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Questo mondo non è mai stato una passeggiata, lo sappiamo. Eppure, non so voi, ma io credo che mai come nella fase che stiamo vivendo, diritti umani, valori e bene comune, siano diventati niente di fronte all’onnivoro business. Non solo. Il solco tra ricchi e poveri si sta di conseguenza trasformando in un baratro. Prendete la vicenda ultima della premier Meloni che si è consumata in Parlamento. Dire che il Manifesto di Ventotene non corrisponde alla sua (di Meloni) idea di Europa è stato, a mio avviso, del tutto fuori luogo e ha rappresentato una forte caduta di stile. Dietro a quella che potrebbe facilmente essere definita una manifesta inconsapevolezza e non conoscenza dell’argomento, si cela in realtà la determinazione di usare questo episodio come una clava nei confronti della storia e della democrazia di questo Paese. Meloni è cresciuta in un tempo figlio degli sforzi delle generazioni che hanno ricostruito l’Italia ridotta in macerie dal nazifascismo. Da quell’enorme sacrificio di uomini e donne è nata la Costituzione italiana, frutto di lotte condivise durante la Resistenza e la Liberazione dal regime totalitario, guerrafondaio e mortifero alla lettera: portatore di morte.

Questi attacchi non sono colpi di teatro, ma sdoganano una forma strisciante di rigurgito fascista che così lentamente ma inesorabilmente, finisce per incunearsi come un morbo nel tessuto della società contemporanea. Non è solo teorica nostalgia del ventennio, che pure abita il pensiero di molti, è anche manifestazione di violenza come dimostrano le adunate in camicia nera, l’uso di un linguaggio che pensavamo non potesse essere più brandito come un’arma. E’ l’assalto alla democrazia del Paese. Affinché esso abbia sempre più successo, si potenziano alleanze con Paesi stranieri sovranisti, prima di tutti gli Stati Uniti versione Trump. Qui la riflessione si complica. Il capo dei poteri americani ha già dato testimonianza di non conoscere limiti. Dice che grazie alla sua mediazione, la guerra in Ucraina cesserà . E’ solo un bluff. Non solo perché dall’altra parte Putin non ha assolutamente intenzione di mostrarsi sconfitto, ma anche perché dietro l’apparente trattativa di pace c’è la spartizione delle risorse naturali che l’Ucraina possiede. Penso soprattutto alle cosiddette terre rare. Il business, quindi, prima di tutto, ma ammantato di buone intenzioni.

Così anche in Medio Oriente dove come primo atto dopo la fine della tregua – qualora essa sia veramente esistita come tale -, fine deliberatamente decisa da Israele, non c’è stata una ripresa delle azioni tra militari, ma un indiscriminato bombardamento sui civili in cui, per un uomo di Hamas ucciso, sono morti oltre 400 persone di cui 130 bambini con mamme, padri, nonni e fratelli. Trump poi, usando il braccio armato del terrore Netanyahu, già pensa di realizzare in questo immane cimitero insanguinato della striscia di Gaza, residence, alberghi, strutture per il turismo: una riviera sull’orrore, una Las Vegas sul sangue degli innocenti con la deportazione dei sopravvissuti. Business is business e il mondo guarda altrove. In questo contesto impazzito, una donna, una madre, come Giorgia Meloni ha amato definirsi, che fa? Va in Parlamento a schierarsi dalla parte degli innocenti e posiziona il Paese in direzione della costruzione della pace e di un futuro equo? Si siede dalla parte giusta della storia? No. Non solo si volta dall’altra parte, ma attacca pure quei pezzi di passato che con visionarietà, coraggio e sacrificio personale dei protagonisti hanno traghettato il Paese fuori dall’abisso delle dittature e hanno costruito l’Europa che ha garantito 80 anni di pace. Le reazioni sono state forti, l’anticorpo democratico delle opposizioni si è riattivato, ma il Paese ne risulta più di prima spaccato in due. E nelle divisioni il male ha gioco facile. L’antidoto è la costruzione della speranza sempre e comunque, mettendo al centro la sacralità della vita.

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Gianni Festa

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