul territorio. Grazie al nostro coordinatore regionale Carlo Puca e al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che sta assumendo anche il ruolo di padre nobile di questa iniziativa politica.

La segreteria costituita il 4 agosto è rappresentativa dell’intera Campania. Per la provincia di Avellino abbiamo indicato il sindaco di Flumeri, Angelo Lanza, che ha due deleghe importanti: alle aree interne e all’agricoltura. Per il resto, il progetto sta suscitando molto interesse. Sono numerose le persone che chiedono informazioni e manifestano attenzione e sono convinto che ci saranno nuove numerose adesioni. A proposito, sul sito ufficiale ci può iscrivere (link–>Iscrizione – Progetto Civico Italia) o anche aprire un comitato locale (link–>Apri un Comitato – Progetto Civico Italia).

Per il momento registriamo l’adesione del sindaco di Monteforte, Fabio Siricio, che fa parte insieme a me anche della direzione nazionale. C’è Oreste Ciasullo, consigliere comunale di Savignano Irpino, che in passato è stato sindaco di Savignano e segretario generale dell’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa.

Tra i primi ad aderire sono stati anche Salvatore Antonacci, già amministratore comunale ad Atripalda e responsabile organizzativo del Pd provinciale, e Salvatore Petito, che ha fatto parte dell’Assemblea nazionale del Pd.

A Frigento è stato costituito un comitato e ha aderito Michele Genua, consigliere comunale ed ex vicesindaco. E questo è soltanto l’inizio.

Progetto Civico nasce come un progetto di amministratori che si mettono in rete per amministrare meglio. Che altro?

Nasce come un progetto di amministratori che si mettono in rete per migliorare la capacità di governo dei territori. Ma è anche uno spazio aperto ai cittadini. L’elemento che accomuna tutti è la volontà di cambiamento e l’idea che la politica debba tornare a essere partecipazione.

Vogliamo creare un luogo nel quale cittadini e amministratori possano portare idee, esperienze e contributi. E questo spazio si colloca chiaramente nel centrosinistra.

Riformisti uniti alle Politiche e convintamente nel Campo largo?

Me lo auguro. Non vogliamo costruire un terzo polo. Il nostro obiettivo è dare un contributo ulteriore al centrosinistra, rivolgendoci anche a quelle persone che non si riconoscono negli attuali partiti della coalizione.

La prospettiva è costruire un’alternativa alle destre. E oggi dobbiamo lavorare perché il centrosinistra possa presentarsi alle prossime elezioni politiche con una coalizione più ampia possibile, capace non soltanto di vincere, ma anche di convincere gli elettori sulla base di un programma condiviso.

Funziona l’intesa con Renzi e con Calenda?

Progetto Civico sta riscontrando un interesse significativo. Oggi contiamo più di 10 mila iscritti in tutta Italia e sono nati oltre 800 comitati. Le esperienze più forti sono nel Lazio e in Campania, ma ci sono segnali importanti anche in Sicilia dove ha aderito Controcorrente di Ismaele La Vardera.

È evidente che, in prospettiva delle Politiche, ci sarebbe bisogno di contenitori più grandi. Il mio auspicio è arrivare a una nuova Margherita, una Margherita 3.0, capace di mettere insieme riformisti, socialisti, laici, cattolico-democratici, civici e amministratori.

Ma perché questo accada serve la disponibilità di tutti. Oggi vedo interesse da parte dell’assessore regionale Enzo Maraio del Partito socialista e di +Europa. Mi sembra invece attualmente più difficile il dialogo con Renzi.

Su cosa non c’è convergenza con Renzi?

Renzi ha già un gruppo parlamentare e quindi ha necessità di raccogliere le firme per presentare il suo partito alle Politiche.

Il nostro progetto, invece, nasce dal basso. E non abbiamo paura di raccogliere le firme per la lista.

Personalmente mi auguro che si possa arrivare a un accordo nell’interesse degli elettori e anche per semplificare il quadro politico.

E con Calenda?

Calenda, almeno sulla base delle dichiarazioni che ha fatto finora, dice di voler costruire un polo diverso dal centrodestra e dal centrosinistra e di voler andare da solo alle elezioni insieme a Luigi Marattin, leader dei liberaldemocratici, e Pina Picierno.

Per vincere e convincere gli elettori dobbiamo invece essere uniti. Dobbiamo evitare assolutamente che continui il malgoverno delle destre e dobbiamo anche guardare anche alla prospettiva del 2029, quando ci sarà l’elezione del Presidente della Repubblica.

Il perimetro riformista nel centrosinistra avrebbe bisogno anche di un federatore: Manfredi potrebbe svolgere questo ruolo?

Credo che Manfredi potrebbe ricoprire questo ruolo egregiamente.

Adesso, al di là delle alchimie e dell’aritmetica politica, dobbiamo lavorare sui contenuti. È quello che stiamo cercando di fare. Nel mese di settembre ci sarà un’assemblea nazionale nella quale porteremo il nostro contributo al programma del centrosinistra.

Quali sono i temi del programma?

Mi ritrovo molto in uno degli ultimi editoriali del direttore Gianni Festa, quando richiama la necessità di un ritorno alla buona politica e alla partecipazione (—>https://corriereirpinia.it/pd-un-partito-in-agonia-perenne/<—)

E credo che, soprattutto in Irpinia, dobbiamo avere il coraggio di guardarci allo specchio.

La politica nel nostro caso non può prescindere dal dato demografico.

