Sceglie di raccontare la pace e investire sul valore delle relazioni attraverso il linguaggio dell’arte il percorso di animazione territoriale promosso nell’ambito del progetto Real – Reti di solidarietà e Azioni di Leadership di comunità, sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso il Fondo per il finanziamento di progetti e iniziative di interesse generale del Terzo Settore. “Questo progetto – spiega Mariangela Perito, referente Acli – nasce da un’iniziativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Diversi i territori che hanno risposto al bando, proponendo azioni legate alle proprie specificità. Il filo conduttore è rappresentato dalla cittadinanza attiva, dall’empowerment di comunità e dalla pace, come principio da vivere nella quotidianità. Anche la nostra campagna di tesseramento si chiama “La pace in azione”, con l’obiettivo di promuovere politiche che possano favorire la pace e coinvolgere concretamente le comunità. Si tratta di un percorso che ha fatto già tappa ad Atripalda con un percorso di educazione allo sguardo e di formazione di animatori turistici per poi approdare a San Tommaso, con un percorso di ricerca e riflessione sul quartiere”. “Pace, lavoro e dignità sono al centro del nostro impegno – spiega Alfredo Cucciniello delle Acli – ma abbiamo immaginato di affrontare questi temi attraverso linguaggi nuovi, che i partecipanti potessero sentire più vicini al loro universo”.
E’ la pedagogista Ilaria Di Gaeta a illustrare il laboratorio da lei curato “Vedersi – Una metodologia educativa per allenare la pace nelle relazioni quotidiane” “L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la pace è una competenza relazionale da coltivare attraverso l’ascolto, l’empatia, il riconoscimento reciproco e la responsabilità delle parole. Il laboratorio si costruirà attraverso sette incontri, che si svolgeranno in aula e in strada. Il percorso richiama quegli esperimenti sociali basati sull’incontro con l’altro, restando in ascolto di una persona estranea, di qualcuno che non conosciamo. Partiremo da una costruzione lenta, lavorando sull’ascolto personale, di sè e del proprio corpo e sull’ascolto dell’altro all’interno del laboratorio per poi andare in strada e sperimentare insieme questa modalità di relazione: prima attraverso l’ascolto e poi con la consegna di un messaggio a una persona sconosciuta. L’iniziativa è rivolta a chi abbia voglia di esplorare sè stesso”
Il secondo laboratorio “Il cinema che ha scelto la pace”, sarà curato dal giornalista e saggista Paolo Spagnuolo. “Il laboratorio – spiega Spagnuolo – utilizzerà il linguaggio cinematografico come strumento di riflessione sui valori del dialogo, della nonviolenza e della convivenza civile, attraverso l’analisi di opere che hanno affrontato il tema della pace e dei diritti umani. Il percorso avrà una forte caratterizzazione laboratoriale e culminerà nella scrittura di un soggetto originale destinato alla realizzazione di una piccola produzione cinematografica, frutto del lavoro condiviso dei partecipanti, un’opera che possa essere valorizzata anche successivamente. L’idea da cui sono partito è che la pace non può essere ridotta soltanto ad assenza di guerra. La pace può essere anche altro: penso alla pace interiore, pace sociale, all’equilibrio nelle relazioni. Il cinema è uno strumento molto efficace per raccontare questi aspetti. Il cinema svolge un ruolo cruciale perchè ci aiuta a capire chi non è in pace con sé stesso, a guardare la realtà e noi stessi da una prospettiva diversa. Da questo punto di vista la visione di un film può aiutare lo spettatore a comprendere che, dietro un conflitto di qualsiasi tipo, possono esserci altre problematiche. Le persone devono essere educate e accompagnate alla comprensione di situazioni complesse”,



