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Poi dicono che i giovani si allontanano dalla politica, che dietro l’angolo, alla vigilia di ogni turno elettorale, c’è il timore dell’astensionismo e così via. Le primarie di Napoli, con la sconfitta di Antonio Bassolino, uno contro tutti, e la vittoria di Valeria Valente, candidata dell’apparato renziano doc, scrive ancora una pagina oscura sui modelli di selezione della classe dirigente. E fa capire, cosa ancora più grave, che il renzismo, che pure ha fatto cose notevoli, è simile ad un clan che si aggrega su logiche di potere. La parola d’ordine è il controllo. Così per le banche, così alla Rai, così nello svolgimento delle primarie. Ed è ridicola la motivazione con la quale la Commissione di garanzia ha rigettato il ricorso dell’ex sindaco di Napoli ed ex presidente della Regione Campania. una partita tutta giocata in casa, con il modesto costo di un euro a testa, come ha svelato il filmato dello scandalo. E’, però, sconcertante come tutti i colonnelli renziani, sul territorio e a livello nazionale, subito dopo il risultato elettorale e la denuncia di bassolino abbiano, in coro, sputato veleno sull’ex sindaco, riproponendo quel leit-motiv sempre meno credibile della necessità di una rottura tra passato e presente. Il che risponde ad una clamorosa bugia. Perchè se è vero che bassolino è un protagonista politico del recente passato, non è che la Valente sia una verginella della politica. Come non lo sono il ministro Orlando, il commissario romano Orfini e tanti altri che ora si travestono da oche capitoline. Che dire: il renzismo è anche questo. Con un’aggravante: prima sugli errori commessi si tentava un minimo di confronto, mentre oggi a sostituire il dialogo è uno sfrenato decisionismo che non sempre risponde alla moralità e alla legalità. Con il rischio che in gioco è il sistema democratico che ogni giorno mostra segni inquietanti di tenuta. Ma il caso Napoli dimostra anche che le primarie senza regole certe sono un’occasione di immoralità della politica. Spentosi l’entusiasmo che accompagnò l’innovazione di questo processo elettorale con Prodi e Veltroni, le primarie sono diventate in molti casi uno scambio di voti a pagamento. Non solo. I gazebo si prestano ad operazioni di grande squallore che mortifica la partecipazione democratica. L’organizzazione rivela i propri limiti e consente di anticipare il risultato. Non a caso in alcune vicende elettorali sono i voti di esponenti del centrodestra a condizionare il risultato finale a favore della scelta del candidato di centrosinistra. A Napoli tutto questo è accaduto e anche altro. Come, ad esempio, la mancanza di stile della Valente che più che confrontarsi con lo sconfitto Bassolino corre da Renzi per farsi benedire, dimenticando che il Pd o vince insieme o regala Napoli ad altri. Ma resta il problema. Quale Pd?

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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