Negli ultimi dieci anni abbiamo perso circa 32 mila abitanti. Siamo tra le province italiane con il più alto indice di invecchiamento e contemporaneamente abbiamo un numero elevatissimo di giovani che ogni anno lasciano il territorio.

Di fronte a questi numeri non possiamo continuare a far finta di niente. Servono anzitutto politiche concrete per le nuove generazioni e per le giovani coppie: asili nido gratuiti, servizi per l’infanzia, ludoteche, trasporti, una nuova politica della casa. Da anni non esiste più un programma per l’edilizia popolare. Dobbiamo intervenire sull’organizzazione della rete scolastica e contemporaneamente ripensare l’organizzazione dei piccoli comuni.

Riguardo ai Comuni non dico che debbano necessariamente fondersi, ma – come sostengo da tempo – bisogna creare aggregazioni stabili, anche con il sostegno della Regione, per organizzare meglio i servizi

E poi c’è il tema dell’immigrazione regolare.

Se una provincia invecchia, come succede all’Irpinia, allora gli immigrati sono indispensabili per mantenere in equilibrio il sistema sociale ed economico. Tra l’altro rischiamo di non riuscire più a sostenere il sistema previdenziale.

Come si crea sviluppo?

Il futuro del nostro territorio e delle aree interne in generale è legato al rapporto con le aree metropolitane.

Per questa ragione dobbiamo diventare attrattivi.

Soltanto dotando le nostre comunità di servizi migliori possiamo aumentare la vivibilità dei territori per chi già ci vive e, contemporaneamente, renderli attrattivi per nuovi residenti e nuovi investimenti.

Questo dovrebbe essere il mantra dell’Irpinia: guardarsi allo specchio, prendere atto della realtà e mettere in campo politiche capaci di migliorare la qualità della vita dei residenti.

Pensiamo a ciò che sta accadendo nei Campi Flegrei: l’Irpinia potrebbe accogliere i cittadini rimasti senza casa solo se riuscisse a garantire loro servizi e una accettabile qualità della vita.

Lei da parlamentare ha seguito la vicenda della piattaforma logistica della Valle Ufita: sono passati gli anni e infine i soldi per realizzarla sembrano spariti: che cosa è successo?

Sì, ho seguito da vicino la vicenda. Ho partecipato in passato a diversi tavoli, compreso quello di qualche anno fa al Ministero delle Infrastrutture con Matteo Salvini.

A quel tavolo erano presenti gli amministratori della Valle Ufita, Confindustria Avellino e la Regione Campania e si decise di individuare il finanziamento necessario alla realizzazione della piattaforma logistica.

Quelle risorse furono poi individuate nell’ambito dei fondi Fesr, che sono a gestione regionale. C’è stata anche un’attività di concertazione con il governo.

Abbiamo però scoperto qualche settimana fa che, nel settembre scorso, la Regione ha deciso di destinare quelle risorse ad altre infrastrutture.

Per quanto ne so, RFI sta invece continuando la conferenza di servizi con gli altri enti. Il progetto esiste ed è in valutazione.

Il problema si porrà quando la conferenza di servizi arriverà alla conclusione e RFI dirà alla Regione che occorre il finanziamento.

La Regione ha assicurato che le risorse saranno comunque trovate. Se ne parla a settembre.

Ma qui non si tratta di fare un altro tavolo per capire cosa fare. Non dobbiamo perdere altro tempo. La politica deve essere chiara: alle enunciazioni devono seguire i fatti.

Scoprire che le risorse sono state spostate non è positivo. Si può sostenere che il progetto non fosse ancora pronto, ma resta il dato che oggi quei soldi non ci sono.

Questo è grave. Abbiamo bisogno di riferimenti istituzionali più vigili. Chi ricopre ruoli istituzionali deve seguire le questioni del territorio giorno per giorno.

La politica non può fermarsi all’annuncio o alla conferenza stampa. Politica significa impegno concreto, quotidiano. E in questa vicenda c’è stata, quantomeno, una distrazione.

Bisogna ora ritrovare un forte spirito di coesione tra sindaci, imprenditori e sindacati che purtroppo nel tempo si è perso.

Parliamo della nuova legge elettorale: senza più collegi uninominali e con collegi proporzionali ampi si rischia di penalizzare ulteriormente territori poco popolosi come l’Irpinia?

È un problema serio. Con collegi proporzionali molto ampi, la provincia di Avellino rischia di perdere ulteriormente capacità di rappresentanza.

Molto però dipende dalle scelte dei partiti.

Io mi auguro che questa riforma non passi.

Così come previste nel Melonellum le preferenze non servono a molto: in pratica se un partito elegge un solo parlamentare sarà il capolista indicato dal partito.

E ci sono altre questioni da approfondire, compresa quella dell’alternanza di genere.

Per quanto ci riguarda, la nostra linea è di garantire la massima rappresentatività ai territori.

Indipendentemente dal sistema elettorale che verrà approvato, bisognerà trovare formule che consentano alle candidature di emergere anche dalle aree interne e dalle province meno popolose.

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1 commento

  1. L’onorevole Famiglietti si è sempre distinto per impegno e moderazione
    Sarà perché condivido le sue posizioni
    Mi ritrovo anche sulle alleanze future
    come pure il suo giudizio sulla riforma elettorale in itinere e soprattutto le preferenze
    Unica differenza, che non è differenza è aver dimenticato di nominare l’assistenza sanitaria di qualità, di vicinanza, tra i servizi essenziali per rendere un territorio appetibile
    Un limite dei nostri territori è il campanilismo
    Anacronistico e controproducente
    L’esperienza della città dell’Alta Irpinia non ha prodotto nessun risultato

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