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L’Università di Salerno in campo per prevenire l’obesità

Università di Salerno e Istituto Auxologico Italiano IRCSS presenteranno domani 6 marzo gli esiti della ricerca “Pazienti, obesità e cura”, realizzata nell’ambito del PON “Ricerca e Innovazione 2014 – 2020” e realizzata tra il 2022 e il 2024. La ricerca, che ha indagato il contesto di vita e di cura dei pazienti obesi con un approccio sociologico, ha incluso 21 interviste in profondità a persone ricoverate presso l’Ospedale San Giuseppe di Istituto Auxologico Italiano IRCSS, sito in località Piancavallo (Verbania), centro di referenza nazionale nella ricerca, cura e riabilitazione dell’obesità e dei disturbi del comportamento alimentare.
Come sottolinea Gennaro Iorio, Direttore del Dipartimento di Studi Politici e Sociali (DSPS) dell’Università di Salerno e supervisore scientifico della ricerca «l’obesità è un fenomeno globale, complesso e multidimensionale, correlato alle trasformazioni e ai rischi sistemici delle società contemporanee». Il rapporto propone, per potenziare la prevenzione e la cura della malattia, un approccio “One Health”, ossia, prosegue Iorio, «uno sguardo che tiene in conto le molteplici determinanti e implicazioni che esso ha in un quadro di interazioni più ampio, in cui hanno un peso rilevante, ma non abbastanza riconosciuto, la qualità delle relazioni sociali».
Proprio la strategia “One Health” sarà al centro del dibattito del 6 marzo, che verrà inaugurato dai saluti del Magnifico Rettore Vincenzo Loia e sarà concluso dall’intervento di Maria Rosaria Campitiello, Capo del Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie al Ministero della Salute. Nel mondo, il numero di persone obese nel 2022 ha superato il miliardo. Non si tratta di un problema che tocca solo i paesi più ricchi e sviluppati, anzi negli ultimi decenni si è registrato un aumento più marcato dell’obesità nei Paesi in via di sviluppo, dove spesso coesistono, come nel caso dell’Egitto, alti tassi di denutrizione e alti tassi di obesità. In Italia l’incidenza dell’obesità, in base ai dati Istat aggiornati al 2023, è pari all’11,8%, non tra le più alte in Europa. Tuttavia, desta preoccupazione il dato relativo ai minori tra i 3 e i 17 anni che manifestano eccesso ponderale (sovrappeso o obesi): sono il 26,7%, con una punta massima proprio nella regione Campania (36,5%). L’attuale dilagare dell’obesità nasce da una transizione abbastanza recente della storia, che ha visto il genere umano non lottare più contro la scarsità di cibo, ma affrontare altri tipi di problematiche, legate agli effetti collaterali dell’abbondanza. La ricerca di Università di Salerno e Auxologico ha studiato un piccolo campione di pazienti in ricovero riabilitativo, diversificati per genere, età, titolo di studio, condizioni cliniche e di comorbidità, provenienza geografica. La stragrande maggioranza dei pazienti intervistati sono annoverati nella categoria dei cosiddetti “grandi obesi”, con indice di massa corporea superiore a 40. Le interviste hanno indagato la storia del paziente e del rapporto con la sindrome metabolica e le altre comorbidità associate, i rapporti con i medici, con gli altri professionisti e con le strutture del mondo sanitario, la loro convivenza con la malattia nella vita e nelle relazioni quotidiane. In quasi tutti i racconti emerge il ricorrere del fenomeno del cosiddetto yo-yo, diete dimagranti alle quali hanno fatto seguito fasi di ripresa non intenzionale del peso. «La ristrettezza della cerchia di relazioni, acuita dallo stigma che molti pazienti sentono associato alla malattia, è una tra le evidenze più rilevanti e significative emerse dalla ricerca, un tratto comune senza significative differenze rispetto all’età, al genere, al titolo di studio, alle condizioni cliniche e alle altre caratteristiche dei nostri intervistati» segnala Giacomo Balduzzi, principale ricercatore che ha curato lo studio. L’obeso ha una rete sociale di relazioni e amicizie molto corta e questo fatto contribuisce a determinare la sua malattia e la difficoltà a uscirne. Lo studio, dunque, sottolinea aspetti sociali e relazionali connessi all’obesità meno studiati rispetto a quelli clinici ed economici, ma altrettanto rilevanti per l’impatto sulla malattia.
«Vi è oramai sempre più diffusa consapevolezza che l’obesità rappresenti una malattia complessa per la quale l’intervento clinico e la ricerca biomedica si pongono a prevenzione, cura e riabilitazione delle gravi complicanze e disabilità ad essa associate – afferma Mario Colombo, Presidente dell’Istituto Auxologico Italiano IRCSS – Occorrono investimenti importanti per aumentare la cultura della prevenzione e dei corretti stili di vita e per potenziare la rete sanitaria di presa in carico nei differenti setting assistenziali.  La ricerca scientifica deve poter contare su un piano strategico per l’obesità che possa indicare appropriate linee di intervento,  oggi sempre più urgenti non solo per l’aumentare del fenomeno,  ma anche per regolare il confronto sul campo di importanti interessi economici che vanno dai costosissimi nuovi farmaci contro l’obesità, alle pluralità di diete, che possono avere anche effetti dannosi e controproducenti, e il gemmare di centri sanitari che si propongono come risolutivi dell’obesità».
Nella ricerca sono stati coinvolti anche Amelia Brunani, Direttore dell’Endocrinologia di Auxologico e Gianluca Castelnuovo, Direttore della Psicologia Clinica dell’Istituto. Entrambi saranno relatori, insieme al Presidente Colombo e a Michele Colasanto, Presidente emerito dell’Istituto, al workshop organizzato dall’Università di Salerno, che sarà introdotto e moderato da Giuseppina Cersosimo, Ordinario di Sociologia del DSPS. Parteciperanno alla tavola rotonda altri tre rappresentanti del mondo della salute campana: Stefano Sorvino, Direttore Generale ARPAC, Gennaro Sosto Direttore Generale ASL Salerno, Marco Esposito Referente Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria Regione Campania.

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